30/04/2007 – ASTRONAUTICA ED UFOLOGIA A CONVEGNO A SAN MARINO

Questo REPORT, grazie a Carlo Sabadin ed Eugenio Ballini, apparve per la prima volta il 03/05/2007 sul Camelot Forum ed il 20/05/2007 sull’Edizione Online di Camelot Chronicles.

A 50 anni dalla messa in orbita del primo satellite artificiale e a 60 dalla prepotente apparizione ufficiale degli UFO nella Storia contemporanea, ecco il resoconto di due importanti Simposi svoltisi sul Monte Titano.

di Fabio Siciliano

Come ormai già da molti anni, la Repubblica di San Marino, con il Patrocinio della Segreteria di Stato per il Turismo ed in collaborazione con l’Ufficio di Stato per il Turismo, ha ospitato due importanti Simposi sulle tematiche legate all’Astronautica, all’Esobiologia e all’Ufologia.

I due Simposi si sono svolti al Teatro Turismo in Via Capannaccia a San Marino Città e sono stati coordinati, come ogni anno, dal noto ufologo, sociologo e giornalista Roberto Pinotti.

Tutti gli interventi dei vari relatori sono qui riportati nell’ordine cronologico in cui si sono effettivamente svolti.

Alcuni di essi sono stati già pubblicati sul sito del CIFAS [1] mentre altri, anche se sfortunatamente non proprio tutti, lo saranno a breve (www.cifas.net/sanmarino2007/simposi2007.htm).

Diverse relazioni sono state presentate con l’ausilio di supporti multimediali.

IL PRIMO SIMPOSIO

L’8° “Simposio Mondiale sulla Esplorazione dello Spazio e la Vita nel Cosmo” (anche se probabilmente per un curioso errore tipografico il manifesto esposto in teatro recava il termine “colonizzazione” anziché “esplorazione”) ha avuto luogo fra le 9.00 e le 13.30 di sabato 14 aprile 2007 col titolo più che eloquente Dallo SPUTNIK agli ALIENI – Satelliti, astronauti, SETI ed extraterrestri ed è stato realizzato in collaborazione con SETI (www.seti.org) e SETI Italia.

Margherita Detomas, giornalista e scrittrice della Redazione RAI di Bolzano, ha presentato un interessante documentario, da lei diretto, sulle attività di ricerca e divulgazione astronomica dell’Associazione Astrofili Max Valier (www.maxvalier.org), con sede nel Capoluogo altoatesino, nel corso del quale sono state mostrate splendide immagini della volta celeste ed alcuni momenti significativi dei duri sacrifici di quanti, spinti da un’irrefrenabile passione, raggiungono nella notte le più alte e fredde vette innevate della catena alpina per riprendere quelle stesse immagini. L’Associazione dispone di un osservatorio (www.sternwarte.it) posto a una quota di 1.400 metri presso la località sudtirolese di San Valentino In Campo di Cornedo All’Isarco, dove nel corso dell’anno vengono organizzate visite guidate aperte al pubblico. L’osservatorio è molto ben attrezzato e provvisto di due cupole che ospitano un telescopio per l’osservazione del cielo notturno e addirittura un telescopio solare. Nel Cinquantenario del lancio dello Sputnik russo (4 ottobre 1957) il riferimento a questa Associazione è quanto mai significativo, perché porta il nome di un uomo geniale ed eclettico che fu scrittore, astronomo e pioniere della missilistica e dell’astronautica e che nel suo campo fu anche la prima vittima della Storia. Max Valier nacque infatti a Bolzano il 9 febbraio 1895 e morì a Berlino il 17 maggio 1930, a soli 35 anni, nell’esplosione di un razzo in fase di collaudo. Nel corso della sua vita si occupò anche di meteorologia, matematica e fisica, fu collaudatore di aerei, scrisse opere scientifiche e di fantascienza per divulgare le sue idee sui viaggi spaziali anche col supporto del grande HermannOberth e sviluppò i primi mezzi con propulsione a razzo in collaborazione con FritzVonOpel. Sepolto a Monaco di Baviera, dopo la sua morte il suo lavoro fu poi continuato da Wernher VonBraun.

Achille Judica Cordiglia, tecnico e scrittore di Torino, purtroppo non è potuto intervenire per sopravvenuti problemi di salute. Assieme al fratello Giovanni Battista, nel secondo dopoguerra formò la famosa coppia dei Fratelli Judica Cordiglia (www.judicacordiglia.com) che, appassionata di telecomunicazioni, non solo realizzò ad Erba, per breve tempo, la prima televisione privata italiana via cavo ma, soprattutto, creò in seguito nella cinquecentesca Villa Bertalazona di San Maurizio Canavese, nei pressi del Capoluogo piemontese, il Centro di Ascolto Spaziale “Torre Bert” che, attivo dal 1957 al 1965, negli gli anni ’60 del secolo ormai trascorso fece un gran scalpore per aver captato via radio, fra le altre cose, l’agonia dei diversi cosmonauti russi deceduti nel corso delle fallite missioni (www.lostcosmonauts.com) che precedettero e seguirono lo storico volo di Yuri Gagarin del 12 aprile 1961 e che mai furono ammesse dall’Unione Sovietica prima né dall’attuale Federazione Russa poi, il tutto per evidenti ragioni di bieco e cinico prestigio nazionale. È stato quindi proiettato un fedele documentario, prodotto dalla RAI, che illustra le vicende dei due fratelli e le loro sensazionali attività e scoperte. Il loro genio non passò inosservato e fu oggetto di attenzione dei servizi segreti e della stessa NASA [2], che nel 1964 li invitò negli Stati Uniti per esaminare le loro tecniche, che suscitarono stupore, incredulità e perfino ammirazione e forse invidia nell’ente spaziale americano. Gli aneddoti, particolarmente gustosi, non sono certo mancati. I due fratelli avevano iniziato facendo tesoro delle radio di aerei americani abbattuti nel Nord Italia nel corso del Secondo Conflitto Mondiale, acquistandole a peso dai rigattieri e carpendone in seguito i segreti. In breve furono in grado di monitorare dapprima solo in audio e successivamente anche in video tutte le principali missioni spaziali sovietiche e americane, intercettandone le comunicazioni. Gli specialisti statunitensi rimasero tuttavia particolarmente impressionati quando i due fratelli riuscirono a registrare le conversazioni via radio di John Glenn, primo astronauta americano entrato in orbita intorno alla Terra il 20 febbraio 1962 sulla capsula Friendship 7 nel corso della missione Mercury-Atlas 6. Il fatto fu particolarmente interessante perché la frequenza di trasmissione non era affatto nota ma i due fratelli riuscirono comunque a scoprirla attraverso la fotografia di una capsula analoga durante un test di recupero in mare. Poiché la foto mostrava tanto l’antenna quanto Glenn e due sommozzatori, avvalendosi delle conoscenze biometriche del padre, che era medico legale, riuscirono a determinare le dimensioni dell’antenna e quindi le frequenze radio per cui era stata costruita attraverso le dimensioni dei volti delle persone fotografate. Ma, al di là di queste alquanto spassose annotazioni, la proiezione ha invece raggiunto l’apice della drammaticità quando sono state fatte udire le parole disperate di una cosmonauta russa, ormai morente ed evidentemente cosciente di quanto stava per accaderle, con la sua capsula che stava ormai bruciando durante la fase di fallito rientro nell’alta atmosfera terrestre. Era il 23 maggio 1961 e i ricevitori di Torre Bert captarono l’angoscia della donna che continuava a ripetere di avere caldo, sempre più caldo, di essere ormai senza ossigeno e chiedeva se sarebbe precipitata, fino a quando, d’un tratto, cominciò a trasmettere più e più volte di vedere una fiamma, ma non ricevette risposta, finché più nulla e il segnale cessò del tutto. Al termine della proiezione, Roberto Pinotti ha duramente stigmatizzato l’atteggiamento del Presidente russo Putin che, ancor oggi, a distanza di tanti anni, continua vergognosamente ad ignorare il pesante contributo in vite umane fornito all’astronautica da quei tanti valorosi cosmonauti, dimenticati e misconosciuti.

Alfredo Magenta, ingegnere elettronico e Presidente della 6° Commissione Telecomunicazioni ONU – UIT, partendo dalla recente pubblicazione dei dossier ufologici francesi ad opera del CNES [3] e della sua emanazione GEPAIN  [4] (www.cnes-geipan.fr), ha presentato una relazione dal titolo “Ipotesi su La Biologia e la Fisica dell’Universo” (disponibile su www.cifas.net/sanmarino2007/magenta.pdf), dissertando sulla storia del pensiero umano in ambito filosofico e scientifico e sulle molteplici scoperte e motivazioni che portano ragionevolmente a concludere che nulla nelle conoscenze fino ad oggi acquisite porta ad escludere o a limitare la probabilità dell’esistenza della Vita nel Cosmo. Al contrario, non solo tutto sembra giocare a favore della possibilità di una sua estrema diffusione (l’esistenza di batteri estremofili, resistenti a condizioni ambientali ritenute impossibili solo fino a pochi anni fa, dimostra l’estrema tenacia della vita biologica e la sua capacità di adattarsi praticamente a qualsiasi situazione, pur di sopravvivere e prosperare ovunque e comunque; “la vita si attacca a tutto”, ha ribadito più e più volte), ma che anzi debba esistere necessariamente anche nella forma di esseri extraterrestri intelligenti tecnologicamente avanzati. Ma, probabilmente, uno dei punti più qualificanti del suo discorso è stata la sottolineatura di un concetto che molto spesso non viene considerato in tutte le sue implicazioni da quanti, nello stesso mondo accademico, tendono ad attribuire alle conoscenze fin qui acquisite in tutti i campi un carattere dogmatico, dimenticando che la scienza e la ricerca scientifica sono un processo in continuo divenire, dove non di rado il patrimonio consolidato presto o tardi finirà inevitabilmente per essere rimesso in discussione da nuove scoperte. Perciò il concetto fondamentale è questo: la Scienza non si fonda mai su Verità assolute ma su Teorie, che a loro volta non sono altro che modelli del mondo, più o meno complessi, che funzionano soltanto nella misura in cui permettono di costruire delle corrette previsioni. Non per nulla ancor oggi si parla, ad esempio, di Teoria della Relatività e di Teoria dell’Evoluzione. Infatti, ancorché queste risultino attualmente più o meno dimostrate, esse rimangono pur sempre Teorie e non Verità, che, in quanto tali e senza per questo volerne in alcun modo sminuirne il valore, presto o tardi potrebbero essere messe in discussione dall’acquisizione di nuovi dati. Questo è un processo inevitabile dell’evoluzione del Sapere umano che ha attraversato tutta la nostra Storia. È dunque questo l’approccio corretto da tenere sempre presente: che qualsiasi affermazione in campo scientifico deve sempre lasciare la porta aperta a nuove valutazioni. Va quindi da sé che il vero scienziato non dovrebbe mai avere un atteggiamento dogmatico nell’affermare o nell’escludere qualsiasi cosa, ma dovrebbe, al contrario, mantenere sempre la mente aperta a nuove possibilità.

