05/09/2011 – UNA TORRE SULLA LUNA?

Mercoledì scorso (era il 31 agosto 2011) stavo curiosando fra le immagini lunari più recenti pubblicate in Internet dalla NASA nel suo Photojournal, quando improvvisamente mi è parso di scorgere qualcosa di particolarmente curioso ed interessante.

Si tratta di un’immagine inviata dal Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), codificata con la sigla “LROC NAC M148624404R” ed inserita nel Photojournal il 28 aprile 2011, dove è stata ricatalogata come “PIA14429” (fig. 1).

Fig. 1 – l’immagine “LROC NAC M148624404R” (PIA14429) inviata dal Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ed inserita nel Photojournal della NASA il 28 aprile 2011.

L’immagine mostra i terreni accidentati e le fratture ad arco lungo il bordo parzialmente franato del cratere Darwin C, del diametro di 16 km, che fa parte di un gruppo di sei crateri satelliti posti intorno al principale cratere Darwin, del diametro di 120 km (fig. 2).

Fig. 2 – il cratere Darwin in un’immagine tratta dal “The Full Moon Atlas” (Sector F-1 – Western Mare Humorum – Southwestern Limb).

L’area si trova nella parte sudoccidentale dell’emisfero visibile (fig. 3), alle coordinate lunari 20.5°S, 288.9°E (pari cioè a 71.1°W).

Fig. 3 – la posizione del cratere Darwin come si vede ad occhio nudo dalla Terra.

Nell’immagine, il Nord è giustamente in alto, mentre la luce del Sole giunge da Ovest, cioè da sinistra. Sulla destra, l’interno del cratere, in ombra.

Il particolare interessante si trova nella parte in basso a sinistra dell’immagine. Si nota appena, ma ad un occhio particolarmente attento non può sfuggire la presenza di un puntino piuttosto luminoso, dal quale si protende verso destra una lunga e sottile ombra. Il tutto è ben evidenziato nella fig. 4, mentre nella successiva fig. 5 ne propongo un ingrandimento del 250%.

Fig. 4 – l’oggetto anomalo e la sua ombra evidenziati nell’immagine PIA14429.

Fig. 5 – particolare, ingrandito del 250%, dell’anomalia nel cratere Darwin C.

Di cosa diavolo si tratta?

E’ più che evidente che quel puntino luminoso non è altro che la sommità riflettente di una struttura lunga e stretta, che proietta un’ombra con caratteristiche del tutto analoghe.

Di primo acchito viene da pensare a qualcosa di artificiale e per la precisione ad una vera e propria torre.

Del resto, non è certo la prima volta che vengono rilevate strutture anomale sulla Luna: si veda, ad esempio, quanto descritto e mostrato da Joseph P. Skipper nel suo interessantissimo sito “Mars Anomaly Research” in diversi articoli, come ad esempio “Moon Tower Evidence“, “Moon Towers & Shadows” e “Massive Objects in Moon Terrain“, di cui riporto più avanti gli indirizzi Web; o ancora dal blogger Alexander nel suo “Ancient Civilisations“, in particolare nell’articolo “Giant Lunar Towers” della sezione dedicata alle anomalie lunari.

Skipper, in particolare, mostra diversi esempi di immagini in cui compaiono sulla Luna edifici che ovviamente non dovrebbero esistere e tali immagini mostrano anche un chiaro quanto maldestro tentativo della NASA di far sparire tali evidenze attraverso banali quanto malriusciti tentativi di fotoritocco.

Nell’esempio qui presentato (fig. 6), sulla destra dell’oggetto ripreso dalla sonda Clementine – ed in gran parte cancellato – si può addirittura notare qualcosa che richiama piuttosto chiaramente una scala di accesso!

Fig. 6 – probabile edificio lunare ripreso dalla sonda Clementine e maldestramente cancellato dalla NASA;si noti la probabile scala di accesso sulla destra.

