08/07/2007 – AMICIZIE DI MASSA

La copertina del libro CONTATTISMI DI MASSA di Stefano Breccia, pubblicato nel Gennaio 2007 da NEXUS Edizioni.

Questa è la versione originale, non editata, del mio lungo articolo del 2007 che, grazie a Maurizio Baiata, apparve in tre puntate sul mensile ufologico “Area 51” negli ultimi tre mesi dello stesso anno: <<Alieni infiltrati in Italia>> (n. 25, Ottobre 2007), <<Gli Alieni di “Amicizia”>> (n. 26, Novembre 2007) e <<In cerca dei Creatori>> (n. 27, Dicembre 2007).

Come e perché il più recente caso editoriale nel panorama della letteratura ufologica italiana potrebbe rappresentare il punto di svolta nella comprensione delle radici più profonde del fenomeno più importante e controverso della nostra epoca.

di Fabio Siciliano

Nota per il Lettore: il testo che segue abbonda di numeri fra parentesi quadre; quelli preceduti da “n” sono note vere e proprie, mentre quelli preceduti da “p” fanno riferimento alle pagine del libro qui recensito.

Antefatto

Era l’autunno dello scorso anno quando Roberto Pinotti preannunciava, attraverso la pubblicazione su UFO Notiziario di quella che ne sarebbe poi divenuta la “Prefazione[n1], l’imminente uscita del libro “Contattismi di Massa” del suo amico Stefano Breccia [n2].

In essa si narrava della cosiddetta “Leggenda di Pescara“, una serie di voci che nel corso degli Anni Sessanta si diffusero in Italia intorno a presunti eventi di contatto con persone di origine extraterrestre praticamente indistinguibili da noi, più o meno infiltrate nella nostra società, in parte operanti nella nostra Penisola e particolarmente intorno alla Città adriatica.

In realtà si trattava di molto di più di semplici voci e ne furono coinvolte diverse personalità, fra le quali venivano citati ad esempio il giornalista Bruno Ghibaudi, il Console Alberto Perego e gli stessi Breccia e Pinotti, per quanto il ruolo di quest’ultimo sarebbe stato (il condizionale è d’obbligo) praticamente nullo o comunque estremamente marginale, almeno per quanto è dato di sapere ufficialmente.

Giunse l’inverno e sul numero successivo di UFO Notiziario uscì finalmente un articolo di Breccia con lo stesso titolo del suo libro ma recante un sottotitolo particolarmente eloquente: “Considerazioni conseguenti ad una decisione difficile[n3].

Nonostante quel sottotitolo tanto evocativo, nel suo articolo Breccia non ne parla apertamente, ma evidentemente la decisione difficile fu quella di pubblicare un libro dai contenuti a dir poco esplosivi, capaci non solo di scatenare un vero e proprio putiferio fra sostenitori e detrattori ma anche, cosa certo non trascurabile, di minacciare concretamente la credibilità sua e di quanti lo avrebbero assistito in questa operazione, con potenzialmente inevitabili contraccolpi a carattere personale e professionale.

L’articolo forniva più che altro una sorta di sommario delle questioni affrontate nelle tre sezioni del volume.

Una prima parte si sarebbe concentrata su una lunga serie di personaggi per molti versi al di fuori del loro tempo, sia talora per i loro eccentrici atteggiamenti personali sia soprattutto per i loro geniali contributi innovativi nella Scienza e nella Tecnica europee, che da Sir Henry Cavendish (1731-1810) a Guglielmo Marconi (1874-1937) portarono a sviluppi decisivi nel nostro progresso materiale, senza peraltro dimenticare la faccenda dei cosiddetti “File Fascisti“, con le possibili ricadute sulla realizzazione delle V2 di Wernher Von Braun (1912-1977), e quella delle rivelazioni del Colonnello Philip J. Corso (1915-1998), con tutto ciò che è emerso in questi anni circa gli effetti delle attività di retroingegneria condotte dagli Americani sui rottami dell’UFO caduto a Roswell nel 1947, in particolare per quanto riguarda la prodigiosa ed imprevedibile espansione dell’industria elettronica.

Praticamente questa parte avrebbe messo in luce la possibilità che nel corso della nostra Storia più o meno recente siano avvenuti diversi episodi di vera e propria contaminazione culturale di matrice aliena, talora voluta, talaltra fortuita, tale comunque da contribuire in modo determinante al nostro progresso.

Una seconda parte avrebbe trattato il Caso Ummo sia nella più nota versione “classica”, più che altro di matrice iberica, sia in quella “italica”, che come Breccia stesso sottolinea, rappresenterebbe una pagina praticamente sconosciuta al di fuori di una limitata cerchia di ricercatori romani e probabilmente distinta dal filone ummita propriamente detto anche per quanto riguarda l’effettiva origine dei suoi presunti protagonisti extraterrestri.

Questa parte avrebbe rafforzato il dubbio già insinuato da quella precedente, visto che una caratteristica fondamentale del fenomeno ummita fu proprio l’elevata quantità e qualità di documenti scientifici e tecnici che gli alieni avrebbero inviato a studiosi di tutto il mondo nelle più disparate branche del Sapere.

Nel complesso, le prime due parti del libro suggeriscono chiaramente l’idea di una sorta di progresso umano pilotato dall’esterno attraverso la comparsa di personaggi e documenti “anomali” la cui influenza avrebbe accelerato in momenti cruciali il progresso europeo: Breccia lo sostiene molto chiaramente come un fatto piuttosto risaputo a certi livelli, quando infatti dichiara che “negli ultimi anni, nel corso di colloqui riservati con amici che non posso permettermi di nominare, sono emersi indizi di una diffusa consapevolezza di queste realtà apparentemente insolite, fra alcuni dei maggiori intellettuali italiani del primo ‘900″ [p48].

La terza parte sarebbe stata il vero nucleo del libro, mentre le altre due avrebbero rappresentato, di fatto, una sorta di articolata introduzione a quello che Breccia prefigurava come il “pezzo forte” del suo lavoro e di cui parleremo in dettaglio in questo articolo, cercando di coglierne tutte le possibili connessioni.

Questa parte avrebbe affrontato chiaramente la questione di una vera e propria infiltrazione extraterrestre fra di noi, cercando di fornirne le ragioni e, in definitiva, lasciando finalmente intuire un quadro d’insieme.

Il Libro ed i suoi Autori

Contattismi di Massa” venne pubblicato nel gennaio di quest’anno, il 2007, e lo acquistai proprio a San Marino in occasione del “15° Simposio Mondiale sugli Oggetti Volanti Non Identificati e i Fenomeni Connessi“, svoltosi sul Monte Titano fra Sabato 14 e Domenica 15 aprile e realizzato dal Centro Ufologico Nazionale (CUN) e dal Centro di Ricerche sugli Oggetti Volanti Non Identificati (CROVNI) sammarinese in collaborazione con le strutture di Stato preposte al turismo nell’antica Repubblica appenninica.

Fu una lettura a dir poco travolgente e, sin dalle prime battute, mi resi conto di avere per le mani qualcosa di veramente eccezionale.

Colpiva in particolare quella “Prefazione” che, pubblicata qualche mese prima su UFO Notiziario e quindi al di fuori del suo contesto naturale, sinceramente non aveva destato in me lo stesso interesse e la stessa sorpresa che mi provocò in seguito, trovandola inserita in quel libro.

L’articolo era stato sì interessante, ma immerso in quel volume assumeva uno spessore del tutto diverso.

Colpiva soprattutto il coraggio, l’abbandono di una tradizionale e forse eccessiva prudenza, magari più percepita che reale, quasi la sventatezza con cui un Pinotti osava affermare apertamente certe cose.

E presto vedremo, soprattutto per chi ancora non le ha lette, di quali cose si tratti.

Ma, prima di tutto, parliamo un attimo degli autori.

Non è un refuso: è lo stesso autore ufficiale a dichiarare che la parte più importante del suo libro, come vedremo, cioè la terza, fu scritta praticamente a sei mani da Bruno Sammaciccia, che ne fu la fonte principale e di cui parlerò brevemente in seguito, dallo stesso Breccia e da un fantomatico autore germanico ormai deceduto [p178], un certo Hans non meglio precisato, ingegnere come lui, credo, che gli chiese espressamente di mantenere l’anonimato.

Ad ogni modo il testo ha visto la collaborazione o per lo meno il sostegno di altri personaggi, tutti di una certa levatura accademica, come l’ing. Carlo Bolla [p32] di cui dirò più avanti per una ragione ben precisa, ed il prof. Paolo di Girolamo [n4] che ebbe a che fare direttamente coi fatti raccontati da Breccia.

Lo stesso Breccia fu spinto a pubblicare la vicenda dall’insistenza di Pinotti, come ebbe a scrivere nel citato articolo di presentazione del testo; altrimenti, è probabile che se ne sarebbe guardato bene e dunque avremmo continuato a non saperne praticamente nulla, visto che ancora dichiara di essere “sempre dell’idea che certe cose è meglio nasconderle sotto il primo tappeto a portata di mano.” [p177]

Stefano Breccia, per parte sua, è uno stimato ingegnere elettronico con un curriculum vitae nazionale ed internazionale decisamente impressionante [n5]: nato ad Ancona nel 1945, attualmente è docente presso l’Università dell’Aquila ed i suoi interessi spaziano principalmente nel campo dell’Informatica e vertono, fra gli altri, su aspetti quali l’intelligenza artificiale, la grafica computerizzata e l’analisi frattale, argomenti sui quali è stato autore di diversi libri e numerosi articoli ed ha tenuto conferenze in tutto il mondo.

È inoltre un membro di spicco del Centro Ufologico Nazionale.

Ma veniamo al suo libro: come ho già accennato, questo è strutturato in tre sezioni distinte; a parte la “Prefazione” di Pinotti e tralasciando in questa sede le pur interessantissime considerazioni e appendici fisiche, fotografiche e matematiche che corredano la fine di ogni sezione, esaminiamole insieme, almeno a grandi linee.

La prima, intitolata “Gli Inizi“, analizza, attraverso una più o meno rapida carrellata, tre aspetti principali della Storia: “L’Italia e gli strani oggetti per aria” tratta la presenza UFO nel nostro Paese dai tempi dell’antica Roma ai più recenti e già citati “File Fascisti“; “Lord Cavendish ed il suo gruppo” analizza in dettaglio quei personaggi considerati fuori dal loro tempo di cui abbiamo già parlato in precedenza e di cui comunque dovremo tornare a parlare in seguito; “Le esperienze americane“, infine, tratta dei più famosi casi di contattismo d’oltreoceano, citando in particolare George Adamski (1891-1965), George Hunt Williamson (1926-1986), Truman Bethurum (1898-1969), Howard Menger (1922) e Daniel William Fry (1908-1992).

La seconda, ne ho già accennato, tratta piuttosto estesamente “Il Caso Ummo“, peraltro con diversi stralci originali in lingua spagnola particolarmente interessanti ed illuminanti.

E veniamo dunque alla terza parte: “La Storia di Amicizia“.

Occorre sottolineare che il “vero” autore di questa parte, come ben spiega il Breccia, non fu certo lui, che peraltro ebbe nella storia un ruolo volutamente marginale, ma piuttosto un suo amico di vecchia data, anconetano come lui, che fu il vero e proprio catalizzatore degli eventi in questione, almeno per quanto riguarda ufficialmente il versante italiano della faccenda.

Questi era Bruno Sammaciccia (1926-2003), un noto psicologo, psichiatra, letterato, scrittore e teologo di fortissima connotazione cattolica che visse a Pescara e, per un certo periodo, fra la fine del 1960 e almeno parte del 1964, anche a Milano [p223-229]; fu autore di numerosi testi a carattere storico e religioso ed ebbe frequentazioni personali di alto livello, fra cui un paio di premi Nobel, un paio di generali, esponenti di spicco della Chiesa fra i quali figurava l’allora Cardinale di Cracovia Karol Woytila e personalità del mondo imprenditoriale e finanziario, alcuni dei quali, sembra di capire più o meno chiaramente, furono sicuramente coinvolti nella vicenda; come Breccia racconta, si trattava insomma di una persona con una robusta cultura umanistica, autore di oltre 160 libri molti dei quali tradotti anche all’estero e che, fra le altre cose, ricevette ben quattro lauree Honoris Causa, senza contare il fatto che, nel 1962, fu addirittura insignito dall’UNESCO del titolo di “Uomo dell’Anno per la Cultura [p417-419].