Stelio Montebugnoli, Direttore dell’INAF  [5] Radioastronomy Station di Medicina presso Bologna e del SETI  [6] Italia Program (www.seti-italia.cnr.it), ha fatto il punto sulle attività di ricerca di segnali radio artificiali di origine extraterrestre nel nostro Paese. Il Complesso di Medicina si avvale del sistema americano SERENDIP IV, un analizzatore digitale di spettro estremamente sofisticato fornito dall’Università di Berkeley in California grazie ad una fruttuosa collaborazione e potenziato ulteriormente dal gruppo di ricerca italiano, che permette di analizzare 24 ore su 24 e praticamente a costo zero i segnali radio ricevuti e registrati nel corso delle normali attività di ricerca radioastronomica. Montebugnoli ha rimarcato come questa peculiarità sia essenziale in un contesto nel quale i fondi per la ricerca languono soprattutto in un Paese come il nostro dove è estremamente significativo il fatto che mentre da una parte siamo i maggiori importatori di calciatori, dall’altra siamo i maggiori esportatori di cervelli. Questa semplice, potente e purtroppo tristemente veritiera considerazione ha immediatamente suscitato in sala un boato di applausi, anche se Montebugnoli ha subito voluto sottolineare che con ciò non ha voluto assolutamente sminuire l’alto valore educativo dello sport che insegna a combattere con grande impegno e senso di sacrificio per raggiungere i propri obbiettivi. Tornando al significato del SETI e ai risultati finora conseguiti dal programma, cioè nulli, ha precisato che dal 1998 il Radiotelescopio di Medicina non ha mai ricevuto un segnale di chiara origine aliena, eccezion fatta, forse, per un caso comunque non confermato. D’altro canto, per dirla con Carl Sagan, “absence of evidence is not evidence of absence”.

Sabrina Mugnos (www.sabrinamugnos.com), esobiologa, divulgatrice scientifica e consulente del già citato SETI Italia Program, ha illustrato in modo estremamente efficace i temi della ricerca della Vita nel Cosmo ed in particolare della ricerca di segnali radio intelligenti, avvalendosi anche di campioni audio delle tipologie di segnale attese.

Enrico Baccarini (www.enricobaccarini.com), consulente in psicologia, SETI and Exobiology Think-tank, ha presentato una relazione epistemologica sulla storia dell’evoluzione dell’idea della Vita nel Cosmo in ambito filosofico e scientifico.

Giancarlo Genta, Direttore dell’Italian SETI Study Center – Centro Italiano Studi SETI (www.issc-ciss.org) e professore presso il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Torino, ha concluso i lavori del Simposio assieme a Roberto Pinotti, incentrando il proprio intervento sulle tematiche dell’Associazione, presieduta dal fisico e matematico Tullio Regge.

IL SECONDO SIMPOSIO

Il 15° “Simposio Mondiale sugli Oggetti Volanti non Identificati e i Fenomeni Connessi” si è svolto dalle 15.30 alle 19.30 e dalle 21.30 alle 23.30 di sabato 14 aprile 2007 e dalle 9.00 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30 di domenica 15 aprile 2007 sul tema “60 Anni di UFOLOGIA – Sei decenni di UFO di fronte alla scienza, al potere e all’uomo della strada ed è stato realizzato in collaborazione con il CUN Centro Ufologico Nazionale (www.cun-italia.net) italiano e con il CROVNI Centro di Ricerche sugli Oggetti Volanti Non Identificati sammarinese.

La Prima Giornata

Roberto Pinotti ha aperto il Simposio dando ampio risalto alla recente politica di apertura francese e ha raccontato un interessante aneddoto relativo a quando, nel 1981, fu invitato alla sede di Tolosa da Alain Esterle, direttore del GEPAN (poi SEPRA e oggi GEIPAN) fra il 1979 ed il 1983, conosciuto qualche tempo prima e già suo ospite a Firenze in una precedente occasione. A Tolosa ebbe modo di essere testimone di un fatto importante: vide coi propri occhi l’astrofisico britannico Peter Andrew Sturrock consegnare ad Esterle alcuni frammenti del relitto dell’ormai celebre UFO esploso nel 1957 sulla spiaggia della città brasiliana di Ubatuba, nella Provincia di San Paolo, perché fossero analizzati dal gruppo francese.

Vladimiro Bibolotti, Segretario Generale del CUN, ha presentato un’ottima, ben documentata relazione dal titolo “UFO: a 60 anni dal primo avvistamento – credere o non credere, questo non è il problema – dai graffiti preistorici ad Internet – ricercare scientificamente, per comprendere la realtà del fenomeno” integralmente disponibile in rete (www.cifas.net/sanmarino2007/simposio.pdf). Particolarmente degno di nota il ricordo della notevole iniziativa intrapresa per la notte del 26/27 giugno 1999 da Diana Botsford della MicroSoft Network UFO Community col lancio del “World Wide Watch”, una notte mondiale dedicata alla sorveglianza dei cieli per la cattura video e fotografica degli oggetti volanti non identificati: un vero e proprio segno dei tempi (www.paradigmresearchgroup.org/Press_Releases/Press_releases.html).

Gildas Bourdais, inquirente e scrittore francese, ha ripercorso l’evoluzione negli anni dell’atteggiamento transalpino nei confronti del problema UFO attraverso la storia e le vicende alterne del mutevole braccio ufologico del CNES e dei suoi direttori, dal GEPAN [7] di Claude Poher (dal 1977 al 1978), Alain Esterle (dal 1978 al 1983) e Jean-Jacques Velasco (dal 1983 al 1988) al SEPRA  [8] dello stesso Jean-Jacques Velasco (dal 1988 al 2004) e infine all’attuale GEIPAN di Yves Sillard (dal 2005), con la ben significativa introduzione della “I” (Informations) nell’originaria sigla GEPAN a sottolineare il nuovo carattere di divulgazione delle notizie concretizzatosi proprio di recente con l’inizio della pubblicazione su Internet di tutti gli archivi. Bourdais ha ricalcato il carattere alterno di queste vicende facendo notare la particolare concomitanza di azione e reazione fra alcuni eventi chiave. In particolare, l’attività del GEPAN fu drasticamente ridotta in seguito alla divulgazione, nel 1983, dei risultati delle analisi condotte dal CNES sul celeberrimo caso di Trans-en-Provence, in cui un UFO atterrato in un giardino della località nel Dipartimento del Var l’8 gennaio 1981 aveva lasciato sul terreno evidenti tracce fisiche di un potente irradiamento da microonde. La reazione a quella divulgazione provocatoria costrinse Esterle ad abbandonare il suo incarico. In seguito, però, una situazione analoga finì per portare alle dimissioni anche il suo successore Velasco, quando nel 2004 questi pubblicò un libro dal titolo evidentemente esplosivo: “OVNIs: l’Evidence”, nel quale il suo autore sostenne esplicitamente l’origine extraterrestre del fenomeno. La reazione del CNES non si fece attendere ed anche il SEPRA venne chiuso. Ma naturalmente sappiamo che la schizofrenia non terminò, visto che l’anno dopo vide la luce il nuovo GEIPAN, come tutti noi sappiamo. A questo punto, sospendendo i lavori per una breve pausa, Roberto Pinotti ha notato un dettaglio che sicuramente non sarà sfuggito agli osservatori più accorti: e cioè il fatto che l’apertura degli archivi ufologici del CNES-GEIPAN rappresenta senza dubbio alcuno un atto politico e propagandistico di chiarissima marca antiamericana col quale, anche in ambito ufologico, la Francia ha inteso sottolineare e rimarcare in modo chiaro e incontrovertibile la propria assoluta sovranità e indipendenza nei confronti della politica statunitense.

Il Col. Vincenzo Spina, Portavoce e Vicecapo del Reparto Generale Sicurezza (RGS) dell’Aeronautica Militare Italiana (AMI), ha portato al Simposio i saluti ufficiali del suo diretto superiore, il Gen. Giuliano De Carlo, Capo dello stesso RGS. Il Colonnello ha poi riferito, fra le altre cose, di come nel giugno 1997 ci fu grande preoccupazione in seno all’Aeronautica per l’elevata frequenza di avvistamenti UFO che tuttavia, in mancanza di riscontri radar, non diedero luogo ad operazioni di intercettazione in volo (scramble). Successivamente, Roberto Pinotti ha raccontato un paio di aneddoti particolarmente interessanti. Un militare gli raccontò un vecchio caso avvenuto sul Golfo di Venezia, dove i radar segnalarono un UFO in avvicinamento. L’Aeronautica fu in procinto di inviare i caccia per intercettarlo, quando improvvisamente l’intruso inviò proprio il codice di identificazione (transponder) di un caccia italiano e l’azione fu annullata. In seguito, però, si scoprì che quel codice era falso, perché il caccia a cui si riferiva in quel momento era a terra e il suo pilota dormiva in branda. Evidentemente l’UFO era stato in grado di ingannare la nostra difesa aerea, il che la dice lunga sulle loro capacità di dissimulazione e sulle loro conoscenze dei nostri sistemi di sicurezza… L’altro aneddoto riguarda un’informazione secondo cui nel 1980 si sarebbe avuto il “massimo allarme militare” in fatto di attività UFO sul nostro Paese a fronte di un basso numero di casi registrati dal CUN: il che indica chiaramente quanto il problema possa essere sottostimato basandosi semplicemente sulle notizie che giungono ai gruppi di ricerca privati e agli stessi mass-media. Ha quindi avuto luogo la proiezione di un filmato divenuto ormai famoso, peraltro disponibile per la visione e il download anche sul sito del CUN (www.cun-italia.net/filmati/sma-rgs.WMV), col quale RAITRE, ormai sette anni fa, presentò nel suo settimanale di informazione Finestre, andato in onda martedì 11 aprile 2000, un’interessante intervista al Col. Aldo Olivero, predecessore del Col. Spina, durante il quale venne mostrato l’archivio dell’RGS relativo a ben 322 casi di avvistamenti UFO raccolti sin dal 1972 e fin lì giudicati ufficialmente come inesplicabili. Fra l’altro, trovo particolarmente utile ricordare che un riepilogo annuale degli avvistamenti registrati a partire dal 2001, redatto per uso esclusivamente statistico, è liberamente consultabile in rete sul Portale dell’Aeronautica Militare Italiana nella sezione dedicata proprio al Reparto Generale Sicurezza (www.aeronautica.difesa.it/sitoam/default.asp?idente=67). Al termine della proiezione, Pinotti ha poi consegnato al Colonnello una targa di riconoscimento e stima per la proficua collaborazione stabilitasi ormai da lunga data fra il CUN e l’RGS, a significare da una parte l’alto livello di serietà attribuito dalle Forze Armate italiane all’operato del Centro Ufologico Nazionale e, dall’altra, l’apprezzamento del CUN per la correttezza e la disponibilità che l’AMI ha sempre dimostrato.