Senza dimenticare la vasta eco suscitata qualche anno fa dall’affare Apollo 20, una fantomatica operazione di recupero del relitto di una gigantesca astronave aliena – delle dimensioni dell’isola di Manhattan – abbandonata sulla faccia nascosta della Luna a Nord del cratere Izsak D alle coordinate lunari 17.25°S, 117.62°E, regione immediatamente ad Ovest dei ben più estesi e famosi crateri Tziolkovski e Fermi. Il caso fu ampiamente studiato e pubblicato in Italia dal bravissimo giornalista Luca Scantamburlo. Suo malgrado, probabilmente la vicenda fu solo una burla ben orchestrata di cui fu vittima, ma è altrettanto probabile che sia stata messa in piedi come vera e propria attività di disinformazione allo scopo di disinnescare in anticipo il rischio che una “dimenticanza” della NASA di qualche anno prima, fino ad allora passata inosservata, potesse prima o poi saltar fuori in maniera incontrollata: due immagini della zona (AS15-P-9625 e AS15-P-9630) riprese dall’Apollo 15 nell’Estate 1971 ed incautamente (o volutamente) rese di dominio pubblico attraverso il sito del Lunar and Planetary Institute (LPI), dove effettivamente l’oggetto in questione è ben visibile ed è alquanto difficile credere che si tratti di una formazione naturale (fig. 7).

Fig. 7 – l’immenso relitto della nave aliena a Nord del cratere Izsak D sulla faccia nascosta della Luna (caso dell’Apollo 20, particolare estrapolato dalla parte centrale dell’immagine AS15-P-9625 ripresa dall’Apollo 15 nel 1971).

La convinzione che su certe scoperte gli enti spaziali giochino sporco è ormai piuttosto diffusa e consolidata: del resto fu proprio la NASA che, nel 1960, fu messa in guardia da uno studio della Brookings Institution contro il fatto che il contatto diretto con civiltà aliene (o comunque la rivelazione dell’esistenza di prove della loro esistenza, attuale o passata) non escluderebbe effetti rivoluzionari, al punto da giustificare l’occultamento della verità alle masse, proprio al fine di scongiurare l’effetto della grave destabilizzazione globale a livello culturale, religioso e politico che ne deriverebbe, con scenari difficilmente prevedibili e, soprattutto, gestibili da parte del potere costituito.

Detta convinzione non è dunque soltanto, come alcuni frettolosamente e superficialmente vorrebbero, l’effetto di una più o meno diffusa sottocultura maniacalmente cospirazionista e dietrologica, ma fonda il suo essere su precisi ed evidenti comportamenti politici, storicamente documentati, ed atti pubblici che ne stabiliscono ufficialmente la condotta: il citato studio della Brookings Institution ne è solo un esempio, ma certamente se ne potrebbero citare molti altri, come il famigerato JANAP 146 (E) del marzo 1966, che tanto in Canada quanto negli Stati Uniti punisce severamente chiunque divulghi rapporti ufficiali inerenti avvistamenti (UFO) ritenuti di vitale interesse dai servizi di controspionaggio.

Fig. 8 – l’hacker britannico Gary McKinnon.

Di conseguenza, è proprio tale convinzione ad alimentare (e giustificare) tentativi di intrusione come quelli del giovane hacker inglese Gary McKinnon (fig. 8) che, dopo esser riuscito a violare le reti informatiche dalla NASA e del Pentagono alla ricerca di verità occultate sugli UFO, rischia ormai da un momento all’altro di essere estradato negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a 70 anni di carcere con una pretestuosa quanto insostenibile accusa di terrorismo, come se si trattasse di un fanatico e sanguinario criminale di Al-Qaeda.

Fig. 9 – il ricercatore statunitense Richard C. Hoagland, fondatore del gruppo “The Enterprise Mission”, uno dei maggiori accusatori degli occultamenti che la NASA avrebbe operato nel corso degli anni per nascondere all’opinione pubblica il ritrovamento di manufatti alieni sulla Luna, su Marte e non solo.