Fra le sue ultime volontà, espresse prima della morte, vi fu proprio la richiesta che la storia in questione fosse resa pubblica.

Breccia ne trascrisse i racconti in Inglese in vista di una pubblicazione sul mercato americano, quindi riunì gli scritti in Tedesco ricevuti da Hans ed altri ancora in Russo, tradusse il tutto in Italiano e da ciò nacque dunque la terza parte del libro, che adesso andremo ad approfondire in tutti i suoi possibili risvolti.

La Storia di Amicizia

Innanzitutto, partirò da ciò che alcuni potrebbero ritenere un azzardo: e cioè dalla considerazione che, dato il prestigio e la levatura delle persone che per prime ne hanno parlato, tutta la faccenda non sia una specie di burla o una sorta di esperimento sociologico, ma sia viceversa fondamentalmente vera.

Detto questo, di cosa stiamo parlando esattamente?

Breccia racconta [p174-181] che, nel senso più ampio del termine, Amicizia fu un fenomeno di vero e proprio “contattismo di massa“, da cui il titolo del libro, che cioè coinvolse un numero non trascurabile di persone in tutto il mondo, o per lo meno in gran parte di esso, per oltre quarant’anni.

Questa gente, estremamente eterogenea sul piano sociale, ma evidentemente ritenuta “affidabile” dai loro interlocutori alieni, sarebbe venuta in contatto diretto con esseri umani come noi ma di origine extraterrestre, ampiamente infiltrati nella nostra società, al punto che, in alcuni casi, il loro grado di integrazione li avrebbe portati addirittura a vivere stabilmente fra di noi, creandosi persino delle famiglie ed operando tranquillamente nel mondo del lavoro.

Il fenomeno, per quanto se ne sa, si produsse almeno in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Francia, Unione Sovietica (in particolare in Siberia), Australia ed Argentina e quanti ne vennero in contatto lo chiamarono tutti “Amicizia“, ciascuno nella propria lingua: così fu detta “Freundschaft” in Tedesco, “Amitié” in Francese, “Дружба[n6] in Russo e, per quanto Breccia non ne faccia menzione esplicitamente, “Friendship” in Inglese ed “Amistad” in Castigliano.

Diversamente da altri casi di contattismo più tradizionale, Amicizia ed i suoi membri non fecero mai alcun tipo di proselitismo, al contrario furono piuttosto inclini a mantenere sulla questione un certo riserbo e questo spiega perché oggi l’argomento possa suscitare le perplessità più disparate anche fra gli addetti ai lavori.

Lo stesso Breccia spiega che “gli studiosi europei del fenomeno UFO sanno che qualche cosa è successo, sentono che può essersi trattato di qualche cosa di veramente importante, ma nessuno al di fuori del gruppo, almeno sino ad ora, ha mai avuto la minima idea circa quanto grande ed importante questa cosa sia stata.

In quegli anni diverse genti aliene parevano imperversare sul nostro Pianeta, rendendosi protagoniste di episodi più o meno importanti di contatto e comunicazione diretta con quelli che Breccia suole chiamare “terricoli“: Venusiani, Clariani, Methariani, Ummiti, Bahaviani, Elta V, UTI [n7] e, potremmo aggiungere, tirando in ballo Eduard Meier e Pierfortunato Zanfretta, anche Pleiadiani e Dargos, alcuni dei quali, forse, meno credibili di altri e pur tuttavia qualcosa stava accadendo.

Ma cosa?

Breccia, o forse sarebbe meglio dire Sammaciccia, racconta soprattutto quanto avvenne in Italia limitatamente alla sua Amicizia.

Tutto ebbe inizio nell’aprile 1956 a Pescara, quando Bruno e due suoi amici, Giulio e Giancarlo, ebbero un primo episodio di contatto che si direbbe di tipo “paranormale” ma evidentemente di matrice tecnologica, nel corso del quale un’entità ignota, attraverso un apparente fenomeno di scrittura telecinetica (ma ovviamente potrebbe essersi trattato di un alieno resosi semplicemente invisibile), si presentò loro facendo presagire un possibile incontro al Castello di Rocca Pia sopra Ascoli Piceno.

Alcuni giorni dopo l’incontro ebbe luogo veramente e i tre si trovarono di colpo come sbalestrati in un film di fantascienza: incontrarono individui assolutamente come noi, a volte sì anomali ma soltanto per la statura o troppo alta o troppo bassa rispetto alla media italiana, ma per il resto potevano essere tranquillamente dei comuni terrestri, a volte nani, a volte giocatori di pallacanestro.

Il fatto è che costoro non solo sostenevano di venire da altri mondi ma, in base a quanto viene riferito, furono in grado di dimostrarlo in più occasioni e non soltanto da ciò che raccontavano in termini di cognizioni storiche, scientifiche e filosofiche, ma anche e soprattutto per ciò che mostravano di essere in grado di fare e per altre evidenze della loro tecnologia assolutamente non trascurabili.

E non stiamo parlando semplicemente dell’annuncio di manifestazioni ufologiche poi effettivamente verificatesi analogamente a quanto avvenne nel caso ummita dell’atterraggio di San José de Valderas nei pressi di Madrid (1° giugno 1967), ma di ben altro.

Stiamo parlando, più precisamente, di testimoni, e in particolare dei tre in questione ma non solo, che potrebbero asserire di aver visitato con una certa frequenza immense e direi stupefacenti basi sotterranee extraterrestri situate a diversi chilometri di profondità sotto l’Adriatico e sotto la Lombardia e i suoi laghi, ad esempio con sbocchi ad Ascoli Piceno, a Pescara, a Milano e a Como e dintorni.

Stiamo parlando, in particolare, di una base che, come scrive Paolo di Girolamo nella sua Premessa alla Storia di Amicizia [p172], sarebbe stata estesa addirittura da Ortona a Rimini e dal centro dell’Adriatico verso l’Italia centrale [n8], vale a dire di qualcosa che lungo il suo asse longitudinale avrebbe coperto una distanza di ben 240 chilometri scavati all’interno della solida roccia granitica della crosta terrestre.

Stefano e Bruno ne riducono l’estensione da Pescara ad Ancona [p241], vale a dire a “soli” 126 chilometri circa, ma naturalmente la sostanza non cambia.

Queste basi, fra l’altro, sarebbero state realizzate mediante una forma reversibile di compressione della materia e ricorderebbero in modo sorprendente i tunnel di cristallo dei Tok’ra, alleati dei Terrestri nel loro conflitto contro i Goa’uld nella serie televisiva di fantascienza Stargate SG1 (1997-2007).

Per non dire poi delle numerose testimonianze di eventi di teletrasporto di cose e di persone, oltre al passaggio delle stesse attraverso una sorta di diradamento della materia, per esempio quando si rendeva necessario l’accesso alle basi sotterranee prima citate, proprio per mezzo della smaterializzazione del terreno lungo un temporaneo tunnel verticale.

Ma per quale ragione tutto ciò accadeva e, soprattutto, per quale ragione Bruno e i suoi vi furono coinvolti?

Bisogna sottolineare che i tre personaggi che ho citato furono i primi membri di un gruppo che nel corso del tempo andò ampliandosi, ruotando ovviamente intorno alla figura di Bruno Sammaciccia.

Questi, come scrive Breccia nel già citato articolo introduttivo apparso su UFO Notiziario alla fine del 2006, avrebbe addirittura introdotto alla questione UFO gli stessi Perego e Ghibaudi di cui avevo già accennato in apertura: dunque il suo personale contributo alla nascente Ufologia italiana e non solo ad Amicizia appare oggi, alla luce di queste informazioni, assolutamente fondamentale e determinante.

Nello stesso articolo, Breccia riferisce di essere al corrente di oltre 130 nomi di persone che furono coinvolte materialmente in seno ad Amicizia, pur limitando il discorso soltanto al nostro Paese.

Fra essi si enumerano “tre generali, diversi professori universitari, magistrati, biologi, una pletora di ingegneri, uno (e forse due) premi Nobel, ma anche ragionieri, docenti di lingue, archeologi, grossisti di preziosi, campioni di judo, impiegati di banca, pittori, acconciatrici e così via[n9].

Tutte queste persone lavoravano insieme per uno scopo ben preciso e ben concreto: garantire il necessario supporto logistico ai loro Amici extraterrestri rifornendo abitualmente le loro basi con approvvigionamenti in derrate alimentari e materie prime.

Per esempio, Breccia dice molto chiaramente e senza tanti complimenti che Bruno e i suoi organizzavano “due volte al mese due Tir carichi di frutta” e che procuravano ai nostri visitatori “quantità industriali di mercurio, di stronzio niobato di bario, di platino, di radium (in periodi nei quali la commercializzazione di prodotti radioattivi era illegale in Italia)[p58-59].

Un’affermazione a dir poco sconvolgente e stupefacente ma, aggiungo, assolutamente credibile e coerente, che pone, ovviamente, non pochi interrogativi.

Uno, in particolare, piuttosto stringente, mi venne posto da Lavinia Pallotta durante la pausa pranzo del convegno “INFORMAZIONE PROIBITA”, svoltosi a Milano il 19 maggio scorso.

In sostanza, dubitando fortemente di tutta la faccenda, mi chiese come ritenessi possibile l’apparente inerzia dei servizi segreti sulle attività di Amicizia, alcune delle quali, aggiungo io, se davvero si fossero verificate, sarebbero state evidentemente illegali, almeno sul piano formale: in effetti, a parte la questione del traffico di sostanze radioattive accennata da Breccia, rimane comunque il fatto, teoricamente assai più grave, che, come vedremo fra poco, Amicizia avrebbe quantomeno violato l’Art. 244 del Codice Penale: infatti, attraverso atti ostili verso uno Stato estero, avrebbe esposto quello italiano al pericolo di guerra [n10].

Come dice un antico detto germanico, “la guerra è la madre di tutte le cose” e, nonostante le migliori intenzioni, Amicizia non fece certo eccezione: il supporto logistico garantito agli Amici extraterrestri non avvenne infatti in tempo di pace, ma piuttosto nel quadro di un vero e proprio scontro militare in atto fra due diverse potenze galattiche, per quanto il testo in esame abbia cercato di minimizzarne la portata, tentando in più occasioni di ridurre la gravità di tale scontro al livello di semplici “scaramucce” (Pinotti) [p21] o al massimo di “diatriba” (Breccia) e negando dunque l’esistenza di una vera e propria guerra, ritenuta invece tale dallo stesso Sammaciccia [n11].

In realtà il testo stesso non dissimula affatto l’esito catastroficamente tragico di tale “diatriba“, come vedremo.

Sta di fatto che il rischio di rappresaglie dovette essere reale, Sammaciccia e Breccia parlano apertamente di vittime terrestri fra le loro fila [p244, p389] e, a questo punto, viene naturale chiedersi se, in un certo senso col senno di poi, la stessa strage di Ustica in cui il DC-9 I-TIGI Itavia, in rotta da Bologna a Palermo, esplose improvvisamente in volo il 27 giugno 1980 uccidendo tutte le 81 persone a bordo, non debba ascriversi in questo quadro, anche tenendo presente il fatto che, come del resto è cosa ben nota fra quanti seguirono quella tragica vicenda con una certa attenzione, la presenza di UFO, tecnicamente parlando, risultò ben evidente nei tracciati radar di quella sera.

Quindi è più che lecito chiedersi come sia mai stato possibile che nessuno al di fuori di Amicizia si fosse accorto di quanto stesse accadendo: nessuno, nemmeno i servizi segreti, civili o militari che fossero. È credibile? Forse no. Forse chi avrebbe dovuto sapere sapeva, ma decise che non fosse il caso di metterci lo zampino, di intervenire a qualsiasi titolo. O forse, addirittura, appoggiava apertamente il ruolo di Amicizia. Come abbiamo visto, molti personaggi coinvolti furono di altissimo profilo nel loro settore e ciò probabilmente ci autorizza a sospettare che godessero anche di una certa influenza in certi ambienti.

Amicizia, in fondo, proprio per la levatura delle persone coinvolte, sembra qualcosa di troppo evocativo, da questo punto di vista, per non richiamare subito alla mente un’altra organizzazione tradizionalmente composta da personalità di alto livello, soprattutto sul piano dell’impegno morale, speculativo ed intellettuale: la Massoneria.

E, si badi bene, non condivido affatto una certa visione cospirazionista che, soprattutto in Italia, ha spesso dipinto la più importante disciplina esoterica dell’Occidente come una sinistra accolita di plutocrati criminali intenti a tramare contro il Mondo intero per i loro biechi interessi.