StantonT. Friedman (www.stantonfriedman.com), fisico nucleare, inquirente e scrittore canadese, ha fatto il punto sui casi dell’incidente di Roswell e dei documenti MJ12. In particolare ha ribadito che il caso dell’incidente di Roswell, avvenuto nella notte fra il 3 ed il 4 luglio 1947, rappresenta l’evento più importante del millennio e ha smontato punto per punto le posizioni ufficiali del Governo e delle Forze Armate americane sull’argomento, denunciando nel contempo come finora abbiano sempre mentito spudoratamente al popolo americano, oltretutto in modo decisamente ingenuo, considerando il fatto che i loro inquirenti non si sono mai presi la briga di intervistare direttamente i testimoni come invece lui ha fatto, finendo così per sostenere posizioni assurde e facilmente sbugiardabili. Assieme a William L. Moore, che con Charles Berlitz scrisse il famoso libro “The Roswell Incident” pubblicato nel 1980, lui ne trovò personalmente ben 62 ancora in vita. Friedman ha insistito sul doppio crash e sul doppio recupero: il primo sarebbe avvenuto a 130 km a NW di Roswell e il secondo a 150 ad W e più precisamente nella Piana di San Augustin, esattamente (e stranamente) dove oggi hanno sede i radiotelescopi del Very Large Array (VLA), lo stesso complesso presso il quale ha inizio l’ambientazione di Contact (USA, 1997, Warner Bros.), il famoso film di Robert Zemeckis tratto dal libro di Carl Sagan e interpretato da Jodie Foster. Il fisico canadese ha inoltre ricordato come assai spesso la stampa indichi erroneamente il caso Roswell come la prima apparizione degli UFO sulla ribalta quando in realtà, com’è noto fra gli ufologi, il primo caso “ufficiale” fu quello avvenuto appena dieci giorni prima e per la precisione il 24 giugno, quando Kenneth Arnold, un uomo d’affari di Boise (Idaho) e pilota privato, avvistò i suoi famosi nove UFO sfrecciare sul Monte Rainier, nello Stato di Washington. Fra i due casi, inoltre, si verificò circa un migliaio di ulteriori avvistamenti. Peraltro, aggiungo io, qualcosa bolliva in pentola, in quei giorni. Come racconta l’ufologo spagnolo Antonio Ribera nel suo libro “I Misteri dei Dischi Volanti – Per ora ci spiano ma domani?” edito in Italia dalla De Vecchi Editore nel 1973, quando Arnold fece il famoso avvistamento stava partecipando alla ricerca dei resti di un C-46, un aereo da trasporto della marina, che era scomparso durante un volo notturno sulle Cascade Mountains, che comprendono per l’appunto i monti vulcanici Rainier e Adams. Quell’incidente sembrerebbe legato ad un altro caso, avvenuto tre giorni prima e più precisamente il 21 giugno, quando una pattuglia di guardacoste s’imbatté presso l’isola di Maury, al largo di Tacoma, sempre nello Stato di Washington, in un UFO apparentemente in avaria che rilasciò una ventina di tonnellate di pezzi di metallo nero, prima di riuscire ad allontanarsi in formazione con altri cinque veicoli dello stesso tipo. Il 31 luglio i relitti furono caricati su un bombardiere B-29 diretto alla base di Hamilton Field ma non vi giunsero mai, perché il velivolo si schiantò venti minuti dopo il decollo a Kelso, ancora una volta nello Stato di Washington, e tra i suoi resti, come riferisce Ribera, non fu trovato neppure un frammento dello strano metallo. Per la cronaca, i resti del C-46 alle cui ricerche aveva partecipato lo stesso Arnold, furono poi rinvenuti ad una quota di 3.000 metri sul versante meridionale del ghiacciaio Tahoma, sul Monte Rainier, in seguito ad una misteriosa telefonata giunta alla redazione di un giornale locale il 1° agosto, in cui l’ignoto personaggio non solo fornì la localizzazione esatta del relitto in questione, ma spiegò anche che “lo abbiamo abbattuto noi perché su di esso viaggiavano certe persone in possesso di informazioni che non vogliamo si sappiano”. Ribera riferisce ancora che quando gli otto alpinisti inviati sul posto raggiunsero il relitto, non trovarono traccia dei 32 marines che viaggiavano sull’aereo. Senza dimenticare che pochi mesi dopo, il 7 gennaio 1948, ebbe luogo la tragica fine del capitano Thomas A. Mantell, disintegratosi in volo col suo P-51 Mustang sopra il Kentucky proprio mentre era all’inseguimento di un UFO segnalato su Fort Knox. Tornando a Friedman, è stata particolarmente spassosa la parte della relazione in cui ha mostrato le copie di alcuni documenti su Roswell e sull’affare MJ12 da lui richiesti e ottenuti in base al Freedom Of Information Act (FOIA), ma nei quali, assai spesso, erano più che evidenti gli omissis, tali che a volte oltre il 90 per cento del testo in essi contenuto risultava secretato e dunque illeggibile attraverso ampie cancellazioni effettuate con pennarello nero o con bianchetto… Non meno spassoso l’episodio in cui Friedman venne a sapere che CIA ed FBI avevano raccolto un ampio dossier sul suo conto. Sempre in base al FOIA, ne chiese copia ad entrambe le agenzie. L’FBI ne negò l’esistenza e la CIA rispose di rivolgersi all’FBI. A questo punto l’FBI, nuovamente interpellata, rispose che il documento esisteva ma che comunque l’interessato non disponeva del livello di autorizzazione necessario per accedervi. Incuriosito da questo ridicolo rimpallo, Friedman chiese allora quale fosse il necessario livello di autorizzazione e così… l’FBI rispose che anche quel genere di informazioni era classificato! Direi che ogni ulteriore commento sia del tutto inutile.

Candida Mammoliti, inquirente e Presidente del CUSI, il Centro Ufologico della Svizzera Italiana, ha presentato una relazione sulle attività del suo gruppo e su alcuni casi verificatisi nel Canton Ticino, in particolare uno nel quale furono ritrovati, impressi nella neve, alcuni strani e complessi segni simili a una scrittura sconosciuta.

Piergiorgio Caria, ricercatore indipendente e collaboratore del giornalista e ufologo messicano Jaime Maussan e di Giorgio Bongiovanni, ha effettuato un intervento originariamente non previsto nella scaletta dei lavori del Simposio, nel corso del quale ha presentato una serie notevole di filmati impressionanti che ritraggono sfere di luce singole e in formazione (flotillas e plasmoidi), “uomini volanti” e vari altri oggetti in gran parte filmati in Messico da svariati testimoni e in parte anche dalla controversa coppia di Simona Sibilla e Antonio Urzi di Cinisello Balsamo, in Provincia di Milano, che purtroppo è uscita mediaticamente screditata dalle recenti apparizioni televisive in “Striscia la Notizia” (14 marzo) e in “Il Bivio” (27 febbraio) andate in onda, rispettivamente, sulle reti Canale 5 e Italia 1 del gruppo Mediaset. Su questo punto, Caria ha precisato che le immagini riprese dalla coppia vengono studiate da Maussan e finora sono state ritenute attendibili benché, come ha sottolineato Roberto Pinotti prima della pausa serale, i due si siano dimostrati a dir poco dei “pessimi comunicatori” e ciò ha inciso in modo negativamente pesante sulla loro credibilità.

Alla ripresa serale dei lavori del Simposio Roberto Pinotti ha commemorato la figura di Antonio Garavaglia, il Perito Tecnico del Tribunale di Como che si occupò delle perizie sui cosiddetti “File Fascisti”, poi risultati autentici. Questi era atteso fra i relatori, ma inaspettatamente scomparve qualche giorno prima per l’insorgere improvviso di un male incurabile e fulminante. Pinotti ha raccontato che l’uomo fu talmente affascinato e divertito dal compito che alla fine rifiutò qualsiasi compenso economico, pur dovuto.

Guido Ferrari, giornalista e regista della Televisione Svizzera di lingua Italiana (TSI), ha presentato il suo più recente documentario, che è stato poi proiettato in sala e che ha trattato alcuni fra i più importanti eventi ufologici degli ultimi anni: come il flap degli UFO triangolari sul Belgio fra il 1989 ed il 1990 e la conseguente conferenza stampa tenuta dall’allora Capo Operazioni della Reale Forza Aerea Belga Col. Wilfred De Brouwer, nel dicembre 1990; come l’apparizione sulla scena ufologica mondiale del Col. Philip J. Corso (in pensione) nel 1997 seguita dalla sua morte nel 1998; o come il caso, che ebbe notevolissima risonanza in tutto il mondo, del cosiddetto Incidente di Campeche, vale a dire quello in cui l’equipaggio di un aereo militare messicano, un bimotore modello Merlin C26, impegnato in una battuta contro i narcotrafficanti, il 5 marzo 2004 filmò undici UFO, visibili solo sul radar standard e in video solo nell’infrarosso, in volo fra le nubi sopra Ciudad del Carmen, nello Stato di Campeche; com’è noto, il filmato fu rilasciato al mondo senza il ben che minimo tentativo di insabbiamento ed anzi nel corso di una conferenza stampa tenuta appositamente a Città del Messico il 9 maggio 2004 dal Gen. Clemente Vega.

Su questi ed altri temi si è svolta la tavola rotonda che ha chiuso la serata, nel corso delle quale Roberto Pinotti ha toccato diversi argomenti e puntualizzato diverse questioni assieme ai suoi ospiti.

Per quanto riguarda l’Incidente di Campeche, si è esclusa categoricamente qualsiasi ipotesi volta a minimizzare i fatti o comunque a mettere in dubbio i risultati delle analisi dell’aeronautica messicana, come ad esempio l’idea che i globi di luce ripresi altro non fossero che un effetto di rifrazione della luce delle fiamme prodotte dai bruciatori di gas naturale presenti sulle piattaforme petrolifere situate nel Golfo del Messico. Infatti, questa idea bizzarra e solo apparentemente arguta, sostenuta fra gli altri anche dall’astrofisico Massimo Teodorani (www.dnamagazine.it/teodorani.html) e prevedibilmente avallata con entusiasmo dai soliti scettici di mestiere e dal CICAP  [9] (www.cicap.org/articoli/at101858.htm) in particolare, non tiene minimamente conto del contesto e della preparazione dei testimoni. Questo per la semplice ragione che la rotta seguita dall’aereo messicano era praticamente una routine e ciò avrebbe ovviamente abituato l’equipaggio a riconoscere fenomeni del genere, che evidentemente non si erano mai verificati prima di allora, visto fra l’altro che le piattaforme petrolifere non solo non volano ma comunque non si spostano abitualmente dal luogo in cui effettuano le normali perforazioni e dunque la visibilità di quei bruciatori sarebbe stata costante nel tempo e nello spazio e non isolata ad un singolo episodio. Questa semplicissima considerazione dovrebbe essere da sola sufficiente a fugare qualsiasi dubbio sulla genuinità dell’evento e quindi sulla sua interpretazione ufologica.

Sulla figura del Col. Philip J. Corso (in pensione), si è ricordato l’incontro con Budd Hopkins a San Marino nel 1998. I due non si conoscevano affatto e non si piacquero già di primo acchito. L’autore di Intruders lo apostrofò chiedendogli chi fosse e sfidandolo ad esibire le sue credenziali, ritenendolo probabilmente un mistificatore. Corso reagì orgogliosamente, rispondendo che non doveva dimostrargli proprio nulla. Del resto, le prove e i riferimenti sul suo passato militare e sui compiti di alto livello ricoperti nel corso della sua carriera non mancano nemmeno in Italia. In particolare, Pinotti ha riferito di un articolo, comparso su L’Unità nell’immediato Dopoguerra, nel quale si attaccava ferocemente il personaggio accusandolo di aver ricostruito i servizi segreti italiani avvalendosi anche di elementi compromessi col passato regime fascista. D’altro canto, a ben guardare, lascia a dir poco esterrefatti la circostanza per cui nessuno, apparentemente, abbia mai cercato di metterlo a tacere per le sue rivelazioni sul dopo Roswell. E ciò, inevitabilmente, porta al sospetto che lo abbiano lasciato fare perché in realtà stava semplicemente eseguendo degli ordini. Il che fa dubitare che anche quanto rivelato da Corso possa essere in un certo qual modo parte di un piano di accurata disinformazione. Naturalmente è assai difficile capire dove finisca la verità, a patto naturalmente che sia mai iniziata. Ad ogni modo, è chiaro che generalmente è impossibile “dar fastidio” oltre un certo limite senza ripercussioni. Pinotti ha ricordato che Corso è stato autore di diversi manoscritti inediti su diversi argomenti, in particolare sulle sue attività nell’Italia del Dopoguerra. Ne ha personalmente sfogliato uno piuttosto interessante, ricco di appunti e considerazioni sulla situazione politica di allora: un autentico spaccato dell’Italia dell’epoca. Dopo la sua morte, il figlio ha cercato di pubblicare qualcosa per guadagnarci sopra, ma evidentemente qualcuno deve averlo fermato intimandogli di non farlo, dal momento che quegli scritti avrebbero potuto sicuramente costituire una minaccia per certi interessi, visto il suo passato nell’Intelligence statunitense.

In genere, quando si vuol fermare qualcuno, prima di arrivare ad eliminarlo fisicamente si usa un’infinità di mezzi meno cruenti ma non di meno devastanti e convincenti. Ad esempio gli si fa perdere il lavoro e/o lo si incastra in situazioni tali da distruggerne la credibilità. È probabilmente il caso del Col. Wendelle C. Stevens, inquirente famoso per lo studio del caso del contattista svizzero Eduard Meier ma non solo  [10]. Trovato in una camera d’albergo con una quattordicenne consenziente che ovviamente dimostrava un’età fisica ben più avanzata di quella meramente anagrafica, Stevens fu arrestato, processato, condannato per pedofilia a cinque anni di prigione e incarcerato nel 1984. In tal modo la sua immagine ne venne completamente demolita e cessò così di rappresentare un “problema”. La società americana, infatti, tradizionalmente puritana e bacchettona, non gli avrebbe mai perdonato nemmeno il titolo di donnaiolo, figuriamoci un’accusa di pedofilia, per quanto nel caso specifico probabilmente eccessiva. È comunque significativo che tanto la figlia quanto la moglie lo ritennero sempre vittima di un complotto.

Un altro interessante episodio raccontato da Pinotti riguarda il fallito tentativo (almeno ufficialmente) di mettere le mani su un’importante documentazione segreta relativa alla rilevanza della presenza extraterrestre sui programmi difensivi della NATO [11]. Questa documentazione, redatta dallo SHAPE  [12] in diversi volumi, classificata COSMIC TOP SECRET ed intitolata “An Assessment” (Una Valutazione), sarebbe stata vista dall’allora Sergente Maggiore dell’USAF Robert Dean, andato in pensione nel 1976 dopo 27 anni di servizio e in seguito divenuto un notissimo rivelatore in ambito ufologico. Ad un certo punto si venne a sapere, apparentemente in modo del tutto casuale, che tale documentazione era stata redatta non solo in Inglese ma anche in Italiano e in tutte le altre lingue ufficiali dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Non solo, ma anche che la stessa documentazione era stata consegnata a tutti i generali di stanza al Comando SHAPE in rappresentanza del proprio Paese. Oltre a questo, fu possibile risalire al nome del generale italiano in questione che ai tempi ricopriva tale incarico. Si trattava di un generale dell’Aeronautica Militare Italiana ormai in pensione, così si decise di coinvolgere il Gen. Salvatore Marcelletti, anch’egli ormai in pensione e membro di lunga data del CUN, nel tentativo di contattare quel generale e saperne di più. L’incontro avvenne a Roma, in un luogo frequentato proprio da ufficiali in pensione dell’Aeronautica. Marcelletti si presentò al collega e, ad un certo punto, per rompere il ghiaccio, cominciò a raccontargli del suo famoso caso, quando durante un volo di addestramento il suo aereo venne sovrastato dalla massa enorme di un UFO che gli coprì quasi completamente la visuale verso l’alto. A quel punto, pare che l’interlocutore, che fin lì lo aveva ascoltato senza battere ciglio, cominciasse a dare segni di insofferenza, ma quando Marcelletti osò chiedergli se avesse mai preso visione di documenti di un certo interesse sull’argomento durante le sue attività allo SHAPE, l’altro esplose in una reazione verbalmente spropositata e se ne andò, non prima di averlo però pesantemente redarguito invitandolo a vergognarsi per avergli rivolto simili domande. Evidentemente doveva esserci stato sotto qualcosa di decisamente grosso e di particolarmente delicato per giustificare una simile reazione.

La Seconda Giornata

Vladimiro Bibolotti, Segretario Generale del CUN, ha letto una comunicazione di Edoardo Russo, Presidente del CISU Centro Italiano Studi Ufologici (www.ufo.it/cisu.htm) che, come Pinotti ha sottolineato, è dovuto rimanere a Torino per improcrastinabili impegni professionali (essendo commercialista, era impegnato con le chiusure contabili dei suoi clienti). Nel documento, già disponibile in Internet (www.cifas.net/sanmarino2007/CUNeCISU.pdf), Russo ha sottolineato e ribadito, senza inutili diplomazie di maniera, sia gli elementi di profonda avversità ideologica che sin dalla sua nascita hanno tenuto il suo Centro lontano dal CUN, sia quelli che, più recentemente, hanno portato ad un riavvicinamento fra le due Associazioni sul terreno della serietà, del riconoscimento reciproco e della collaborazione per il bene superiore della ricerca ufologica in Italia.

Roberto Pinotti, nella sua veste di membro dell’Ordine dei Giornalisti, si è speso in una (giusta e sacrosanta, dico io) filippica contro l’odierna prassi giornalistica. Nelle passate edizioni del Simposio la presenza dei cronisti in sala non mancava, ed anzi erano spesso ospiti ufficiali e la Stampa, nel suo insieme, dimostrava una certa attenzione a questo genere di iniziative, attenzione che col passare degli anni è andata via via scemando, ma non tanto per un calo d’interesse, quanto piuttosto per un inesorabile degradarsi dell’impegno e della professionalità dei giornalisti stessi, che mentre un tempo raccoglievano le notizie recandosi sul campo e mettendo quindi in gioco il loro tempo, oggi si limitano a raccogliere le notizie attraverso Internet, comodamente seduti nei loro uffici, per non dire che siamo arrivati al punto per cui, quando vengono personalmente invitati ad intervenire a qualche iniziativa, il più delle volte rispondono con uno scandaloso “mi mandi il pezzo”, delegando così ad altri il proprio lavoro.