Tutte le famiglie hanno avuto le loro pecore nere e Licio Gelli, tanto per non fare nomi e cognomi, non può certo definirsi un esempio illustre di frammassone, al punto che furono proprio la Magistratura e la stessa Commissione parlamentare d’indagine a definire il personaggio come una sorta di infiltrato, dunque un elemento estraneo tanto alla Massoneria quanto ai suoi ideali, che nella migliore delle ipotesi vi penetrò perseguendo i propri loschi interessi mentre, nella peggiore, vi agì col preciso intento di screditarla e non sappiamo su quale mandato.

La Massoneria, del resto, proprio per i suoi alti ideali di integrità morale, spirito di tolleranza, senso di libertà, apertura intellettuale e contrarietà ad ogni forma di totalitarismo politico e miope dogmatismo religioso è sempre stata uno dei bersagli preferiti della Chiesa [n12], del Comunismo, del Fascismo e del Nazismo.

È stata altresì, attraverso i suoi membri più illustri, il motore delle principali rivoluzioni democratiche in Europa come nelle Americhe, dalla stessa Rivoluzione Francese a quella delle Tredici Colonie, per non dire della Carboneria italiana e di altri movimenti simili: lo stesso Giuseppe Garibaldi, fra gli altri, fu un famoso frammassone e nessuno, credo, potrebbe mai mettere in discussione la sua levatura morale.

La Massoneria, inoltre, ebbe fra i suoi membri eminenti illuministi e fu proprio nel Secolo dei Lumi, quindi nel ‘700, che si manifestò concretamente attraverso l’operato di tanti dei suoi uomini migliori.

Ora, questa chiaramente è soltanto una mia ipotesi, ma guardando alla trentina di illustri personaggi elencati da Breccia in “Lord Cavendish e il suo gruppo” non ho potuto evitare di notare come almeno una decina di essi fosse notoriamente affiliata alla Massoneria o quanto meno molto vicina ad essa sul piano ideale [n13].

Naturalmente ve ne potrebbero essere degli altri di cui non sono a conoscenza, ad ogni modo mi è comunque venuto il dubbio che tale elenco non fosse del tutto casuale ed anzi vi fosse in ciò un preciso messaggio: vale a dire che tanto la Massoneria quanto il gruppo di Lord Cavendish e in seguito Amicizia stessa potrebbero aver condiviso gli stessi obbiettivi e la stessa regia di fondo, vale a dire la precisa volontà di una civiltà extraterrestre a noi affine, tanto per motivi storici quanto per una fin troppo evidente parentela biologica, animata nei nostri riguardi da intenti assolutamente fraterni e decisa ad intervenire in nostro favore in momenti particolarmente cruciali per favorire il nostro progresso e difenderci, se necessario, da eventuali minacce interne ed esterne.

Nulla di strano, dunque, se Amicizia fosse stata protetta ed aiutata dalla stessa Massoneria, dietro la quale, ai più alti livelli, potrebbero benissimo esservi gli stessi Amici di Sammaciccia.

Sia come sia, sembra che alla fine i nostri fratelli galattici siano stati duramente sconfitti dai loro avversari, almeno nello scacchiere terrestre e particolarmente in quello adriatico: le loro basi sarebbero state attaccate ed annientate dal nemico nel novembre 1978 e Amicizia stessa si sarebbe disintegrata in un clima molto simile a quello dell’8 settembre 1943.

Bruno attribuisce la ragione di questa catastrofe, in un modo assai improbabile, al suo stesso gruppo: la sua coesione interna si sarebbe basata su una forma di profonda armonia psichica chiamata dai suoi Amici alieni col termine di Uredda [p240], qualcosa di sufficientemente forte ed intenso da assicurare da un lato l’efficienza del gruppo stesso nelle sue attività e, dall’altra, da tenere addirittura alla larga, in una certa misura, gli stessi avversari degli Amici.

Ad un certo punto, però, questa coesione si sarebbe deteriorata; il nemico sarebbe riuscito nel suo intento di sgretolare il gruppo attraverso pressioni mentali che avrebbero diffuso fra i suoi membri un clima di crescente dissidio interno; qualcosa che ricorda molto da vicino la sinistra influenza di Eris, la dea della discordia della mitologia greca; l’armonia si sarebbe così trasformata in disarmonia, che gli Amici alieni chiamano col termine di Redda [p241] e tutto quanto si sarebbe sfasciato definitivamente.

Venuto meno il necessario sostegno logistico da parte del gruppo di Sammaciccia, gli Amici si sarebbero venuti a trovare in una posizione di estrema vulnerabilità ed i loro nemici avrebbero preso il sopravvento.

Questa visione è sicuramente infondata, oltre che evidentemente irrealistica.

Come dimostrano i risvolti esteri, la faccenda di Amicizia era molto più estesa di quanto potrebbe sembrare e andava sicuramente ben al di là della conoscenza dei suoi protagonisti terricoli, come li chiama Breccia. È dunque altamente probabile che ciò fosse vero anche in Italia e che quello di Bruno fosse solo uno dei gruppi di supporto presenti nel nostro Paese, per cui è comprensibile che la defezione di uno di essi non avrebbe potuto in nessun modo essere determinante per la situazione generale, per quanto gli Amici abbiano inteso dare ad ogni gruppo di sostenitori terrestri più importanza del dovuto al solo scopo di responsabilizzarli maggiormente sui loro compiti al fine di accrescerne la fedeltà e dunque l’efficienza.

Ad ogni modo, ad un certo punto la situazione precipitò rapidamente.

Il testo riferisce chiaramente di quanto la cosa sia stata drammatica: “In tutto l’Adriatico centrale, per un paio di mesi, le acque impazzirono. Enormi ondate alte decine di metri apparivano all’improvviso, spesso terrorizzando sia i pescatori che la guardia costiera; vi furono fenomeni rovinosi senza spiegazione.

Ed ancora: “I fenomeni sul mare sono stati realmente vistosi, al punto che i pescatori avevano paura di uscire a mare con le loro barche; una delle loro barche venne affondata, in modo strano (qualche giorno dopo fu trovata dritta sul fondo, sostanzialmente intatta) due uomini morirono, e da allora i pescatori pretesero di essere scortati dalla guardia costiera; anche le navi militari incontravano problemi, i loro radar ricevevano strane eco, e in pratica, per un paio di mesi, la pesca fu ridotta al minimo. Durante questo periodo c’era anche una vistosa attività di UFO, con molte notizie allarmanti sulla stampa, senza che fosse mai trovata una ragionevole spiegazione.[p242]

Effettivamente, fra il 1978 ed il 1979 l’Italia in generale e l’Adriatico in particolare furono interessati da uno dei flap più clamorosi dell’intera storia dell’Ufologia: praticamente non passava giorno senza che i giornali non riportassero notizie di nuovi avvistamenti ed il nostro Paese sembrava essersi trasformato in una sorta di “porto di mare” galattico.

Bruno e Stefano, sostanzialmente, si limitano a riferire della fase più drammatica dello scontro fra gli Amici e i loro avversari quale dovette concretizzarsi nell’arco degli ultimi due mesi del 1978, ma è altamente probabile che le azioni belliche più evidenti fra le due parti siano iniziate ben prima, ad esempio nel 1977, ed è inoltre possibile che si siano prolungate per un certo periodo anche successivamente, magari giungendo addirittura alla stessa Strage di Ustica, quasi tre anni dopo: in tal caso, l’abbattimento del DC-9 potrebbe essere stato sia il risultato di una deliberata rappresaglia, come poc’anzi ipotizzato, sia, più semplicemente, un casuale e sfortunato coinvolgimento in combattimenti fra opposte aviazioni aliene.

La possibilità di retrodatare l’inizio degli scontri emerge in particolare dal secondo numero della storica rivista SOLARIS, datato 10 febbraio 1978, in cui Antonio Cosentino pubblicava uno “Speciale UFO” intitolato “Cinque Mesi di Avvistamenti in Italia“: sul titolo, a pagina 18, campeggiava una splendida raffigurazione in bianco e nero, che riproduceva un “disco volante” che sfrecciava al di sopra di un paesaggio montano nell’atto di aprire il fuoco con armi a raggi contro due “sigari volanti” ben alti nel cielo, facendoli esplodere; ciò sarebbe accaduto in Sardegna sul finire del 1977; a questo proposito, così riferiva, fra l’altro, la didascalia pubblicata a pagina 19: “AVVISTAMENTO CAGLIARI 28 OTTOBRE L’ufologo sardo Giorgio Metta è stato testimone, con amici, alla disintegrazione di due Ufo a forma di sigaro da parte di un <<disco volante>>.

Fra l’altro, fu poi proprio nell’agosto 1978 che feci il mio primo avvistamento, quando, osservando le stelle con un binocolo prismatico 10×50, inquadrai da Marina Palmense, nei pressi di Fermo e Porto San Giorgio, in Provincia di Ascoli Piceno, un oggetto sigariforme in movimento assai rapido dall’entroterra verso il mare, silenziosissimo, in volo ad una quota apparentemente piuttosto elevata, dal quale, ad un certo punto, si staccò una luce più piccola da quello che sembrava uno dei suoi “finestrini“, che sfrecciò via obliquamente, in direzione Nord-Ovest.

Di quello che in breve venne soprannominato il “Triangolo di Pescara” parlò diffusamente anche UFO Notiziario nei due numeri di gennaio e febbraio dell’anno successivo, il 1979, in particolare a firma di Romano Di Bernardo e dello stesso Pinotti.

Così, l’Organo Ufficiale del Centro Ufologico Nazionale riferì delle alte colonne d’acqua che improvvisamente si sollevavano dal mare; del fenomeno delle “acque bianche” ribollenti; delle interferenze elettromagnetiche sugli schermi radar, sugli apparati dei radioamatori e sulle normali trasmissioni radiotelevisive; delle continue segnalazioni da parte dei marittimi e, in un caso, persino da parte dell’equipaggio di una motovedetta della Capitaneria di Porto pescarese (la CP 2018); del clima di generale e fortissima apprensione, se non addirittura di vero e proprio panico, che si scatenò in seguito al naufragio del motopeschereccio “Francesco Padre” in cui, nelle prime ore del 14 ottobre 1978, a due miglia al largo della foce del fiume Tronto, trovarono la morte i due fratelli Vittorio e Gianfranco De Fulgentiis di Martinsicuro, di 37 e 35 anni, nei cui polmoni, peraltro, pare non sia stata trovata alcuna traccia d’acqua marina, portando quindi ad escludere l’ovvia ipotesi dell’annegamento e lasciando il caso praticamente insoluto anche per quanto riguarda le cause dell’affondamento, visto che il mare era calmo, il cielo sereno né c’era vento; e si potrebbe andare avanti, citando ad esempio l’avventura del motopesca “Trozza” che, come scrisse Di Bernardo, “il 16 novembre si trovò sospinto da una forza misteriosa che lo spinse dagli originali 3 fino a 15 nodi, ruotando infine il natante di 90° in un ribollio di acque.

Tutto questo fu come coronato da un avvistamento a dir poco spettacolare che fu immortalato da splendide immagini a colori che furono poi pubblicate sul numero del 9 gennaio 1979 del settimanale Panorama, quando migliaia di persone, lungo le spiagge di Bellaria e Cesenatico, furono testimoni per alcune ore, nella tarda serata del 20 dicembre 1978, di un immenso, complesso e luminosissimo oggetto dalle luci verdi ed arancioni che parve come sollevarsi dal mare all’orizzonte; le immagini furono riprese dal fotografo Elia Faccin di Bellaria, allora 45enne, che fu svegliato appositamente dai Carabinieri perché potesse documentare l’incredibile evento.

Si trattò forse dell’atto finale di smobilitazione della base adriatica degli Amici? Può darsi.

Ad ogni modo, è bene ricordare che quel periodo fu estremamente denso di attività ufologiche e non solo nel nostro mare orientale; il 1978 fu infatti caratterizzato da altri due episodi di particolare importanza e drammaticità: il Caso Valentich (21 ottobre), forse ormai dimenticato dai più, nel quale un giovane pilota australiano di origine triestina in volo sullo Stretto di Bass, fra lo Stato del Victoria e la Tasmania, sparì senza lasciar traccia col suo piccolo Cessna 182 dopo aver comunicato alla torre di controllo di Melbourne di trovarsi sovrastato da un UFO; ed il Caso Zanfretta (6-7 dicembre), tornato di recente alla ribalta.