Mons. Corrado Balducci, eminente teologo presso la Santa Sede e ormai da anni affezionato relatore alle iniziative del CUN, ha presentato il moderno punto di vista della Chiesa cattolica sul problema della Vita nel Cosmo. Punto di vista, devo aggiungere, che sostanzialmente è ormai perfettamente in linea con le asserzioni di quel tal Giordano Bruno, che la Chiesa stessa fece ardere vivo sul rogo allestito a Campo dei Fiori a Roma il 17 febbraio 1600, per quanto probabilmente quella sentenza di morte fu pronunciata ed eseguita più per aver messo in dubbio la divinità del Cristo che per la pluralità dei mondi abitati sostenuta dallo sfortunato pensatore. Ad ogni modo, si sa, la Chiesa è fatta da uomini e come tale fallibile al pari di qualsiasi altra organizzazione umana. E cambia coi tempi, come pure cambiano gli uomini. Tornando a Mons. Balducci, questi ha presentato una serie di interessanti paralleli storici fra lo Spiritismo e l’Ufologia, mostrandone poi le profonde differenze e dunque il differente atteggiamento della Chiesa, tanto severo e di condanna verso il primo, quanto aperto e possibilista verso la seconda. Ha poi fatto una lunga carrellata degli eventi ufologici più importanti, toccando perfino argomenti quali l’Incidente di Roswell e l’Area 51, quindi ha sostenuto che, di fronte alla mole immensa di testimonianze da tutto il mondo, lo stesso buonsenso mostra che qualcosa deve esistere. Anzi, ha ribadito la sua condanna verso ogni forma di incredulità generale che mina il valore intrinseco della testimonianza umana che a sua volta è alla base di quel senso di fiducia nella parola dell’Uomo senza la quale istituzioni umane quali la Religione, la Stampa e l’Economia stessa non potrebbero esistere. Si è poi soffermato contro ogni confusione mistificatoria fra il fenomeno UFO e la Religione, ricordando che gli Angeli, la Madonna e i demoni non hanno bisogno di macchine volanti, mentre i defunti restano sepolti (secondo la teologia cattolica) in attesa del Giudizio Universale, quando risorgeranno nel corpo e col corpo fisico per affrontare il Supremo Giudice. Ha poi tenuto a ripetere più volte un concetto di particolare importanza, e cioè che “in quanto Creature di Dio siamo per natura più portati al male che al bene…” e che l’apparente contraddizione trova spiegazione nel fatto che saremmo più portati al male che al bene “in quanto testimoni dell’infinita misericordia di Dio”. Ora, non vorrei uscire troppo dal seminato, ma su questo punto non posso esimermi da un personale commento… non proprio indulgente, che mi costringe quindi ad aprire una parentesi, ben sapendo che ciò non mi renderà particolarmente popolare fra i credenti, tuttavia… premesso che non credo affatto né ho mai creduto che l’Universo nel suo insieme abbia mai avuto un inizio e dunque non trovo né mai ho trovato alcuna necessità nell’ipotizzare l’esistenza di un Creatore di qualsivoglia genere e stoffa… il che mi ha sempre portato a giudicare qualsiasi affermazione cosmogonica e teologica, specie se dogmatica, alla stregua di favolette per bambini, magari anche carine, poetiche e affascinanti, ma pur sempre favolette al pari di Babbo Natale… che dire mai di un “dio” (in questo caso il minuscolo è d’obbligo) che scientemente crea degli esseri malvagi per poi farsi bello con se stesso per quanto è stato misericordioso a perdonarne puntualmente le più orribili malefatte? Un “dio” siffatto mi è sinceramente antipatico, anche perché passi pure il suo presunto bisogno, che già se fosse tale dovrei definirlo patologico, di essere costantemente glorificato dalla sue creature… ma cosa vogliamo dire delle vittime di quelle malefatte tanto misericordiosamente perdonate? Guardando la Storia, forse qualcuno potrebbe concludere che, con queste premesse, finalmente i conti tornerebbero e tutto avrebbe un senso, perfino gli eccidi più spaventosi! Chi ha orecchie per intendere… e chiusa parentesi. Ad ogni modo, Mons. Balducci è tornato su questo concetto ponendolo proprio a fondamento della pluralità dei mondi abitati, perché Dio avrebbe reso abitabili altri pianeti proprio per avere altri testimoni della grandezza della Sua creazione. Ovviamente concorderei nella sostanza, ma non certo nella forma. In un certo senso sembra quasi una parafrasi della celebre battuta del padre della protagonista del già citato Contact, allorquando sostiene che, riferendosi alla vastità dell’Universo, “se ci siamo solo noi mi pare un bello spreco di spazio”. Credo piuttosto che la Vita e l’Intelligenza tendano ad emergere naturalmente ovunque le condizioni ambientali lo permettano e che ciò possa essere visto come l’emergere di una forma diffusa di autocoscienza dell’Universo stesso… ma questa è una mia personale visione sicuramente eretica, da un punto di vista religioso. Mons. Balducci ha poi parlato piuttosto bene di Eugenio Siragusa e del suo messaggio ambientalista che diffuse già a partire dagli anni ’50. Lo conobbe attraverso un amico di Locarno, un certo Ferrara, che a sua volta lo aveva incontrato all’età di 13 anni. Dicendosi poi d’accordo con quest’ultimo, ha fatto una fosca ma non certo improbabile previsione: riferendosi all’attuale crisi del nucleare iraniano, entro due o tre anni al massimo potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale. Mons. Balducci ha ripreso parzialmente la questione dopo il suo intervento, quando sono stato presente a un’intervista condotta dalla Detomas nel corso della quale la giornalista della RAI di Bolzano ha dovuto spegnere il registratore per consentire al Monsignore di parlare più liberamente. In sostanza, la questione dello scoppio imminente di un conflitto mondiale sarebbe implicita nell’avverarsi del Terzo Segreto di Fatima. Questo prevederebbe anche l’apertura, in seno alla Chiesa, di una profonda crisi dottrinale a cui non sarebbe estranea una certa influenza della Massoneria. Ad ogni modo, tornando alla sua relazione, Mons. Balducci ha ripetuto il concetto che ormai la Chiesa considera la presenza della Vita nel Cosmo come una ragionevole e necessaria conseguenza della stessa Creazione e non a caso avrebbe già istituito nell’ultima domenica dell’Anno Liturgico, prima dell’Avvento, la “Festa del Cristo Re dell’Universo”, che lui intenderebbe far dichiarare assai più esplicitamente come “Festa di Tutti i Mondi Abitati”. Ha poi letto alcune citazioni dal libro “Così parlò Padre Pio”, evidenziando come il Santo da Pietralcina fosse un convinto sostenitore della pluralità dei mondi abitati. Ritornando infine sulle minacce che ci sovrastano e facendo intuire unatteggiamento benevolo degli extraterrestri nei nostri confronti, ha citato il caso di una tremenda catastrofe nucleare avvenuta negli anni ’50 in Unione Sovietica e che, a suo dire, se non fosse intervenuto qualcuno a mitigarne gli effetti, “Povera Europa!”, ha concluso. Purtroppo, non è dato sapere se quel qualcuno fosse divino o alieno. Comunque sia, ritengo che Mons. Balducci si stesse riferendo con tutta probabilità al disastro avvenuto nel 1958 a Kystym, nella parte meridionale dei Monti Urali, quando un deposito militare di scorie nucleari esplose contaminando una vastissima regione fra le città di Celjabinsk e Sverdlovsk (www.archivio.forumpress.it/oldsite/numeridiforum/31_08_2000/Pagina20.htm). L’area sarebbe ancor oggi pericolosa e parzialmente interdetta all’attraversamento. La popolazione civile fu pesantemente esposta e i morti probabilmente furono centinaia, per non dire delle migliaia che risentirono direttamente degli effetti della contaminazione radioattiva. Nel 1976 la faccenda fu pubblicamente denunciata dal dissidente Zores Medvedev, uno scienziato sovietico in esilio, ma sembra che la CIA ne fosse perfettamente a conoscenza sin dall’inizio e che avesse deliberatamente occultato la verità per quasi vent’anni allo scopo di proteggere lo sviluppo dell’energia nucleare dai timori che la notizia avrebbe potuto destare nell’opinione pubblica, se mai si fosse risaputa.

Pinotti ha ricordato la figura di Alvaro Palanga, Direttore della rivista Archeomisteri, recentemente scomparso.

Alessandro Sacripanti, Consigliere Nazionale e Coordinatore del CUN del Lazio, ha presentato una curiosa relazione dal titolo “Gli Ufobolli” (www.cifas.net/sanmarino2007/Ufobolli.pdf), incentrata sulla presenza degli UFO nella Filatelia mondiale.

Claudio Dall’Aglio, ricercatore del Centro Culturale di Ricerche Esobiologiche “GALILEO” di Parma (www.galileoparma.it) e appassionato di crop-circles, è intervenuto brevemente con un fuori programma estremamente interessante su una metodologia di indagine sul campo, elaborata in collaborazione col biologo Giorgio Pattera, Consigliere Nazionale del CUN, anch’egli di Parma e membro dello stesso gruppo. La metodologia proposta (Protocollo indagini sul campo Crop Circles vers. 2007), nata anche dall’esperienza maturata all’estero, costituisce per l’appunto un protocollo a tre livelli per le attività da svolgere nell’analisi scientifica delle formazioni ed è disponibile su Internet e liberamente scaricabile dai seguenti indirizzi:

Il Gruppo dispone inoltre di un altro interessante Sito (www.analysis.altervista.org) dedicato esclusivamente al problema dei crop-circles che consente fra l’altro la trasmissione di nuovi rilevamenti effettuati in base allo stesso protocollo, scaricabile anche dai seguenti ulteriori indirizzi:

Enrico Baccarini, già intervenuto all’altro Simposio nella precedente giornata sammarinese, ha riferito di una serie di ricerche effettuate nel tentativo di verificare l’autenticità storica di quanto raccontato dall’autrice australiana Joan Lindsay nel suo celebre racconto “Picnic at Hanging Rock“ pubblicato nel 1967 e adattato nel 1975 dal regista Peter Weir nell’ormai altrettanto celebre e omonimo film diventato un vero e proprio cult per l’Ufologia e non solo (www.bookmice.net/darkchilde/rock/picnic.html). Com’è noto, infatti, la misteriosa scomparsa di alcune studentesse dell’esclusivo Appleyard College avvenuta il 14 febbraio 1900 durante un picnic nelle campagne fuori Melbourne e resa magistralmente in un’atmosfera tra il sognante e l’inquietante con i suoi episodi di alterazione temporale e di vero e proprio missing time sperimentato dalle protagoniste, ha indotto diversi studiosi, negli ultimi anni, a ritenere il racconto come il resoconto di un vero e proprio rapimento alieno ante litteram. Delle quattro ragazze avventuratesi sull’antica formazione vulcanica di Hanging Rock, Miranda, Irma, Marion ed Edith, la quarta tornò terrorizzata dal comportamento irrazionale e trasognato delle altre tre mentre la terza fu ritrovata diversi giorni dopo negli anfratti della montagna e senza il ben che minimo ricordo di quanto fosse accaduto alle prime due, delle quali invece non si seppe mai più nulla. La località teatro degli avvenimenti in questione è il Mount Diogenes, nella Hanging Rock Riserve, situata nella regione di Macedon Ranger Shire nello Stato australiano del Victoria (www.hangingrock.info). Baccarini fu già autore di un articolo sull’argomento, intitolato “Hanging Rock: dietro al mistero” e pubblicato sul numero 41 del bimestrale UFO Notiziario nell’Aprile-Maggio 2006. Un ottimo sito sull’argomento è consultabile nella versione inglese di Wikipedia su en.wikipedia.org/wiki/Picnic_at_Hanging_Rock_(film), dal quale è possibile accedere ad ulteriori interessanti risorse in rete.

Patrizio Caini, biologo fiorentino e Consigliere Nazionale del CUN, ha presentato una relazione sulla Xenologia. Mentre l’Esobiologia si occupa della Vita nel Cosmo, la Xenologia si occupa più precipuamente della Vita Intelligente nel Cosmo e, in particolare, di come dovremmo attenderci le altre Civiltà nel Cosmo sia dal punto di vista biologico sia dal punto di vista culturale. Il punto sostanziale, poi ripreso più volte nel corso del Simposio anche da Vladimiro Bibolotti e dallo stesso Roberto Pinotti, è che gli alieni, con buona pace di quanti se li aspettano ben diversi da noi, dovrebbero essere al contrario proprio come noi o comunque estremamente simili a noi. In sostanza è stato rigettato il modello del “Grigio” e soprattutto il vero e proprio “zoo” fatto di rettiliani, insettoidi ed altre mostruose ed improbabili creature a cui in tutti questi anni ci hanno più o meno abituati i tanti rivelatori di matrice americana, le cui attività sono state considerate più opera di disinformazione che altro. Del resto, ormai da tempo, non mancano, negli ambienti ufologici, notizie che suggeriscono che gli stessi Grigi potrebbero essere non proprio una razza aliena a sé stante ma piuttosto dei cloni al servizio di alieni umanoidi del tutto simili a noi. Lo stesso Col. Philip J. Corso, fra l’altro, ipotizzò che gli alieni dell’Incidente di Roswell altro non fossero che cloni realizzati appositamente per i viaggi spaziali. Pinotti ha poi rimarcato, forse con un eccesso di prudenza, che gli esseri umani potrebbero essere le forme intelligenti ed evolute più diffuse nella Galassia e che forse potrebbero essere geneticamente imparentati. Personalmente, torno a sottolinearlo, credo che su questo punto Pinotti abbia voluto essere eccessivamente prudente. Basterebbe leggere con attenzione la Prefazione scritta dallo stesso Pinotti al libro di Stefano Breccia dal titolo “Contattismi di Massa” e uscito per i loghi della Nexus Edizioni nel gennaio di quest’anno per rendersene conto al là di ogni ragionevole dubbio. Un testo assolutamente straordinario che tutti, “credenti” e “non credenti”, dovrebbero leggere e sul quale dovrebbero riflettere, a mente e a cuore aperti. I Grigi potranno pure essere dei cloni oppure no, ad ogni modo è dal 1983 che sono giunto alla conclusione che almeno una parte degli umani della Terra e in particolare noi Europei, saremmo i diretti discendenti di un’antica colonizzazione aliena poi imbarbaritasi a causa di attività belliche e catastrofi naturali. Ma questa è tutta un’altra storia. Tornando alla relazione di Caini, questi ha spiegato i motivi principali per cui ci si attende che gli alieni debbano essere sostanzialmente come noi. Dal punto di vista biologico, ad esempio, ha illustrato il motivo per cui dovrebbero respirare ossigeno e non atmosfere particolarmente esotiche tanto care a certa fantascienza: il punto essenziale emerge da quello che in paleontologia è chiamata l’esplosione cambriana, quando dopo quasi tre miliardi di anni dal primo apparire di forme di vita unicellulari e batteriche, costituite cioè da cellule estremamente semplici e non compartimentate internamente (procarioti), circa 600 milioni di anni fa si ebbe il passaggio pressoché istantaneo a forme di vita pluricellulari e altamente differenziate, costituite cioè da più cellule complesse internamente compartimentate (eucarioti). Questo passaggio cruciale sarebbe stato il risultato dell’imponente ossigenazione degli oceani e dell’atmosfera terrestre operata dalle prime forme di vita fotosintetiche (in particolare le alghe azzurre o cianobatteri). Infatti, un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature avrebbe messo in luce come l’ossigeno sarebbe un importante componente degli aminoacidi che costituiscono le proteine transmembranarie tipiche delle membrane cellulari eucariotiche. Dunque, per quanto ne sappiamo, senza ossigeno la vita potrebbe esistere solamente in forme primitive e unicellulari. Un’altra questione, nota da tempo, riguarda l’ambiente e la struttura fisica. In qualsiasi specie in grado di creare una civiltà tecnologicamente avanzata tale da realizzare viaggi spaziali ci si attende una struttura fisica compatibile con le necessarie esigenze industriali atte a questo scopo. Sappiamo ad esempio dell’intelligenza dei delfini, come pure sappiamo che l’ambiente in cui vivono ha determinato la trasformazione degli arti superiori in pinne che però non consentono attività manuali e dunque la creazione di una qualsivoglia forma di tecnologia. Ci si deve dunque attendere che qualsiasi specie in grado di creare una civiltà tecnologicamente significativa debba necessariamente essersi evoluto in un ambiente terrestre e non certo subacqueo. Inoltre, data la necessità di poter disporre di arti adatti a compiere attività tecnologiche, dovrebbe godere della stazione eretta e di mani sia pure con un qualsivoglia numero di dita ma, in ogni caso, con almeno un pollice opponibile che consenta non solo quella che viene chiamata “presa di forza”, presente anche negli altri primati, ma anche una vera e propria “presa di precisione”, tipica della mano umana. Gli altri primati, infatti, non avrebbero sviluppato una civiltà tecnologica fondamentalmente per due ragioni: per la mancanza di una presa di precisione, legata fondamentalmente alla mancanza di una vera postura eretta, e per la loro relativa bassa cefalizzazione, vale a dire un basso rapporto, detto cerebrosomatico, fra la massa globale del corpo e quella del cervello, rapporto che sostanzialmente è considerato un indice della complessità del cervello. Dal punto di vista culturale, inoltre, Caini ha toccato l’annoso e spinoso “problema del non contatto”, che è poi riassunto nel dubbio espresso dal cosiddetto “Paradosso di Fermi”. Questo termine, com’è noto, sarebbe stato coniato da Carl Sagan riferendosi a una celebre battuta di Enrico Fermi fatta durante una discussione sugli UFO con EdwardTeller, il padre della Bomba all’Idrogeno,ai Los Alamos NationalLaboratories del New Mexico. Il fisico italiano non credeva alla realtà del fenomeno e posto di fronte alla possibilità che il Cosmo pullulasse di altre civiltà, rispose semplicemente di non vederne traccia intorno a sé. Questa semplice ed apparentemente banale risposta pose in effetti un serio problema, perché il significato insito in quella risposta era che se vi fossero effettivamente altre civiltà in grado di raggiungerci, la loro presenza si sarebbe dovuta manifestare già da tempo in modo evidente e schiacciante. Naturalmente questa argomentazione può essere contrastata in svariati modi, a partire dal fatto che alcune civiltà potrebbero aver deciso di osservarci senza interagire per non interferire nel nostro sviluppo sia per motivi puramente etologici e sociologici (non vorrebbero modificare l’oggetto dei loro studi) o addirittura etici (la cosiddetta Prima Direttiva di Star Trek). Naturalmente esistono altre possibilità, come un totale disinteresse nei nostri confronti (ci riterrebbero troppo primitivi e pericolosi per desiderare un qualsiasi contatto) o anche il cosiddetto Patto Scellerato tanto caro ai cospirazionisti e non solo (gli alieni esistono e hanno già intrapreso contatti ufficiali con una o più grandi potenze della Terra che, per mantenere lo status quo geopolitico e avvantaggiarsi in modo esclusivo e senza interferenze delle inevitabili ricadute tecnologiche e militari nate da un possibile accordo con gli alieni, occultano volutamente la verità). Personalmente ritengo che le civiltà che visitano da tempo il nostro Pianeta siano diverse e potenzialmente siano quindi animate da interessi e propositi diversi. Il che significa che tutte le ipotesi in grado di spiegare il problema del non contatto potrebbero essere contemporaneamente vere e mutualmente non esclusive, applicandosi cioè ciascuna a civiltà o a gruppi di civiltà differenti. Inoltre, alle varie ipotesi fin qui sollevate ne aggiungerei una ulteriore, alla quale giunsi già nel lontano 1983: e cioè che la Terra potrebbe trovarsi da lunghissimo tempo in una sorta di zona neutra, vale a dire entro una fascia di cessate il fuoco fra due opposte potenze stellari che, dopo essersi lungamente fronteggiate sul piano militare, avrebbero creato una regione più o meno smilitarizzata la violazione della quale, attraverso lo stabilirsi di contatti e relazioni ufficiali con le autorità locali (cioè terrestri) da parte di uno degli avversari in gioco, sarebbe immediatamente considerata come una flagrante azione di aggressione da parte dell’altro. In tal caso, i ricorrenti flap UFO finora registrati a ondate periodiche in tutto il mondo altro non sarebbero che missioni periodiche di pattugliamento dei confini per accertare il rispetto del trattato in questione.

Vito Pietro Di Stefano, Responsabile Provinciale del CUN di Palermo, ha aperto la ripresa pomeridiana dei lavori del Simposio. Già attivo, assieme alla moglie, nelle indagini intorno al caso del fenomeno ancora inesplicato degli incendi spontanei di Canneto di Caronía (ME) iniziati nel gennaio 2004, il suo intervento si è concentrato sul flap siciliano dell’Autunno 2006, che fra il 7 ottobre e il 19 novembre ha visto la concentrazione di ben 24 dei 60 casi registrati che hanno interessato la grande isola mediterranea. Gli eventi documentati e riferiti in questa sede sono stati diversi e vari sono stati pure i filmati ripresi da alcuni dei testimoni. In particolare, in tutti i filmati notturni si è sempre evidenziata una luce molto intensa e di colore cangiante, che per il suo pulsare poteva ricordare molto da vicino, colore a parte, il bagliore di una saldatrice. Degno di nota il fatto che, in tutti i casi, veniva evidenziata una variazione luminosa e cromatica rapidissima, con una frequenza talora inferiore al secondo, che nello stesso arco di tempo spaziava per tutti i colori dello spettro visibile.

Giorgio Pattera, già citato biologo parmense e Consigliere Nazionale del CUN, ed Emilia Ventura Balbi, Coordinatrice genovese del CUN della Liguria e vedova del compianto Roberto Balbi che per primo lo investigò col giornalista Rino Di Stefano e che, a sua volta, fu autore di “Luci nella notte: Il caso Zanfretta“, edito nel 1979 dalla Alkaest di Genova, hanno rievocato il famosissimo caso dello sfortunato metronotte Pierfortunato Zanfretta, recentemente tornato alle luci della ribalta dopo la sua apparizione come protagonista nella puntata “Il Bivio” di Enrico Ruggeri, andata in onda martedì 27 febbraio 2007 su Italia 1. Come è emerso durante il loro intervento al Simposio, i due inquirenti avevano partecipato alla trasmissione come invitati ma, al momento della messa in onda, i loro interventi erano stati tagliati del tutto, riducendo così drasticamente lo spessore delle testimonianze offerte. Considerato viceversa lo spazio offerto a personaggi decisamente discutibili (se non nella sostanza, quantomeno nella forma) come i già citati Simona Sibilla e Antonio Urzi e l’intervento palesemente scettico e aggressivo del noto giornalista, conduttore e divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone, l’intento di danneggiare la credibilità del testimone e dei fatti da esso raccontati attraverso la spettacolarizzazione in un contesto di autentica televisione spazzatura si è reso fin troppo evidente (questo grave fatto è stato denunciato anche in Internet all’indirizzo www.ufologia.net/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=2954). Anche Zanfretta avrebbe dovuto raggiungere il Simposio, ma purtroppo all’ultimo momento aveva dovuto rinunciarvi per motivi personali. La Balbi ha dunque ripercorso tutta la vicenda sin dagli albori dell’infanzia del rapito, ben prima che il futuro metronotte di Nova Milanese, tredicesimo fratello di sei coppie di fratelli gemelli, divenisse guardia giurata per l’Istituto di Vigilanza “Val Bisagno” di Genova ed avesse quel drammatico primo incontro con i sedicenti Dargos del pianeta Titania, avvenuto nella notte fra mercoledì 6 e giovedì 7 dicembre 1978 nei pressi della villa bianca “Casa Nostra” di Marzano di Torriglia, un piccolo centro sulle alture del Capoluogo ligure. Un incontro che fu il primo di ben undici diversi episodi, l’ultimo dei quali avvenne l’8 agosto 1981. Numerosi i dettagli e gli aneddoti, alcuni ben noti, altri forse meno, ma tutti, comunque, estremamente interessanti ed intriganti, mentre altri addirittura tragici. Così si è detto di una serie di informazioni che Zanfretta avrebbe rivelato sia sotto ipnosi, durante le sedute condotte dagli psicanalisti genovesi Mauro Moretti e Cesare Musatti, che per parte loro lo trovarono assolutamente sincero, sia sotto l’azione del siero della verità, o pentothal sodico, al quale il metronotte volle sottoporsi di propria iniziativa quando, in seguito alla sua esperienza, nell’azienda per cui lavorava cominciarono a circolare voci che mettevano pericolosamente in dubbio la sua sincerità o la sua salute mentale. E così venne fuori di Titania, un pianeta posto a quattromila anni luce da noi nella “terza galassia” (?), più grande della Terra (e forse da qui il nome, sicuramente “convenzionale”) ma morente, motivo per cui gli alieni, in futuro, avrebbero voluto trasferirsi sul nostro Pianeta. Avrebbero saputo tutto di noi, così come sarebbero stati ben consapevoli del fatto che il loro aspetto sarebbe stato traumatizzante per noi terrestri. Sulla Terra avrebbero voluto realizzare una città sotto una cupola riscaldata, dal momento che la temperatura media del nostro ambiente sarebbe troppo fredda per loro. Sarebbero stati altresì coscienti che la nostra gente non sarebbe stata ancora pronta per accettare il contatto con loro. Fra le informazioni più curiose, la circostanza secondo cui nella villa del primo incontro gli alieni avrebbero preso due uccelli imbalsamati per studiarli, avendoli creduti vivi. E si potrebbe andare avanti, citando ad esempio vari elementi, come le due grandi impronte a ferro di cavallo rinvenute dai Carabinieri accanto alla stessa villa nel luogo del probabile atterraggio dell’astronave dei visitatori, o come le enormi impronte lasciate dai piedi degli alieni, o come la storia della famigerata e misteriosa sfera trasparente contenente una piramide dorata a forma di tetraedro che ruoterebbe in sospensione e che gli alieni avrebbero voluto che fosse consegnata al famoso ufologo e astronomo americano JosephAllen Hynek, già in passato direttore dell’altrettanto famoso Project Blue Book. Per non dire di quanto accadde nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1979 in occasione del secondo rapimento, quando Giovanni Cassiba, comandante di Zanfretta, scaricò il tamburo della sua arma e quello dell’arma di un suo sottoposto contro due potenti fari che si erano accesi dall’interno di una nuvola che presumibilmente, con la sua presenza, aveva spento i motori delle loro auto; in seguito, e questo è il fatto veramente tragico, una delle quattro guardie presenti all’episodio, probabilmente sconvolta da quanto aveva vissuto quella notte, si suiciderà apparentemente senza ragione alcuna. E ancora si narra del black-out in Corso Europa, a Genova, avvenuto in occasione del quarto rapimento o di quando, allo scopo di raccogliere prove fisiche in previsione di ulteriori rapimenti, nella FIAT 127 del metronotte furono collocati un termometro a memoria e, sulle sospensioni, dei braccetti tarati per rompersi solo nel caso in cui la vettura fosse stata sollevata da terra; cosa che si verificò puntualmente, assieme al fatto che il termometro in questione registrò un picco termico superiore ai quaranta gradi, benché il fatto fosse avvenuto di notte e nel bel mezzo dell’inverno. Questi sono solo alcuni degli episodi citati dalla Balbi, forse totalmente incredibili per alcuni, ma sicuramente straordinari. Pattera si è concentrato invece sulle tecniche ipnotiche, distinguendo fra quella “direttiva” o freudiana, volta a convincere il paziente che il suo problema non esiste o non è un problema, e quella “permissiva” o ericksoniana, con la quale l’ipnoterapeuta aiuta il paziente a ricordare un dato evento senza suggerire nulla ma semplicemente stimolandolo a prendere parte attiva al ricordo stesso per trarne più informazioni possibile attraverso un costante meccanismo di feedback. Ovviamente questa è la tecnica utilizzata nelle regressioni ipnotiche e l’idea di base è quella per cui il nostro cervello funziona di fatto come una sorta di hard disk che registra indelebilmente ogni esperienza, per cui il lavoro dell’ipnoterapeuta consiste semplicemente nell’aiutare il testimone ad accedere a quei ricordi che dal punto di vista cosciente ha dimenticato, ad esempio a causa di un forte stress emotivo, per un meccanismo di autodifesa (rimozione). Si è poi soffermato sulle tipologie di ipnosi in base al grado di profondità raggiunta, distinguendo fra quella profonda, tipicamente indotta dal farmaci tipo il pentothal sodico, e quella cosiddetta vigile. Infine, ha posto l’attenzione sulle onde cerebrali associate ai diversi stati mentali, ai colori tipicamente associati a quegli stati e ai ritmi relativi per meglio far comprendere i differenti ordini di grandezza nella velocità delle onde in questione. Partendo quindi dalle frequenze più elevate e scendendo via via a quelle più ridotte, si registrano innanzitutto le Onde Beta, associate alla veglia, al ROSSO e ad un ritmo relativo pari a 12; quindi le Onde Alpha, associate alla concentrazione, al sonno leggero, al VERDE e ad un ritmo relativo pari a 7; poi le Onde Theta, tipiche della meditazione profonda, del sogno, dell’incubo cosciente e associate al VIOLA e ad un ritmo relativo pari a 4; per giungere infine alle Onde Delta, legate all’inconscio, al sonno profondo, all’anestesia, al coma e associate all’INDACO e ad un ritmo relativo pari a 2. Non a caso, si è notato, il colore che rappresenta i più alti prelati della Chiesa cattolica è proprio l’indaco.