È poi quantomeno interessante notare un’altra particolare “coincidenza“: il 24 novembre, accusato di plagio, truffa e addirittura di violenza carnale da due finanziatori americani, i coniugi Hooker, venne arrestato il grande contattista siciliano Eugenio Siragusa (1919-2006) che, in precedenza, il 17 agosto aveva chiuso definitivamente il suo famoso Centro Studi Fratellanza Cosmica; viene da chiedersi quale sia stata la vera ragione di quella chiusura e per conto di chi avessero agito veramente i due americani, soprattutto considerato che, in seguito, il 5 aprile 1982 il Tribunale di Catania lo avrebbe assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste“.

Oltre a ciò, durante i 72 giorni trascorsi in detenzione presso la Casa Circondariale “Piazza Lanza” della stessa città, gli UFO e i loro occupanti si sarebbero mostrati a più riprese alle guardie carcerarie, quasi si trattasse di una forma di pressione politica e psicologica per ottenere la liberazione del loro illustre amico; ma, a questo punto, direi che lo scorso 25 marzo ci si spinse ben oltre, quando, durante il “Tributo a Eugenio Siragusa” organizzato dall’Associazione SaraS e tenutosi al Centro Congressi dell’Hotel Leonardo Da Vinci del Capoluogo lombardo, si disse senza mezzi termini che l’imponente flap del 1978 sarebbe stato motivato proprio dalla volontà degli extraterrestri di ottenere dalle Autorità italiane il rilascio di Siragusa.

Illazioni gratuite? Fantasie? Esagerazioni? Coincidenze? E chi lo sa? Chi può dire veramente fino a che punto sia giunto l’intreccio fra i Visitatori, Amicizia e chissà cos’altro ancora?

Comunque sia andata, secondo quanto dichiara Sammaciccia per mano di Breccia [p243], dopo l’esito catastrofico della battaglia adriatica del 1978 gli ultimi nuclei di Amici rimasti in Italia se ne sarebbero andati definitivamente in due gruppi, il primo il 6 ed il secondo l’11 dicembre 1986, pur lasciando presagire la possibilità di un ritorno nei primi anni dell’attuale XXI Secolo, nel 2002 o nel 2003 [p244].

Termina così, per quanto ne sappiamo, la Storia di Amicizia.

La copertina del n. 25 di “Area 51” (Ottobre 2007) in cui fu pubblicata la prima parte dell'articolo, dal titolo “Alieni infiltrati in Italia”.

La copertina del n. 25 di “Area 51” (Ottobre 2007) in cui fu pubblicata la prima parte dell'articolo, dal titolo "Alieni Infiltrati in Italia".

Gli Alieni di Amicizia

Bruno e Stefano chiamano i loro amici W56 ed i loro avversari CTR: la prima sigla sarebbe celebrativa dell’anno del primo incontro (“Viva il 1956“), mentre la seconda sarebbe un acronimo derivato dalla parola “ConTraRi“, tanto per sottolinearne l’ostilità.

I loro “nomi nazionali” sarebbero rispettivamente Akrij [p246] e Weiros [p353].

Personalmente non ho mai parlato con Breccia, ma poiché scrive che “il testo presente deriva da una mia traduzione dall’inglese e dal tedesco (in alcuni casi dal russo) in italiano” [p181] e basandomi sulla grafia da lui adottata posso ipotizzare che il primo termine vada pronunciato “alla russa” (cioè con la “j” finale “alla francese”, solitamente resa per il Russo con “zh”) ed il secondo, invece, “alla tedesca” e quindi “vàiros”.

Ovviamente è solo un’ipotesi.

(successivamente alla pubblicazione della seconda parte del mio articolo su Area 51, seppi da Stefano Breccia che la mia ipotesi a riguardo era errata: i due termini vanno pronunciati semplicemente “all’italiana” e dunque “àcrii” e “véiros“)

È interessante notare come la parola Akrij assomigli stranamente al nostro Arii, soprattutto se la “k” avesse un suono leggermente aspirato; va notato che gli Amici, almeno dal punto di vista somatico, erano chiaramente europei e ciò risulta abbondantemente da tutte le descrizioni, così come dalla presunta foto di uno di loro che compare a colori alla fine del libro [n14].

Questi alieni, insomma, sarebbero “come noi” non solo genericamente, ma proprio letteralmente; e, aggiungerei, “come noi europei”; per farla breve, quindi, e mettendo da parte una volta per tutte certe assurde visioni pseudoantropologiche che per ragioni puramente politiche e del tutto estranee alla Scienza negano ogni evidenza sull’esistenza di differenti razze umane, sarebbero chiaramente di razza bianca, cromagnoide, nordica, indoeuropea o ariana che dir si voglia, il che li renderebbe facilmente infiltrabili, innanzitutto in qualsiasi Paese occidentale.

A questo proposito, mi si permetta di fugare sul nascere qualsiasi equivoco potenzialmente pericoloso: l’esistenza di differenti razze umane non suggerisce automaticamente l’esistenza di razze superiori ed inferiori, né tanto meno concede il diritto ad una di disprezzare, soggiogare o peggio sterminare le altre; dobbiamo anzi “ringraziare” proprio il razzismo in generale ed il Nazismo in particolare se la Scienza, dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, proprio a causa degli orribili crimini contro l’Umanità perpetrati dalla barbarie hitleriana, ha sofferto ed in parte continua a soffrire di quella che sono solito definire la Sindrome di Norimberga, uno stato psicologico decisamente patologico a causa del quale si evita sistematicamente di sostenere anche cose assolutamente evidenti e lapalissiane, ma che potrebbero procurare una fuorviante e del tutto immeritata patente di “razzista” ai suoi autori.

Io non cadrò certo in questa specie di stupido tranello ed anzi ipotizzerò cose che per quanto non sia possibile approfondire in questa sede per evidenti ragioni di spazio, ad una prima occhiata potrebbero far saltare sulla sedia più di un lettore disattento.

In particolare, sull’origine nostra e dei nostri visitatori o, almeno, di quelli di Amicizia.

Citerò quindi, a grandi linee, un’ipotesi che formulai nell’ormai lontano 1983 e che potremmo battezzare, per semplicità, l’Ipotesi Arianda.

L’Ipotesi Arianda

In base ad essa, noi Europei saremmo i discendenti di antichi colonizzatori alieni, o meglio, ariani, che a loro volta sarebbero giunti da un lontano pianeta che ormai potrebbe anche non esistere più da lunghissimo tempo: convenzionalmente lo battezzai col nome di Arianda (derivato dai termini anglosassoni “Aryan” e “Land”, dunque “Terra degli Ariani”).

[A volte la memoria fa brutti scherzi: rivedendo i miei vecchi scritti, in particolare l’articolo “16/03/1995 – GLI ANTICHI ARIANI ERANO ALIENI?” che poi ho ripubblicato in questo Blog, mi sono accorto che in origine, ormai diversi anni fa, “battezzai” la nostra antica Patria con una motivazione etimologica leggermente diversa e forse più interessante, ma della quale, apparentemente, mi ero totalmente dimenticato: “…in effetti non è proprio preso a caso, ma “costruito” dal Sanscrito, la più antica Lingua indoeuropea nota: “Arya” significa infatti “Ariani” o “Bianchi”, mentre “anda” significa “uovo”, “luogo da cui qualcosa ha origine e fuoriesce”, e quindi, in sostanza, “Aryanda” (italianizzato in “Arianda”) significherebbe proprio “luogo, pianeta, mondo di origine dei Bianchi ossia degli Ariani”…”]

Anche Arianda era popolata da razze diverse: si trattava dei Rossi, dei Biondi e dei Bruni; questi corrispondevano esattamente alla variabilità somatica propria degli Europei antichi e moderni, una variabilità che non si ritrova in nessun’altra razza umana del nostro attuale Pianeta e che è tipica degli Ariani; in una qualsiasi famiglia tipicamente europea è infatti facilissimo trovare individui con capelli rossi, biondi o bruni, occhi azzurri, verdi, grigi o castani e carnagione con un colorito parimenti variabile dal bianco al roseo più o meno chiari, il tutto con un’infinità di sfumature fra le più diverse e comunque visibilmente differenti da quanto riscontrabile nelle altre razze umane sulla Terra, che al loro interno si presentano praticamente sempre ben definite dal punto di vista somatico e, direi, cromatico.

Tutto questo mi suggerì sostanzialmente due cose: in primo luogo che, data comunque la ridotta pigmentazione della nostra razza rispetto a tutti gli altri terrestri e quindi la nostra maggiore sensibilità, anche con gravi conseguenze, alle scottature solari, i nostri antenati dovevano essersi sviluppati in un pianeta dotato di un’atmosfera con uno strato di ozono molto più efficace di quello della Terra nel bloccare i raggi ultravioletti, o che per lo meno quei raggi dovessero essere emessi dalla stella di quel pianeta in modo assai più blando rispetto a quanto avviene per il Sole; in secondo luogo, che la forte variabilità somatica presente fra noi Europei fosse un sintomo evidente dell’incrocio di razze originariamente distinte.

Perciò immaginai che gli Ariani fossero in realtà una razza mista e quindi il risultato della fusione di almeno tre razze affini ma comunque diverse, per l’appunto i Rossi, i Biondi e i Bruni, fusione che sarebbe avvenuta su Arianda prima che l’avvento dell’era spaziale li portasse a diffondersi nella Via Lattea.

Nel capitolo “I Nostri Amici”, Bruno dice praticamente le stesse cose e devo ammettere che questa scoperta mi lasciò letteralmente di sasso: “Sembra che nei tempi lontani ci fossero tre differenti razze: quelli dai capelli rossi, quelli dai capelli neri (simili agli indiani odierni); la terza razza aveva capelli bianco-verdastri. La loro cute era colorata come i loro capelli. All’inizio queste razze ebbero un’evoluzione comune, poi, poco a poco, si mescolarono insieme.[p247]

Gli Ariani, termine che deriva dal Sanscrito e che sostanzialmente significa “di nobile stirpe”, gradualmente si diffusero nella Galassia e fondarono così una vasta comunità di colonie che probabilmente assunse proprio il nome di Svastica, parola che da una parte richiama il concetto di una vera e propria “comunità politica” e che, dall’altra, è rappresentato da una forma stilizzata che non a caso riporta alla mente, attraverso l’antico simbolo della croce uncinata, in seguito usurpata da Hitler per i suoi scopi criminali, la tipica struttura a spirale della nostra e di molte altre galassie; sempre in Sanscrito, infatti, il termine svastika deriva dalla parola svasti, che a sua volta significa “benessere”, il che ricorda in un modo incredibilmente accurato il concetto ed il significato di “benessere comune” proprio del termine britannico “Commonwealth”, un classico esempio terrestre di comunità politica che riunisce una madre patria e le sue ex-colonie.

Tutto questo accadeva decine o centinaia di migliaia di anni fa, o forse, addirittura, perfino svariati milioni di anni fa: il tempo non ha molta importanza.

La loro espansione nel Cosmo fu certamente un’epoca di gloria, ma dense nubi di tempesta si profilavano all’orizzonte. La Scienza e la Tecnologia, per quei nostri antichi antenati, praticamente non avevano misteri ed essi le padroneggiavano con una maestria ed una disinvoltura a noi assolutamente ignote.

Ma, tuttavia, venne un giorno in cui alcuni di essi si spinsero troppo in là ed iniziarono a giocare con le radici stesse della vita. All’inizio migliorarono la loro stirpe, eliminando le malattie genetiche, potenziando le loro capacità fisiche e mentali e prolungando salute, gioventù e durata della loro esistenza biologica oltre l’immaginabile e tutto ciò divenne il loro normale e comune retaggio.

In seguito, però, iniziarono a realizzare macchine pensanti in grado di servirli. Erano automi, veri e propri cyborg, macchine umanoidi in parte biologiche ed in parte cibernetiche. Erano potenti, intelligenti, efficienti e, soprattutto, sacrificabili: potevano svolgere qualsiasi compito senza pericolo per i loro creatori, dai più duri ai più pericolosi ed erano quindi l’avanguardia ideale per l’esplorazione e la conquista di nuovi mondi.

Ma, un giorno, questi automi acquisirono abbastanza coscienza di sé da ribellarsi ai loro costruttori: come i replicanti di Blade Runner (1982), questi Nexus 6 ante litteram non erano più disposti a sacrificare le loro esistenze nel modo per cui erano state progettate e decisero di impossessarsi una volta per tutte dei loro destini.