Alfredo Benni di Spinea (VE), Coordinatore Regionale del CUN per il Triveneto (e tecnico A/V del Simposio), ha presentato quello che forse si può dire il più notevole caso di probabile rapimento alieno avvenuto e documentato in Italia negli ultimi anni: il Caso di Monselice (PD). L’evento ebbe luogo nella tarda serata di venerdì 3 agosto 2001 nei giardinetti di Via Pigafetta, nel Quartiere Marco Polo, presso un tabernacolo della Vergine posto nel centro dello spiazzo, e ne furono vittime e principali testimoni due amiche del luogo, Lucia Quitadamo, allora cinquantenne, e Udilla Savoldelli [13], allora cinquantatreenne. In breve, le due donne erano sedute su una panchina parlando del più e del meno e godendosi un po’ d’aria fresca al chiarore della luna piena, quando videro uno strano oggetto volante, in movimento da Ovest ad Est, dirigersi verso di loro. L’UFO le raggiunse sorvolando l’area dal lampione ad un grande pino e quindi si fermò, stazionando sopra le due amiche a circa cinque metri d’altezza e mostrandosi così come un gigantesco corpo a pianta quadrata di circa trenta o quaranta metri di lato, sufficientemente ampio da coprire quasi tutta la piazzetta. La prima testimone fu presa dal terrore e fuggì rifugiandosi sotto il tabernacolo, mentre la seconda, forse incuriosita o forse come attratta da una forza sconosciuta, rimase al suo posto e quindi si avvicinò ulteriormente all’UFO, per poi correre via anche lei per raggiungere l’amica nel tabernacolo. Ad un certo punto l’oggetto si divise in tre parti. Due volarono in direzione Est-Sud-Est, producendo bagliori riflessi fra le case e notati anche da altri testimoni, mentre il terzo volò via in direzione opposta. A quel punto la Savoldelli notò un altro UFO a Sud, mentre la Quitadamo ne notò un altro a Nord. Quest’ultimo, muovendosi sempre da Ovest ad Est su Via Orti, avrebbe provocato un black out localizzato al sistema di illuminazione stradale e diverse anomalie elettromagnetiche ai personal computer della zona, in particolare cancellando l’hard disk di un medico e causando quindi la perdita completa del suo archivio pazienti. Nel giro di pochi giorni, i fatti furono resi noti attraverso la stampa locale. Su Internet apparvero nell’Archivio UFO News dell’Agosto 2001 (“17 Agosto 2001 – Ancora sotto shock la donna di Monselice”) del sito “Zonamagica.net – Il Portale dell’Ufologia“ (http://www.zonamagica.net/newsagosto01.htm). Lo stesso Benni, che indagò in prima persona sul caso, scrisse un articolo dal titolo “2001: Odissea a Monselice”, pubblicato già nel numero di Marzo 2002 di UFO Notiziario. L’argomento venne in seguito ripreso anche dall’ufologo milanese Alfredo Lissoni nel suo libro “UFO gli X-Files Italiani”, della MIR Edizioni, in un apposito capitolo dal titolo “Contatto Alieno nel Padovano” (http://edicolaweb.net/librs98i.htm). Questo per sottolineare che sul caso in questione esistono già diversi ottimi resoconti consultabili anche in rete, dunque in questa sede mi soffermerò solo su alcuni elementi salienti e in particolare sulle informazioni più o meno inedite apprese nel corso dell’intervento del relatore. Le indagini si sono sviluppate nel corso di diversi anni, durante i quali gli inquirenti si sono innanzitutto preoccupati della salute fisica e psicologica delle due testimoni, indubbiamente rimaste esposte a un’esperienza potenzialmente pericolosa dal punto di vista fisico e traumatica dal punto di vista psichico. Infatti, probabilmente a causa degli effetti elettromagnetici subiti dall’estrema vicinanza al misterioso ordigno che le aveva sovrastate, le due amiche ebbero diversi e prolungati problemi di salute, per cui si rese necessario un attento monitoraggio delle loro condizioni attraverso periodici controlli medici. Inoltre, il caso ebbe pure pesanti ripercussioni sulla loro vita privata: delle due, solo la Quitadamo collaborò sino in fondo alle indagini degli inquirenti, perché ebbe il coraggio e la determinazione di opporsi ai tentativi del consorte che avrebbe voluto, non capendo l’accaduto e probabilmente nel tentativo di proteggere lei stessa e la sua famiglia, ridurla al silenzio imponendole di dimenticare tutta la faccenda. Lei si oppose con decisione e alla fine il prezzo che dovette pagare fu la fine del suo matrimonio. La Savoldelli, al contrario, che fu probabilmente il vero obbiettivo dell’azione degli alieni, accettò le imposizioni del marito e gli stessi inquirenti dovettero decidere, nel suo interesse, di non contattarla più. Particolarmente interessante il contesto spaziotemporale in cui gli eventi hanno avuto luogo. Benni ha infatti sottolineato che nell’antichità, prima del domino romano, la zona era un’area di insediamento etrusco ed etrusco era il demone femminile Culsu che, secondo una leggenda, rapiva i viandanti che percorrevano la zona. Naturalmente potrebbe trattarsi semplicemente di una coincidenza, oppure potrebbe essere l’indizio di attività aliene similari nella stessa zona già in epoca molto antica. Ancora, ha segnalato che l’area in questione presenta un forte inquinamento elettromagnetico dovuto in gran parte ai ripetitori notoriamente fuori norma siti sul vicino Monte Calaone, dove si misurano abitualmente fra i 30 e i 40 V/m contro il limite massimo di 20 attualmente previsto dalla Legge. In città, per contro, il limite è di 7 V/m contro rilevamenti comunque importanti che si attestano fra 1 e 2,7 V/m. Addirittura, in una non meglio specificata occasione si sarebbe verificata sul Calaone una vera e propria fiammata di origine elettromagnetica, visibile a chilometri di distanza. Il tutto va a sommarsi alla presenza della vicina Base Pluto a Sud di Vicenza, dove si registrerebbe la più alta concentrazione di testate nucleari dell’Europa occidentale. In aggiunta a ciò, occorre considerare che tutta la zona è geologicamente ricchissima di quarzi, cristalli fondamentali per l’elettronica e composti appunto da silice (biossido di silicio SiO2), da cui il toponimo Monselice (Monte Siliceo). Occorre inoltre ricordare che anni addietro l’area fu teatro di misteriosi e inesplicati fenomeni di combustione spontanea del tutto analoghi a quelli di Canneto di Caronía (ME), alcuni dei quali, ricordo fra l’altro, furono anche ripresi da diverse troupe televisive e mandati in onda nei telegiornali delle reti RAI e Mediaset. L’insieme di questi elementi potrebbe essere direttamente legato alle attività UFO, potendo essere da una parte causa dell’interesse alieno per il territorio in questione e dall’altra effetto di certe loro attività. Tornando alla Quitadamo, il suo caso fu analizzato dall’illustre neurofisiologo Marco Margnelli. Questi, scomparso nel 2005, già Direttore del Centro Studi E Ricerche sulla Psicofisiologia degli Stati di Coscienza di Milano, Docente presso la Scuola Europea di Ipnosi e Psicoterapia Ipnotica (AMISI) sempre a Milano e Presidente della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza (SISSC) di Pinerolo, divenne particolarmente noto negli ambienti delle ricerche di frontiera per il suo validissimo contributo nell’ambito della Seconda (1985) e Terza (1998) Commissione di Studio sui Veggenti Estatici di Medjugorje: si veda, in proposito, quanto riportato sul Sito (www.gispre.org) del Gruppo Internazionale di Studi sul Paranormale Religioso (GISPRE). La necessità di analizzare il caso di Monselice nell’ottica di un possibile rapimento deriva da alcune discrepanze nei tempi con cui i fatti si sono svolti, che farebbero intuire la presenza di un missing time non documentato nell’esperienza subita dalle due testimoni. Come ha ricordato il biologo Giorgio Pattera, di fronte a traumi di questo genere passano mediamente cinque anni prima che i ricordi comincino a riaffiorare. E fu proprio allora che il Margnelli sottopose ad ipnosi la Quitadamo, nel corso di una seduta particolarmente drammatica che naturalmente venne filmata e che, con l’occasione, è stata mostrata durante il Simposio. In sostanza, da quanto avvenuto nel corso della seduta, risulta abbastanza chiaramente che la testimone doveva aver subito un fortissimo controllo mentale post-ipnotico da parte degli occupanti dell’UFO o che addirittura quel controllo fosse ancora attivo per via telepatica nonostante il tempo trascorso, dal momento che di fronte al tentativo dell’ipnologo di regredire la testimone sino al momento dell’evento allo scopo di ottenere maggiori informazioni sull’evento stesso, emergeva una fortissima personalità dichiaratamente estranea alla donna e potenzialmente ostile che si opponeva in modo più che evidente al tentativo in questione, dimostrando sulla paziente un controllo tale da far registrare ininterrottamente un mancato sbattimento delle palpebre per ben due minuti e quarantasette secondi, una condizione assolutamente impossibile, dal punto di vista fisiologico, per un qualsiasi individuo in stato ipnotico. Il Margnelli se ne avvide e, cogliendo i potenziali rischi per la salute fisica e mentale della donna, dovette desistere, ammettendo così il fallimento dell’esperimento. Particolarmente inquietante, infine, il chiaro messaggio del sedicente alieno che, in quella situazione, aveva ammesso e dimostrato di usare la donna per comunicare col medico e di averne il completo controllo. Al termine della proiezione, la testimone Lucia Quitadamo, presente in sala e visibilmente emozionata, è stata invitata sul palco, dove ha ricevuto un caloroso applauso da tutti i presenti al Simposio. La donna ha pubblicamente riconosciuto il valore dell’aiuto e del sostegno offertole in tutti questi anni dagli inquirenti del CUN che, come essi stessi hanno giustamente più volte evidenziato, hanno sempre anteposto il bene e il rispetto umano dei testimoni alle esigenze pure importanti, ma non certo prioritarie, della pura ricerca.