L’effetto di questo evento fu devastante ed in breve assunse proporzioni letteralmente galattiche.

Essi si rivoltarono contro gli Ariani come i Demoni si rivoltarono contro gli Angeli e come i Cyloni si rivoltarono contro gli Umani delle Dodici Colonie di Cobol in Battlestar Galactica (1978, 2004).

La Via Lattea fu messa a ferro e a fuoco. Fu un massacro e per poco la Svastica non si sgretolò. Al culmine del conflitto, un terzo (Apocalisse 12:3-4) di tutte le colonie ariane cadde nelle mani dei loro nemici. Il conflitto fu esteso ed apocalittico e nemmeno il Sistema Solare ne sarebbe stato risparmiato.

Qui l’antica stirpe dei colonizzatori aveva stabilito ormai da tempo diversi avamposti, sia sulla Terra sia in altri luoghi, forse allora ancora abitabili, come lo stesso pianeta Marte.

Si erano spinti al punto di modificare il patrimonio genetico di alcuni primati terrestri inserendovi parte del loro. Fu così che nacquero i Terrestri: non certo attraverso una lunga evoluzione naturale dominata dal caso, ma piuttosto attraverso modifiche mirate progettate e realizzate artificialmente in laboratorio. Ecco perché la paleoantropologia non ha mai trovato reperti convincenti dei cosiddetti anelli mancanti: semplicemente perché non sono mai esistiti.

Sulla Terra, ad ogni modo, le colonie urbane e le miniere di materie prime necessitavano di mano d’opera a basso costo e tutti quei primati modificati, mansueti e devoti ai loro creatori, pronti a soddisfare ogni loro richiesta, facevano sicuramente al caso loro.

Quella situazione, tuttavia, non durò a lungo: con l’arrivo della guerra, i Cyborg ci misero lo zampino e gradualmente, ma inesorabilmente, quei popoli di schiavi cominciarono anch’essi a prendere coscienza di sé e del loro stato e cominciarono a ribellarsi ai loro déi, i “Signori del Cielo” che in seguito i Sumeri avrebbero chiamato Anunnaki e gli Ebrei Elohim.

Fu questo il vero significato del “peccato originale”: i Terrestri furono svegliati dai Cyborg come Eva fu svegliata dal Serpente e capirono che i loro déi non erano affatto déi, esattamente come in Stargate il popolo di Abydos, spinto alla verità dai viaggiatori americani, comprese che i Goa’uld non erano altro che impostori e per questo decise di combatterli, sottraendosi al loro potere.

In breve il “pianeta delle scimmie” geneticamente modificate si sarebbe dimostrato una dimora alquanto scomoda e pericolosa per i colonizzatori ariani, che gradualmente iniziarono ad isolarsi sempre più dalle loro creature, accrescendo le distanze. Ma la cacciata dal Paradiso Terrestre e quindi la separazione dei Terrestri dai loro creatori ariani divenne alla fine una fuga generalizzata dei sopravvissuti da terre ormai rese inospitali dai bombardamenti nucleari, perché i Cyborg attaccarono e gran parte delle colonie urbane degli Ariani sulla Terra fu devastata.

In seguito, Ariani e Cyborg galattici vennero ad un fragile armistizio, che da allora isolò la Terra quasi completamente, lasciandola in una zona neutra di confine fra le due superpotenze galattiche, una regione di nessuno a garanzia del cessate-il-fuoco e soggetta ad ispezioni periodiche delle due parti, quelle stesse ispezioni che noi oggi chiamiamo “flap”.

I superstiti, del tutto abbandonati a se stessi, ormai privi sia dei loro mezzi tecnologici sia di aiuti dall’esterno, dovettero ricominciare tutto daccapo, cercando innanzitutto terre vergini e non contaminate da coltivare per sfamarsi e sopravvivere. In parte, probabilmente, quei “figli di Dio” finirono per mescolarsi con le “figlie degli uomini” (Genesi 6:2) e da quella unione nacquero nuove genti. L’antico retaggio sarebbe così finito gradualmente nell’oblio e la Storia più remota si sarebbe lentamente, ma inesorabilmente, trasformata in miti, leggende e basi per nuove religioni.

La loro lenta diaspora per le terre dell’Eurasia segnò probabilmente ciò che in seguito, circa 30.000 anni più tardi, sarebbe stato interpretato come la diffusione della razza dell’Uomo di Cromagnon, il nostro più antico e diretto progenitore europeo.

All’incirca dodicimila anni fa i loro discendenti raggiunsero un livello tecnologico superiore a quello odierno, ma il nuovo ciclo volse al termine e tutto andò nuovamente perduto quando, il 5 giugno 8498 a.C. [n15], un asteroide colpì l’Atlantico occidentale.

In quel momento le due superpotenze di allora, Atlantide ad Ovest ed Asgardia [n16] ad Est, erano impegnate in un conflitto mondiale, nel corso del quale si stava svolgendo il più grande sbarco militare della Storia, quando gli Atlantidei cercarono di occupare l’Europa, come racconta Platone (427-347 a.C.) nei suoi celebri dialoghi Timeo e Crizia.

L’impatto fu devastante: lo tsunami che ne derivò fu degno dei migliori effetti speciali di Deep Impact (1998) e depositò spessi strati di fango marino dall’Europa centrale alla Cina sotto forma di loess; i gas tossici che raggiunsero la Siberia sterminarono all’istante i grandi branchi di mammuth e di rinoceronti lanosi; l’asse terrestre si spostò e quelle regioni divennero così fra le più rigide ed inabitabili del Pianeta; le grandi piogge diluviali, infine, restituirono alla terra le acque oceaniche e le polveri sparate in aria dalla collisione, cambiando per sempre il volto del mondo di allora.

Ma il peggio fu che Atlantide affondò “nel giro di un solo giorno e di una notte spaventosa” e la tiepida Corrente del Golfo fu così libera di lambire la spessa banchisa artica che ricopriva gran parte dell’Atlantico settentrionale e che univa il Nord Europa al Nord America, segnando così la fine della Glaciazione Wurmiana e del Quaternario.

L’Umanità terrestre, nel suo complesso, dovette così ricominciare, ancora una volta, tutto quanto da zero.

Il resto è Storia, con qualche fugace ripresa delle scaramucce di confine fra Ariani e Cyborg e i loro strascichi su questo martoriato Pianeta, che occasionalmente coinvolsero gli stessi Terrestri, ariani e non, portando così alla distruzione di Sodoma, Gomorra, Gerico, Harappa e Mohenjo-Daro e alla progressiva affermazione di Ebrei ed Indoeuropei nello scenario mondiale.

Per correttezza di cronaca, devo dire che quando sviluppai questa ipotesi non immaginai affatto che la Svastica fosse giunta al suo tramonto a causa di cyborg; al contrario, ipotizzai che fosse degenerata lentamente in una sorta di Impero autoritario, contro il quale un certo numero di colonie si sarebbe ribellato. Non pensai insomma a Guerre Stellari, bensì alle Tredici Colonie di George Washington, che lottarono in armi per l’indipendenza dall’Impero Britannico fino a conquistarla.

Immaginai dunque che si fosse trattato di uno scontro fra indipendentisti e lealisti e che tale scontro si sarebbe conservato nei millenni sotto le mentite spoglie di una rivolta di Angeli ribelli, o Demoni, contro altri Angeli rimasti fedeli al loro Dio.

Ma, come vedremo fra poco, la scelta di correggere l’identità dei ribelli da umani a cyborg è un’evoluzione tutt’altro che casuale, perché a quanto pare CTR o Weiros che dir si voglia nacquero, in origine, proprio come androidi creati dai W56 o Akrij.

Tracce linguistiche nel nostro passato

Il Sanscrito è la più nobile ed antica delle lingue letterarie indoeuropee: fissata nella sua forma attuale nel IV Secolo a.C. e derivata originariamente dai dialetti parlati da quelle tribù ariane che, calate dall’Asia centrale nel II Millennio a.C., fondarono l’India classica dopo averne invaso il Nord, dal punto di vista della comprensione del nostro più antico retaggio è una miniera assolutamente preziosa [n17].

Molteplici sono infatti i termini sanscriti cui potrebbe riallacciarsi il nome Akrij con cui gli Amici W56 chiamerebbero se stessi.

Ara è il raggio di una ruota del carro e in origine potrebbe aver designato il braccio a spirale galattico in cui si trovava il sistema planetario di Arianda.

Araja significa senza polvere, quindi richiama l’idea di un luogo pulito, puro, ideale.

Araṇya vuol dire terra straniera o lontana, regione selvaggia, deserto o foresta; potrebbe essere il vero ed antico nome di Arianda.

Ari significa, fra l’altro, pianeta ostile; unito al termine precedente ed in particolare al significato di deserto, potrebbe indicare un cataclisma che ad un certo punto l’abbia reso inabitabile oppure un evento bellico che portò le colonie al distacco dalla madre patria; indica pure il numero sei, il che potrebbe suggerire che Arianda fosse il sesto pianeta in ordine di distanza dalla sua stella.

Aru è il Sole ed è interessante come l’altro termine aruṇa , chiaramente legato al primo, indichi il colore rosso: forse la stella di Arianda è una nana rossa, il tipo stellare più comune nell’Universo, il che sarebbe in accordo con la ridotta emissione ultravioletta che da sola giustificherebbe la carnagione tipicamente chiara della nostra gente, inadatta al Sole terrestre senza un’adeguata protezione, e la nostra maggiore sensibilità retinica alla luce rossa; ma potrebbe indicare anche una gigante rossa, quindi una stella ormai morente, il che avrebbe costretto i nostri antichi padri ad un vero e proprio esodo forzato, abbandonando per sempre il loro mondo pur di sopravvivere ad una catastrofe del tutto inevitabile.

Areṇu ribadisce il significato del secondo termine osservato e vuol dire non polveroso (detto degli dei, dei loro cocchi e delle loro strade), non terrestre, celeste.

Arjuna significa bianco, chiaro, da cui risulta evidente l’equivalenza etimologica fra bianco (in senso somatico e razziale) ed ariano.

Ᾱkara somiglia molto al nome nazionale Akrij dei W56 e vuol dire spargitore, colui che distribuisce abbondantemente, moltitudine e ricca fonte di qualcosa; se fosse davvero la radice originaria del termine con cui gli Amici indicano se stessi, suggerirebbe in senso lato il doppio significato di “colonizzatori” (che cioè si disperdono) e di “déi portatori di civiltà”, concetto quest’ultimo diffuso praticamente in tutte le culture indigene del nostro attuale pianeta; ciò è ulteriormente rafforzato dal verbo sanscrito ākr, che significa spargere, dare abbondantemente.

Ᾱkokera è un termine che somiglia anch’esso al nome nazionale Akrij dei W56 ed indica la costellazione del Capricorno, il che potrebbe fornire un indizio sulla reale localizzazione di Arianda; curiosamente, il pianeta più importante delle “Dodici Colonie di Cobol” nella saga fantascientifica “Battlestar Galactica” si chiama proprio “Caprica”… viene naturale chiedersi se si tratti solo di una coincidenza.

Ᾱrya era il nome nazionale delle genti ariane che occuparono il Nord dell’India e, come abbiamo già visto, significa nobile; con la grafia arya, senza quindi il segno diacritico sulla prima “a”, significa invece signore, padrone (da cui probabilmente il concetto, ovviamente travisato, di “razza padrona”).

Sempre nel Sanscrito troviamo pure qualche termine che potrebbe fornire il significato della parola Weiros con cui gli Amici designerebbero i loro avversari.

Vira significa uomo, ma Vaira, guarda caso, significa ostile, nemico e Virasa significa invece senza succo, senza esperienza: quest’ultimo termine presenta un significato davvero notevole nel nostro contesto, perché quel “senza succo” sembrerebbe suggerire un senso molto più profondo e, direi, perfettamente azzeccato: vale a dire “senza anima”.

Ma se i W56 o Akrij che dir si voglia appartengono allo stesso popolo degli antichi Ariani venuti dal cosmo e dei quali noi stessi Europei saremmo i diretti discendenti sulla Terra, chi diavolo sarebbero questi CTR o Weiros?

Akrij e Weiros a confronto e la connessione coi Grigi

Bruno dice che “i nemici dei W56 sono assai potenti, tecnologicamente avanzati, ma la loro civiltà è priva di anima. È un popolo privo di futuro, perché pensa solo alla scienza, sono materialisti, ateisti” [p245], proprio il contrario degli Amici, che invece vengono descritti come profondamente religiosi: “Per loro, la religione è alla base di tutto, vedono Dio nel più piccolo degli insetti, sostengono che l’universo è stato creato, e che Dio vi si trova in ogni parte.” [p255] Ed ancora: “Allevano animali, ma non ne mangiano le carni.[p247] Ed infine: “non mangiavano carne perché amavano gli animali, qualunque tipo di animali, e quindi non potevano tollerare di pensare di mangiare carne animale, allo stesso modo che noi non possiamo pensare di mangiare carne umana“. [p263] Devo dire che, essendo un animalista ed un vegetariano convinto, non posso provare altro che una fortissima simpatia per questo genere di alieni.

Al contrario, “I CTR sono sostanzialmente all’opposto: essi adorano la scienza, e solo essa, e quindi sono molto lucidi e freddi; se ritengono di ottenere un vantaggio distruggendo qualcuno, lo fanno senza la minima esitazione.” [p257]

Ma esistono ulteriori brani particolarmente illuminanti.

Stefano racconta che nel maggio 1967 ebbe modo di intrattenersi in un colloquio con un W56, che ovviamente registrò, presso il Bar Zanarini di Bologna [p343 e seguenti].

In tale occasione, l’Amico avrebbe dichiarato quanto segue: “noi siamo qui fondamentalmente per studiare, ed incidentalmente per difendervi da possibili aggressioni da parte dei CTR”; parlarono fra l’altro dell’esistenza di una sorta di loro “polizia cosmica” impiegata contro le attività degli stessi CTR, il che ricorda piuttosto curiosamente il ruolo dei protagonisti dello spassosissimo film Men In Black (1997) [p345].

Nel brano appena letto risulta lampante la preoccupazione del W56 di minimizzare i termini del conflitto coi CTR, cosa peraltro che avevamo già notato mettendo a confronto le posizioni di Breccia e Pinotti da un lato e di Sammaciccia dall’altro: è comunque lo stesso W56 a sottolineare il rischio di “possibili aggressioni”.

L’extraterrestre aggiunse inoltre che i CTR “sono automi, nel senso pieno del termine, anche se hanno iniziato ormai da secoli un’attività di riproduzione biologica” ed aggiunse che erano originari del Centauro, escludendo comunque che si trattasse di Alpha e Proxima Centauri [n18] ed anzi precisando che proverrebbero da una stella “abbastanza lontana”, anche se comunque di quella regione [p351].

Come vedremo, questi ed altri elementi di cui parleremo fra poco sembrano suggerire un’illuminante correlazione fra CTR e Grigi.

I J-Rod (come li chiama Dan Burisch) alias Grigi, infatti, potrebbero essere stati creati, a loro volta, proprio dai Weiros alias CTR: sarebbero entrambi artificiali, cosa peraltro suggerita ancora una volta dallo stesso W56 quando aggiunse: “I CTR (e, per la cronaca, non solo loro) sono invece, e restano, creature artificiali”; indubbiamente, quel “non solo loro” è particolarmente significativo; ed ancora, tanto per rafforzare il concetto: “I CTR, o Weiros come vengono anche chiamati, sono quindi una razza artificiale.” [p352]

Senza dimenticare, naturalmente, l’interessante annotazione sulla regione galattica da cui questi esseri avrebbero avuto origine, o che più probabilmente avrebbero trasformato in seguito nel loro quartier generale: inizialmente la sede dei Grigi fu attribuita al Sistema di Zeta Reticuli; fu infatti questa l’interpretazione, ad opera della ricercatrice americana Marjorie Fish, di una mappa stellare vista dai Betty Hill a bordo dell’UFO in cui fu condotta nel 1961 assieme al marito Barney; tale interpretazione fu poi confermata ed amplificata dalle dichiarazioni dei rivelatori Richard Doty alias Falcon e Robert Collins alias Condor, tutti membri della cosiddetta “Voliera” [n19]; io stesso, conseguentemente, in passato [n20] li ho sempre definiti Reticuliani [n21]; in seguito, però, l’Affare Serpo [n22] introdusse un nuovo elemento, particolarmente interessante: Zeta Reticuli sarebbe la sede degli Eben, una razza vagamente simile ai Grigi ma del tutto estranea ad essi, totalmente pacifica e per noi innocua; di aspetto bianco rosato, fra il 1965 ed il 1978 (un anno ricorrente, come si vede) avrebbero ospitato una missione esplorativa statunitense introdotta al grande pubblico dallo stesso finale del celebre film di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977), che a questo punto sarebbe lecito chiedersi se considerare di genere fantascientifico o, piuttosto, addirittura, di genere storico. I Grigi veri e propri, al contrario, vale a dire quelli dediti ai rapimenti, sarebbero originari di Alpha Centauri.

Potrebbe trattarsi di un caso, oppure del classico modo di operare della disinformazione, che qui avrebbe volutamente indicato la stella sbagliata (Alpha) accanto alla costellazione corretta (il Centauro), tanto per creare, al solito, un po’ di confusione.

Comunque sia, le affermazioni del W56 riportate da Breccia sono particolarmente inquietanti e decisamente notevoli per diverse ragioni.

Innanzitutto tenendo conto della cosiddetta teoria delle “produzioni cinematografiche orientate”, in base alla quale certe produzioni proprie della “quinta arte” avrebbero lo scopo di veicolare nel pubblico verità scottanti in una forma blanda, allo scopo di abituarne la mentalità, valutarne le reazioni e preparare un’eventuale divulgazione ufficiale dei fatti: un argomento particolarmente forte in campo ufologico.

Nel recente rifacimento canadese (2004) di Battlestar Galactica (l’originale è del solito 1978) i Cyloni sono, almeno inizialmente, dei veri e propri “tostapane”, vale a dire delle macchine deambulanti fatte di metallo, circuiti elettronici ed attuatori idraulici: i classici robot della fantascienza; ma, poco più di quarant’anni dopo la prima guerra, quando si ripresentano con un devastante attacco nucleare a sorpresa e su vasta scala sterminando la razza umana delle Dodici Colonie di Cobol, hanno già prodotto una casta dominante praticamente indistinguibile dagli esseri umani veri e propri, capace addirittura di infiltrarsi fra i coloniali, avere con essi rapporti sessuali e concepire una progenie; per questo gli umani arrivano a chiamarli, in senso dispregiativo, “lavori in pelle”.

Tutto ciò richiama alla mente altri elementi: innanzitutto l’evidente interesse per la riproduzione umana, cosa che li rende sinistramente simili ai Grigi e alle loro attività nel corso dei rapimenti; poi il fatto che, in molti casi di sequestro alieno, come da Travis Walton (1975) a Debra Tomey alias Kathie Davis [n23] e solo per fare qualche esempio, gli stessi Grigi sembrano avere il ruolo di serventi dei Nordici, a loro volta così chiamati proprio per sottolineare il loro aspetto, ben diverso dai primi e chiaramente umano e scandinavo, cioè ariano; quindi le valutazioni di Philip J. Corso ed altri, che paiono concordare sempre di più sul fatto che i Grigi potrebbero essere dei “cloni” e che i loro “modelli di base” sarebbero comunque artificiali.

Lo stesso Breccia da una parte polemizza e dall’altra, fra parentesi, concorda, introducendo così un primo chiarissimo elemento di legame fra CTR e Grigi: “in questi tempi parrebbe che l’UFOlogia sia centrata sui “grigi” (che a parer mio, ammesso che esistano, sono banalmente degli automi biologici), e si è perso di vista il concetto di alieni del tutto umani, in quanto ad aspetto.[p50]

Un concetto importante, ribadito senza mezzi termini a Breccia dall’Amico extraterrestre nel loro colloquio bolognese, quando, quasi a voler eliminare qualsiasi dubbio sulla natura delle razze che popolano il Cosmo, dichiarò: “quella umana in senso stretto è di gran lunga la più diffusa; molte razze sono leggere variazioni rispetto a quella umana classica” [p354].

In un’altra parte del libro, dove è Bruno a raccontare, un W56, forse un certo Dimpietro (un nome convenzionale), avrebbe ulteriormente affermato che “Ci sono anche altri popoli oltre a noi, a vari livelli di civiltà, ma l’uomo è universale: si possono trovare piccole varianti, da una razza all’altra.” [p261]

Un altro W56, un certo Ljufur, rincara la dose affermando che “Dato che l’uomo è universale, a parte qualche dettaglio secondario, tutti respirano ossigeno, perché tutti i pianeti abitati hanno dell’ossigeno nell’atmosfera, magari in differenti percentuali”. [p262]

Una scoperta, quest’ultima, decisamente recente e, soprattutto, considerando certi tempi tecnici, successiva alla pubblicazione di “Contattismi di Massa”, con forti implicazioni nell’Esobiologia: risalgono infatti al 20 dicembre 2006 e al 4 gennaio 2007 le uscite sulla prestigiosa rivista Nature, rispettivamente nella versione online [n24] ed in quella cartacea [n25], relative al lavoro della ricercatrice italiana Claudia Acquisti, ai tempi al Max Planck Institute di Colonia e attualmente al Center for Evolutionary Functional Genomics presso il The Biodesign Institute dell’Università dell’Arizona a Tempe, la quale, in collaborazione con Jürgen Kleffe dell’Institute of Molecular Biology and Biochemistry di Berlino e Sinéad Collins dello stesso Max Planck Institute di Colonia, ha messo in luce il ruolo fondamentale di un ambiente ricco di ossigeno per lo sviluppo di forme di vita eucariotiche e pluricellulari, il che significa, in pratica, che, allo stato delle attuali conoscenze, sarebbe possibile incontrare forme di vita animale e quindi eventualmente progredite solo in un ambiente magari alieno, ma pur sempre di tipo terrestre, in particolare dotato dello stesso tipo di atmosfera ben ossigenata in cui noi respiriamo.

Lo stesso studio, per la cronaca, viene citato anche sul numero 463 di marzo 2007 di Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, a pagina 28, in un breve articolo intitolato “Grazie all’ossigeno”.

Comunque sia, Breccia sottolinea che i Grigi sarebbero solo una sorta di corollario al problema extraterrestre, certamente rilevante ma sicuramente non centrale; va anzi messo in risalto che ultimamente, forse proprio a supporto di quanto sostenuto da Breccia, è in atto una vera e propria offensiva sulla questione dei Grigi, portata avanti principalmente, ma non solo, dal Centro Ufologico Nazionale.

Il che, si badi bene, non è affatto una critica negativa, ma semplicemente una constatazione, peraltro ampiamente condivisibile visto il materiale a disposizione.

Direi addirittura che l’attuale strategia del CUN sia quella di un vero e proprio attacco frontale a ciò che ormai definirei il Teorema dei Grigi e a tutti coloro che, principalmente dagli Anni ’90, lo hanno sostenuto in modo pressoché totalizzante, ufologia americana in primis.

Si vedano, ad esempio, gli articoli di Carlo Bolla (già citato da Breccia nella sua Premessa a “Gli Inizi” [p32] fra coloro i quali lo aiutarono nella stesura del testo) “Qualche Osservazione sui <<Grigi di Zeta Reticuli>>” [n26] e quello di Vladimiro Bibolotti sull’inchiesta di Massimo Stacciali “Anni ’70: Discesa di Ufonauti nello Spezzino – Uno sbarco di alieni <<infiltrati>> fra noi?” [n27] apparsi recentemente su UFO Notiziario e, in aggiunta a ciò, quanto ripetuto a più riprese nel corso del Simposio di San Marino.

Il primo, basandosi proprio sulle descrizioni originali fatte dai Coniugi Hill, pone in luce come l’identificazione dei loro rapitori con il classico “grigio”, emerso poco meno di un trentennio dopo dagli studi di Budd Hopkins, sia del tutto arbitraria e per nulla corroborata dalle testimonianze dei due statunitensi, che anzi avrebbero descritto, in realtà, degli esseri umani veri e propri, per quanto di bassa statura e complessivamente di aspetto “anomalo”.

Il che, ovviamente, considerato il loro “modus operandi” comunque del tutto “standard” rispetto a quello dei Grigi, non esclude affatto che essi fossero un altro degli ipoteticamente svariati “modelli” a disposizione dei Weiros come loro “serventi”.