Fuori programma, il 45°GRU Centro Ufologico Rodigino [14] (www.45gru.it) ha presentato un interessante filmato, ripreso da un testimone a Portogaribaldi (FE), che mostra alcuni piccoli sferoidi, probabilmente delle dimensioni di una pallina da golf, giungere dal cielo a velocità spaventosa, provocando la fuga di uno stormo di gabbiani che riposava placidamente in acqua a breve distanza dalla spiaggia, per poi immergersi in mare come dei veri e propri proiettili. Gli oggetti mostravano chiaramente un comportamento intelligente, ad esempio scartando improvvisamente per evitare collisioni con gli stessi gabbiani, e muovendosi con traiettorie visibilmente pilotate e velocità stimate superiori a mille chilometri orari. Il tutto si è svolto in pochissimi secondi e in pieno giorno, fra la spiaggia e le barriere frangiflutti, a Nord del lungo molo dal quale la scena era stata ripresa. Ulteriori filmati, ottenuti da altri testimoni e da membri dello stesso Centro, hanno mostrato quanto sia ormai comune ed estremamente frequente il fenomeno di sferoidi in volo nei nostri cieli, oggetti che possono essere facilmente ripresi in pieno giorno e spesso in apparente tallonamento di aerei civili un po’ da tutti, grazie alla crescente diffusione di telecamere digitali di grande qualità e di basso costo. Per questo motivo, i relatori hanno esortato tutti i presenti ad attuare un serio programma di costante monitoraggio sulla falsa riga di quanto del resto avviene ormai già da tempo in Messico, attività che oltretutto consentirebbe a molti appassionati ufofili di trasformarsi finalmente in veri e propri ufologi, fornendo alla ricerca ulteriori e preziosissimi elementi di approfondimento del fenomeno. Pinotti ha voluto ulteriormente sottolineare questo punto, rimarcando ancora una volta non solo quanto il fenomeno UFO in tutte le sue sfaccettature sia ormai divenuto sempre più frequente, ma soprattutto quanto generalmente disattenta sia la gente, che raramente osserva il cielo al di sopra delle proprie teste, lasciandosi così sfuggire una buona parte delle manifestazioni del fenomeno.

Massimo Angelucci, riminese e Coordinatore Regionale del CUN della Romagna, ha terminato la scaletta ufficiale dei lavori intervenendo con una relazione di chiusura che, facendo il punto su 60 anni di ufologia mondiale, ha praticamente ripreso in toto il quadro delineato dai ricercatori americani JohnMack e Budd Hopkins sul problema dei rapimenti alieni e dei loro presunti programmi di ibridazione.

Data l’ora ormai tarda, la prevista tavola rotonda non ha avuto luogo. Per contro, Piergiorgio Caria ha mostrato un’ultima serie di filmati, in gran parte di origine messicana, fra cui il video del cosiddetto Grigio di Merida ed altre riprese che ritraevano ulteriori flotillas in manovra nei cieli del Paese centroamericano. Interessante, fra le altre, la scena di una formazione di UFO a croce (“…che sicuramente farà piacere a Mons. Balducci”, come ha soggiunto Caria), che ha fornito a Pinotti l’occasione adatta per ricordare a tutti quanto avvenne nel Novembre 1954, quando il Console Alberto Perego fu testimone di due grandi formazioni a “V”, provenienti da direzioni opposte, che si unirono a formare una gigantesca croce su Piazza San Pietro a Roma. Per non dire poi dell’altro caso, a dir poco inquietante, registrato dai radar nei cieli britannici nello stesso mese di quell’anno, in cui tre diverse formazioni di UFO crearono in cielo l’inquietante messaggio “U = Z”, probabilmente un chiaro monito per avvertire l’Uomo che l’uso sconsiderato dell’energia atomica per fini sia civili sia militari, energia la cui produzione è in gran parte fondata sull’Uranio il cui simbolo è, appunto, “U”, avrebbe condotto l’intera Umanità alla sua fine, simboleggiata appunto dalla “Z”, ultima lettera del nostro alfabeto. È interessante notare che di lì a poco si sarebbero verificati due dei più gravi incidenti nucleari della Storia: il primo proprio in Inghilterra, alla Centrale di Windscale, nell’Ottobre 1957 e il secondo con la già citata catastrofe di Kystym, avvenuta in Unione Sovietica nel 1958 e tenuta pressoché segreta per quasi vent’anni. Il relatore ha infine ricordato la sua collaborazione col messicano Carlos Diaz e, in particolare, con Giorgio Bongiovanni che, com’è noto, si è ormai completamente ritirato dall’ufologia per dedicarsi a tempo pieno ad attività religiose, filantropiche e sociali (si veda, in particolare, l’associazione Antimafia 2000), affidando inoltre l’intero suo archivio UFO allo stesso Caria.

Pinotti, infine, ha concluso i lavori del Simposio tirando le somme di quanto avvenuto a San Marino in tutti questi anni, sottolineando la statura delle personalità di primissimo piano intervenute da ogni parte del mondo e rimproverando non troppo velatamente quanti in più occasioni lo hanno fatto oggetto di ingenerose quanto ignobili speculazioni circa la sua presunta continuità coi servizi segreti a danno della stessa ricerca ufologica ed anzi rivendicando all’ufologia italiana una serietà, una coerenza e una coraggiosa indipendenza che nel corso di vari decenni le hanno permesso di raggiungere livelli, invidiati e rispettati anche all’estero, ben al di sopra di quelli americani, dove l’ufologia stessa è stata pesantemente inquinata da elementi di assoluta e deviante disinformazione. Ha poi soggiunto che, per la loro dedizione e per il valore delle loro attività, gli ufologi dovrebbero essere addirittura pagati dallo Stato, cosa che ovviamente non avviene affatto. Ha poi terminato sottolineando come sull’intera questione UFO, soprattutto di fronte alla sempre più crescente prepotenza con cui il fenomeno si manifesta in tutto il mondo, le Autorità siano completamente allo sbando e non sappiano più, letteralmente, che pesci prendere. E ha perfino fatto una previsione sul fatto che, nei prossimi anni, assisteremo sicuramente ad un graduale ammorbidimento delle posizioni di tanti personaggi ben in vista e fin qui notoriamente su posizioni di estremo scetticismo, che saranno costretti a cambiare il proprio atteggiamento, pur di non essere spazzati via dai fatti che, via via, si imporranno all’attenzione pubblica in modo sempre più imponente e tale da non poter più essere ignorato o sottovalutato con arrogante e stupida sufficienza.

NOTE
[1] Council of International Federation for Advanced Studies (Consiglio della Federazione Internazionale di Studi Avanzati).
[2] National Aeronautics and Space Administration (Amministrazione Nazionale per l’Aeronautica e lo Spazio).
[3] Centre National d’Études Spatiales (Centro Nazionale di Studi Spaziali).
[4] Groupe d’Études et d’Informations sur le Phénomènes Aérospatiaux Non identifiés (Gruppo di Studi e di Informazioni sui Fenomeni Aerospaziali Non identificati).
[5] Istituto Nazionale di AstroFisica.
[6] Search for ExtraTerrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza ExtraTerrestre).
[7] Groupe d’Études et des Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés (Gruppo di Studi sui Fenomeni Aerospaziali Non identificati).
[8] Service d’Expertise des Phénomènes de Rentrée Aérospatiaux (Servizio d’Indagine sui Fenomeni di Rientro Aerospaziale); nel 2000 la “R” mutò significato, passando al più suggestivo, ma esplicito, Rares (Rari).
[9] Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale.
[10] Appassionato collezionista di immagini di UFO da tutto il mondo, a partire dal 1966 ha creato uno dei più grandi archivi fotografici e in seguito di e-Books del mondo sull’argomento (www.ufophotoarchives.org).
[11] North Atlantic Treaty Organization (Organizzazione per il Trattato dell’Atlantico del Nord).
[12] Supreme Headquarters Allied Powers Europe (Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa).
[13] Curiosamente, benché già ampiamente documentata in precedenti relazioni liberamente disponibili su Internet, la vera identità di quest’ultima non è mai stata rivelata nel corso del Simposio (tranne in un’occasione, quando il relatore ne ha distrattamente citato il nome), ma ci si è sempre riferiti a lei con lo pseudonimo di Veronica, dichiaratamente allo scopo di proteggerne la privacy.
[14] Il riferimento numerico è al 45° Parallelo.
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