Il secondo, invece, riporta la testimonianza di un cacciatore, sottufficiale dell’Aeronautica, che, forse nel 1978 (un anno chiaramente onnipresente), durante una sua battuta al mattino presto in un bosco nei dintorni di Casoni, a Nord di La Spezia, si sarebbe imbattuto in un UFO dal quale, atterrato in una radura, sarebbero usciti dapprima due uomini in tenuta di volo con tanto di tuta e casco e quindi un altro tizio, stavolta in abiti casual del tutto terrestri che, salutato con una certa deferenza dagli altri due, quasi fosse un loro superiore, se ne andò via per il bosco, mentre l’UFO si alzò in aria e, col classico “stop and go”, schizzò via nel cielo; un chiaro evento di infiltrazione, difficile dire se di un W56, di un CTR o di altro ancora; quanto basta, comunque, per comprendere che certe cose potrebbero accadere veramente, in ogni momento.

Ma torniamo ai Grigi e al problema dei rapimenti: in un altro passaggio è Breccia stesso, attraverso le parole del suo Amico, a porre in evidenza il legame coi CTR, quando racconta [p353] non solo che i Weiros sarebbero stati creati da un uomo (cioè da un W56) che poi ne sarebbe stato ucciso cercando di “bloccare la cosa” quando evidentemente era ormai tardi per porvi rimedio, ma soprattutto quando spiega l’origine della loro pericolosità per l’Uomo e dunque la causa del conflitto.

Dice infatti che “manca loro la capacità di comprendere che cosa manca per fare il salto finale. E l’unico modo che possono avere, per scoprirlo, è studiare. E l’unica cosa che possono studiare sono gli uomini. In pratica, quindi, loro tentano di compiere esperimenti sugli uomini che sono tanto deboli da non potersi difendere, o da non rendersi nemmeno conto che si trovano in una situazione di pericolo, e che quindi devono difendersi; ad esempio voi.”

Qui gli elementi di interesse sono molteplici. Intanto si dice chiaramente che i Weiros fanno esperimenti sugli Uomini, cosa che li accomuna indiscutibilmente ai Grigi. Ma c’è dell’altro: sembra di capire anche perché lo fanno e come lo fanno.

Si è già detto che, in origine, sono macchine. Per quanto col tempo abbiano sviluppato forme fisiche di tipo biologico, al punto da apparire umani, evidentemente non lo sono e questo, loro, sembrano capirlo perfettamente, anche se ancora non ne hanno compreso appieno la ragione.

Sembra che ciò che li affascina particolarmente di noi sia proprio la nostra umanità, le nostre emozioni, forse talvolta anche la nostra stessa irrazionalità, cose che ci rendono unici e diversi perfino fra di noi e che, anche sul piano puramente intellettuale, ci consentono di andare oltre la nostra naturale programmazione e di vedere cose, attraverso la pura immaginazione, che vanno al di là dell’apparentemente conoscibile.

In una parola, potremmo dire, la nostra anima.

La copertina del n. 26 di “Area 51” (Novembre 2007) in cui fu pubblicata la seconda parte dell'articolo, dal titolo "Gli Alieni di “Amicizia”".

La copertina del n. 26 di “Area 51” (Novembre 2007) in cui fu pubblicata la seconda parte dell'articolo, dal titolo "Gli Alieni di “Amicizia”"

Il tema dell’androide affascinato dall’umanità e tutto teso al tentativo di acquisirla non è nuovo, si ritrova ad esempio anche in Star Trek The Next Generation (1986) nel personaggio di Data. Un filone simile lo si ritrova anche nella serie classica (1966) col personaggio di Spock, ma in questo caso si tratta di un essere naturale pienamente biologico ed il conflitto tutto interiore è più che altro di natura psicologica e culturale, fra una società abituata a reprimere i sentimenti, quella vulcaniana, ed un’altra, quella terrestre, che dei sentimenti fa una vera e propria pietra miliare del proprio essere, tanto nel bene, quanto nel male.

Ma nel caso dei Weiros e quindi dei Grigi il tutto assume contorni decisamente pericolosi.

Qui viene da pensare ai Cyborg di Terminator (1984), ai Cyloni di Battlestar Galactica (1978 e 2004), ai Sintetici di Odissey 5 (2002) e, in una certa misura, ai Borg del già citato Star Trek The Next Generation e Voyager (1995).

Ma, mentre in questi esempi si trattava di entità animate da un disegno assolutamente distruttivo nei confronti dell’Umanità o di totale conquista ed assimilazione nel caso dei Borg, per quanto riguarda Weiros e Grigi non sembra esservi una vera e propria ostilità, quanto piuttosto un interesse scientifico per l’Uomo in quanto fenomeno naturale da cui trarre eventualmente qualche concreto vantaggio, condito però dalla più totale indifferenza per l’Uomo in quanto individuo senziente: essi, infatti, utilizzano gli umani per i loro scopi come cavie da laboratorio, quindi con lo stesso criminale distacco dei nostri sperimentatori ma comunque, salvo casi di vero e proprio sadismo difficilmente ipotizzabile in un androide, senza nessun preciso intento di aggressione deliberata, almeno in apparenza.

La loro artificiale ed inespressiva freddezza certamente può spaventarci, come probabilmente poteva spaventare il Golem del cinquecentesco rabbino praghese Jehuda Low ben Bezalel, ma i loro scopi sono certamente frutto di un’intelligenza che ha in mente un piano.

Il Golem era un essere vuoto, sostanzialmente privo di pensieri propri, il che ricorda anche i “Mostri dell’Id” del film Il Pianeta Proibito (1956), dove l’inconscio del dottor Edward Morbius, grazie alla tecnologia della civiltà scomparsa dei Krell, si scatena su Altair IV contro l’equipaggio della missione di soccorso giunta dalla Terra alla ricerca di eventuali sopravvissuti della precedente spedizione Bellerofonte, dispersa vent’anni prima senza lasciar traccia.

I Weiros sono invece macchine che anelano a comprendere e raggiungere ciò che rende umani i loro creatori ma, come direbbe il bravissimo Corrado Malanga, “non hanno l’hardware” per capire cosa realmente li differenzi dai loro creatori e ciò rende il compito che si sono dati totalmente irrealizzabile. Per dirla con gli stessi W56, lo scopo dei CTR “è di cercare di risolvere un problema di cui non conoscono il testo.” [p352]

Forse la genetica e l’ibridazione sono dunque un tentativo di colmare il divario.

Ciò spiega ad esempio l’interesse mostrato dai Grigi per le cure parentali umane, come emerge chiaramente dalle ricerche di Budd Hopkins nel caso di Debra Tomey cui ho già accennato in precedenza, la quale fu invitata a mostrare loro come prendersi cura di un piccolo ibrido [n28].

Tutto sommato, questi Weiros fanno una certa pietà, ma la loro fredda intelligenza è comunque inquietante.

Ricorda in parte i Borg: essi, attraverso la conquista e l’assimilazione di altre genti e delle loro peculiarità biologiche, tecnologiche e culturali, queste ultime almeno dal punto di vista puramente nozionistico, erano ossessionati dalla ricerca della perfezione.

È la stessa Sette Di Nove, strappata alla Collettività dall’equipaggio della Voyager e gradualmente reintrodotta alla propria umanità dal capitano Kathryn Janeway, che dichiara spesso che la ricerca della perfezione è il fine ultimo dell’esistenza di quella che era stata la sua gente prima della sua liberazione.

Ma è una perfezione glaciale, sinistra e cibernetica, del tutto priva di umanità.

La ricerca della perfezione è anche l’anelito positivo degli stessi frammassoni e non a caso il simbolo di quella perfezione è la pietra cubica, che riflette la descrizione apocalittica della Gerusalemme Celeste [n29].

Ma in Star Trek The Next Generation e in Voyager la perfezione o, almeno quella cercata dai Borg, è temuta come disumana e non a caso le loro navi sono rappresentate come cubi giganteschi, tali da far sembrare le navi della Federazione dei Pianeti Uniti nulla più che inermi giocattolini.

Fin qui abbiamo detto perché Weiros e Grigi agirebbero attraverso i rapimenti, ma non abbiamo ancora detto come riescano a catturare le loro vittime, apparentemente obbligandole a non reagire e perfino disattivando coloro i quali gli sono vicini e non rientrano nelle loro mire.

Questo punto è particolarmente interessante, perché di fatto Breccia e Malanga sostengono esattamente le stesse cose.

I rapitori attuerebbero infatti una sorta di circonvenzione d’incapace ipnotica e di fatto sarebbero gli stessi rapiti a consentire ai loro rapitori di lasciarsi catturare.

Tanto i W56 quanto Malanga insistono infatti sulla possibilità di sconfiggere CTR e Grigi opponendosi a loro innanzitutto mentalmente, con un forte atto di decisa volontà.

Su questo punto qualcuno potrebbe sorridere, ma la cosa è tutt’altro che peregrina.

Ad esempio, per citare un argomento che sembra avere poco o nulla a che fare coi nostri discorsi, nella pratica spiritista e parapsicologica è ben nota la semplice tecnica di opposizione mentale per impedire ad entità pericolose e di basso rango, dette a volte “larve” e a volte “spiriti burloni”, di insinuarsi nella mente del ricercatore danneggiando gravemente il suo equilibrio psichico.

Io stesso ne feci l’esperienza diversi anni addietro, nel 1984, e per mia fortuna fu come sconfiggere un incubo, nel quale si è perfettamente coscienti che si tratta di un brutto sogno dovuto al fatto che il nostro corpo ci avvisa che dobbiamo svegliarci perché abbiamo assunto una posizione che impedisce il corretto afflusso di sangue ad uno dei nostri arti, e dunque ci si sveglia senza il ben che minimo trauma, addirittura ridendoci sopra nel corso dell’incubo stesso, quasi si fosse spettatori di un film dell’orrore di cui nemmeno per un istante si dimentichi o si possa dubitare che si tratta semplicemente di un film, magari con effetti speciali decisamente ben fatti e quindi interessanti.

Occorre poi fare una breve considerazione.

Quando detestiamo qualcuno, non siamo in grado di colpirlo con l’intensità dei nostri pensieri ostili, semplicemente perché quel qualcuno solitamente non è telepatico e dunque i nostri pensieri ostili non possono che fargli un baffo; semplicemente non è in grado di riceverli e quindi non può restarne offeso.

Ma ipotizziamo, viceversa, che i Grigi e i loro capi Weiros siano telepatici e dunque vulnerabili al pensiero; compreso questo semplice esempio tutto diventa logico: un cieco non può essere aggredito da un lampo atomico, ma un normale vedente, al contrario, sì, eccome; allo stesso modo in cui un sordo non può essere spaventato da un urlo o da un ruggito. Il concetto è lo stesso.

Conclusione

La Storia di Amicizia, nonostante i tragici eventi del 1978, si direbbe ben lungi dall’essere terminata, almeno per quanto riguarda gli effetti a lungo termine che questa faccenda potrebbe aver avuto nella Storia dell’Ufologia e non solo.

Verso la fine del suo libro, Breccia preannuncia l’uscita a breve di altri due lavori su Amicizia, uno del prof. Paolo di Girolamo e forse un terzo, a cura di un professore universitario di Padova [p330].

Staremo a vedere.

Personalmente credo, come ho già scritto, che tutta la faccenda potrebbe essere fondamentalmente vera.

Quello delle basi sotterranee è forse l’elemento più intrigante di tutta la faccenda e non solo per quella adriatica, ma anche e particolarmente per quanto riguarda la presunta base dei W56 in Zona San Siro a Milano, di cui parla Sammaciccia attraverso la penna di Breccia.

A proposito di ciò si dice che “nella zona di San Siro, vicino al raccordo anulare, c’era un ingresso per una base sotterranea; si trovava sulla cima di una bassa collina ed io mi recavo spesso lì per incontrare i nostri amici.” [p223]

Per chi non conoscesse Milano, l’unica collina esistente è il famoso Montestella del Quartiere QT8, noto anche fra i Milanesi come “La Montagnetta” [n30], ed assai vicino, in linea d’aria, tanto all’Autostrada quanto a San Siro col suo oltremodo famoso stadio; si tratta di una collina boscosa artificiale, alta 170 metri (per confronto, il famosissimo Grattacielo Pirelli, detto anche “Pirellone”, raggiunge i 127 metri d’altezza) e situata all’interno di un bellissimo parco urbano; la collina fu ricavata inizialmente dall’accumulo delle macerie prodotte in città dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e, in seguito, dallo spianamento degli ultimi tratti dei bastioni avvenuto dopo il 1945.

A scanso di equivoci, il suo nome curiosamente evocativo deriva semplicemente da quello della moglie dell’architetto (il cui nome, per l’appunto, era proprio Stella) che progettò l’area nel 1946, certo Piero Bottoni.

Un’altra base, citata nello stesso contesto di quella milanese, si troverebbe a Como, con accesso dinnanzi alla Villa del Palladio.

Tutto ciò, devo riconoscerlo, l’appresi con una certa impressione, perché già alla fine del 1986 venni a sapere da una fonte, per altri versi inaffidabile e che, in questa sede, mi guarderò bene dall’esplicitare ulteriormente, dell’esistenza di un’ampia base aliena sotterranea al di sotto di Milano, con un accesso lungo il terrapieno settentrionale dello scavalcamento di Via Belgioioso sull’Autostrada Milano-Laghi a Baranzate, fra Roserio e San Siro.

D’altronde, nella ricerca della verità non è mai il caso di fare troppo gli schizzinosi, altrimenti si rischia di fare come nel famoso detto, gettando via il bambino assieme all’acqua sporca.

Così archiviai la cosa nella mia mente, dove rimase conservata fino ad oggi.

A quei tempi, fra l’altro, venni direttamente in contatto con alcuni elementi controversi, che alla luce di Amicizia trovano inquietanti corrispondenze e coerenze.

A riguardo, per il momento, non posso dire altro, ma spero che, a questo punto, quanti sono a conoscenza di maggiori elementi si facciano avanti: la loro identità rimarrà comunque riservata.

Alcune curiosità

Nella prima parte del suo libro [p40], Breccia riporta il Discorso alla Federazione Fascista dell’Urbe tenuto da Benito Mussolini il 25 febbraio 1941, nel corso del quale avrebbe dichiarato: “È più verosimile che gli Stati Uniti siano invasi, prima che dai soldati dell’Asse, dagli abitanti, pare assai bellicosi, del pianeta Marte, che scenderanno dagli spazi siderali su inimmaginabili fortezze volanti.” Questo episodio pone il dubbio se la trovata del Duce sia stata puramente retorica e propagandistica o se piuttosto non alludesse a notizie di un appoggio dei CTR all’alleato germanico. Qualcuno, infatti, ha notato come il Superuomo incontrato da Hitler in gioventù e che tanto l’avrebbe scosso negli anni, facendo in lui nascere l’ossessione della cosiddetta Razza Padrona, altro non sarebbe stato che un alieno di Betelgeuse. È forse questo l’evento che ispirò un paio di episodi dell’ultima stagione di Star Trek Enterprise, nel quale, in un’altra linea temporale, alieni Xindi aiutano i Nazisti ad occupare gli USA?

Come abbiamo visto, Breccia racconta piuttosto diffusamente tanto degli Ummiti (seconda parte), quanto degli Akrij (terza parte). Quante possibilità ci sono che i primi facciano parte dello stesso gruppo dei secondi? Apparentemente nessuna e non solo a giudicare da quanto gli stessi interessati raccontano di se stessi ed in particolare del proprio passato (specie gli Ummiti) ma particolarmente per un curioso aspetto culturale: mentre gli Akrij sarebbero del tutto indifferenti alla nudità [p256], gli Ummiti, viceversa, ne avrebbero un terrore a dir poco morboso [p108]. È certamente possibile che in un lontano passato, considerato l’aspetto nordico di entrambe le razze, abbiano avuto antenati comuni ma, apparentemente, ogni legame storico fra le due genti sembrerebbe andato perduto da parecchio tempo.

Gli Akrij, per lavarsi, farebbero uso di “docce soniche” [p248] esattamente come l’equipaggio della Voyager nell’omonima serie di Star Trek.

L’interlocutore di Breccia, nel corso del suo colloquio bolognese, avrebbe dichiarato che “anche noi abbiamo i nostri UFO”, aggiungendo che “A volte, molto di rado, ci capita di incontrare degli oggetti immensi, chiaramente artificiali in quanto non si muovono nello spazio come corpi celesti qualsiasi . Però non siamo mai riusciti a capire chi siano, né se emettano messaggi. I nostri tentativi di comunicare sono falliti.” [p350-351]; questi “viaggiatori della notte”, come vengono chiamati, ricordano la seconda parte di uno strano episodio della prima serie classica di “Battlestar Galactica” (1978), intitolato “War of the Gods”, quando Scorpion (cioè Starbuck) viene trasportato da misteriosi alieni “angelici” nella loro altrettanto misteriosa nave fatta di luce.

La copertina del n. 27 di “Area 51” (Dicembre 2007) in cui fu pubblicata la terza parte dell'articolo, dal titolo "In Cerca dei Creatori".

La copertina del n. 27 di “Area 51” (Dicembre 2007) in cui fu pubblicata la terza parte dell'articolo, dal titolo "In Cerca dei Creatori".

Note e Riferimenti

[n1]ITALIA 1956: Contattismo di Massa Occulto” di Roberto Pinotti, UFO Notiziario, N. 65 ottobre / novembre 2006, pagine 70-79.
[n2]Contattismi di Massa” di Stefano Breccia, Nexus Edizioni, gennaio 2007.
[n3]Contattismi di Massa” di Stefano Breccia, UFO Notiziario, N. 66 dicembre 2006 / gennaio 2007, pagine 28-33.
[n4] Già autore di “Dossier UFO: Una Raccolta di Fatti” edito dalle Edizioni Mediterranee nel 1980, Paolo di Girolamo ha firmato la “Premessa No. 1” a “La Storia di Amicizia” nel libro di Breccia, pagina 171-173.
[n5] Si veda quanto riportato su http://www.noidi.it/chi%20%C3%A8.htm#*%20*%20*%20*%20* nel sito del periodico online “Noi di… – Mensile di Attività Politico Culturale” oltre a, naturalmente, quanto pubblicato alla fine del libro in “Curricula degli Autori” alle pagine 419-420.
[n6] Si pronuncia “drùzhba“, dove “zh” corrisponde alla “j” francese.
[n7] Come si vedrà, Breccia si concentra, Ummiti a parte, su W56 e CTR; di tanto in tanto nel suo libro nomina altri due gruppi di alieni infiltrati, gli Elta V e la UTI, ma solo di questi ultimi fornisce una breve nota esplicativa [p385].
[n8] Ad un certo punto [p239] si parla esplicitamente di una base sotto ai Monti Sibillini cui Bruno e gli altri avrebbero avuto accesso all’inizio del 1972 per due o tre giorni.
[n9] Un elenco più accurato si trova nella “Conclusione[p390].
[n10] Ecco, di seguito, il testo dell’Art. 244 del Codice Penale italiano in vigore al tempo dei fatti descritti da Breccia.
CODICE PENALE – LIBRO II – DEI DELITTI IN PARTICOLARE – TITOLO I – DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ DELLO STATO – CAPO I – DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ INTERNAZIONALE DELLO STATO – 244 Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra – Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo. Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da due a otto anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Il C.P. ha subito modifiche a partire dal 1999 e attualmente è in vigore nella forma pubblicata con Legge 27.03.2001 n. 97, dove l’articolo in questione risulta modificato nella sola prima sanzione prevista nel primo comma, passata dagli allora “da cinque a dodici anni” agli attuali “da sei a diciotto anni“.
[n11] Si legga in proposito quanto riferito nel colloquio fra Breccia e un Amico alieno avvenuto al Bar Zanarini di Bologna nel maggio 1967 [p351].
[n12] La dichiarazione di scomunica per i membri della Massoneria venne sancita nel 1738 da Papa Clemente XII nella sua Lettera apostolica “IN EMINENTI APOSTOLATUS SPECULA” (“Nell’eminente Sede dell’Apostolato“) e non è mai stata revocata; è stata invece ribadita nella sostanza dallo stesso Cardinale Joseph Ratzinger il 26 novembre 1983 attraverso una “Dichiarazione sulla Massoneria” quando era ancora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (si veda il testo pubblicato su http://web.infinito.it/utenti/i/interface/Declaratio.html).
[n13] Francesco Bacone (1561-1626) è considerato, a causa del suo pensiero, un ispiratore dei valori della Massoneria; sono poi noti come frammassoni i seguenti personaggi fra quelli di cui Breccia racconta nel citato capitolo: Heinrich Schliemann (1822-1890), Jean Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-1783), Pierre Simon Laplace (1749-1827), Françoise-Marie Arouet “Voltaire” (1694-1778), Isaac Newton (1643-1727), Jonathan Swift (1667-1745), George Cayley (1773-1857), Albert Einstein (1879-1955), Charles Augustin de Coulomb (1736-1806).
[n14]Appendice Fotografica“, foto 39 [p415].
[n15]I Segreti di Atlantide“, Otto Muck, Edizione Euroclub Italia, 1986, pagina 208.
[n16] Così battezzai, convenzionalmente, la potenza orientale nemica di Atlantide, che supposi collocata nell’attuale Deserto dei Gobi, in Mongolia, e che corrisponderebbe grosso modo alla mitica Isola Bianca, o Agartha, nella cui capitale Shamballa, secondo i Tibetani, risiederebbe il mitico Re del Mondo; quella terra sarebbe anche la patria originaria degli Ariani che invasero l’India nel II Millennio a.C., patria che essi chiamavano Aryavartha.
[n17] I termini che seguono sono presi dal “Dizionario Sanscrito-Italiano Italiano-Sanscrito” di Tiziana Pontillo, pubblicato dalla A. Vallardi nel 1993.
[n18] Attualmente sono note come le stelle più vicine al Sole, essendo entrambe poste a poco più di quattro anni luce.
[n19] Si veda “The Aviary – Gli Uomini della Disinformazione” su Area 51, aprile 2007, pagina 37.
[n20]Dossier Grigi: Il Nemico Esterno“, Dossier Alieni, N. 3 ottobre – novembre 1996, pagine 10-19 e “Non Sono Invulnerabili“, Dossier Alieni, N. 4 dicembre 1996 – gennaio 1997, pagine 22-27.
[n21] In verità io li battezzai Reticulani (senza la “i” dopo la “l”); il termine Reticuliani (con la “i” dopo la “l”), invece, mi fu suggerito da Maurizio Baiata.
[n22] Si veda il sito “Serpo.org – The Zeta Reticuli Exchange Program” su http://www.serpo.org/.
[n23] Si veda quanto raccontato da Budd Hopkins nel suo celeberrimo libro “Intrusi“, Armenia Editore, 1988.
[n24] Nature, N. 445, pagine 47-52.
[n25] http://www.nature.com/nature/journal/v445/n7123/abs/nature05450.html.
[n26] UFO Notiziario, N. 66 dicembre 2006 / gennaio 2007, pagine 66-70.
[n27] UFO Notiziario, N. 68 aprile / maggio 2007, pagine 45-46.
[n28] Testo già citato nella nota [n23], episodio raccontato alle pagine 178-179.
[n29] Ecco cosa scrive il Cardinale Carlo Maria Martini in un estratto online intitolato “Gerusalemme: simbolo e realtà“, preso da un suo articolo, commentando quanto riferito della visione della Gerusalemme Celeste descritta da San Giovanni nella sua Apocalisse: “Si tratta di un cubo di oltre cinquecento chilometri di lato, e le mura hanno uno spessore di oltre sei chilometri.” (http://www.nostreradici.it/jrslm_simbolo_realta.htm#Gerusalemme%20celeste).
[n30] Si veda, per maggiori informazioni, il documento in rete http://www.montagnetta.com/montagnetta.html.

Un estratto di questo articolo, relativamente all’Ipotesi Arianda ed a quella relativa alle possibili connessioni fra CTR/Weiros ed i Grigi, è stato pubblicato anche sull’ottimo sito SPAZIOEVITA.COM.

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4 risposte a 08/07/2007 – AMICIZIE DI MASSA

  1. silvana di paola ha detto:

    …illuminante!…decisamente sono state spazzate via tutte le zone “grigie” che ancora sussistevano nella mia “zona razionale” dagli anni cinquanta in poi…grazie

  2. silvana di paola ha detto:

    …grazie per le lucidissime “delucidazioni”…

  3. angel ha detto:

    Salve, avevamo parlato di ummo in casa di Naso anni orsono. puoi contattarmi in privato sulla mia e.mail. saluti

  4. Giacomo ha detto:

    Un’altra produzione con riferimenti è Fringe. In particolare la 5a serie dedicata agli osservatori, lì umani freddi e tecnocrati del futuro. In breve veri e propri CTR di Amicizia.

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