Diversi studiosi, nel corso degli anni, si sono cimentati e si cimentano tuttora nella ricerca di artefatti nel Sistema Solare al di fuori del nostro Pianeta. In genere il principale obbiettivo di questa indagine è Marte: basti pensare alle ricerche di Richard C. Hoagland (fig. 9), fondatore del noto gruppo “The Enterprise Mission“, o a quelle del nostro ottimo Ennio Piccaluga (fig. 10), autore del consigliatissimo best-seller “OSSIMORO MARTE” (fig. 11).

Fig. 10 – l’ingegnere Ennio Piccaluga, autore del best-seller “OSSIMORO MARTE”.

Fig. 11 – la copertina di “OSSIMORO MARTE”.

Né è la prima volta che emergono anomalie nelle immagini inviate dall’LRO: si veda, ad esempio, quanto mostrato su Youtube in “Tower on moon seen in new data from LRO image“.

Tuttavia, tornando alla nostra immagine del cratere Darwin C, ad un esame più accurato emerge che non può affatto trattarsi di una torre, perché i conti e le dimensioni non tornano.

Il Photojournal, infatti, ci informa che l’angolo di incidenza della luce solare è di 83° e che l’ampiezza dell’immagine è di 720 metri.

A questo punto, tanto per cominciare, non resta che misurare la lunghezza dell’ombra. Per far ciò, facciamo uso di un utilissimo strumento freeware che consente di visualizzare un righello sullo schermo (Ruler, scaricabile da http://www.sliver.com/dotnet/Ruler/) e di sovrapporlo in trasparenza a ciò che vogliamo misurare in pixel; per sovrapporlo, lasciandolo cioè sempre in primo piano, attiviamo l’opzione del menu contestuale (cliccandoci sopra col tasto destro del mouse) “Stay On Top“.

Visualizziamo l’immagine a tutto schermo (nel mio caso la risoluzione è pari a 1024×768 pixel) con un altro utilissimo programma freeware, Irfanview (http://www.irfanview.com/), e ne misuriamo la larghezza con Ruler: 769 pixel (fig. 12); quindi si sposta il righello sull’ombra misteriosa e se ne misura la lunghezza, pari a circa 17 pixel (fig. 13); per visualizzare le dimensioni del righello, così ridotte ai minimi termini da essere illeggibili, si attiva un’altra opzione, “Tool tip“.

Fig. 12 – la misurazione in pixel della larghezza dell’immagine PIA14429 con Ruler.

Fig. 13 – la misurazione in pixel dell’ombra anomala con Ruler.

Ora sappiamo che 720 metri corrispondono a 769 pixel e che la proiezione dell’ombra sul piano dell’immagine è lunga 17 pixel; per conoscerne la lunghezza approssimativa in metri, non ci resta quindi che applicare la seguente proporzione:

769 : 17 = 720 : x

da cui risulta:

x = (17 * 720) / 769 = c.ca 16 metri

Ovviamente è solo un’approssimazione, valida nell’ipotesi che il terreno su cui l’ombra si proietta sia praticamente pianeggiante; se così non fosse, i 16 metri sul piano dell’immagine corrisponderebbero sul terreno reale ad una lunghezza differente (maggiore o minore in base alla pendenza, in discesa o in salita allontanandosi dalla fonte luminosa), ma di questa complicazione non vogliamo preoccuparci.

Ora, se l’angolo d’incidenza della luce è di 83° (rispetto alla perpendicolare al suolo), allora l’inclinazione della luce al suolo (e quindi l’altezza del Sole sull’orizzonte) è pari a 7° (90-83).

Fig. 14 – un compendio delle misurazioni effettuate… con un sentito ringraziamento ai Padri della Trigonometria!

Di conseguenza, facendoci assistere da un po’ di trigonometria (fig. 14), visto che naturalmente la “torre”, la proiezione dell’ombra ed il suolo formano un triangolo, la lunghezza dell’ombra sarà pari al coseno di 7 gradi, mentre l’altezza del corpo proiettante sarà pari al seno di 7 gradi:

sin 7° = 0,12186934340514748111289391923153
cos 7° = 0,99254615164132203498006158933058

Vale quindi la proporzione:

16 : x = 0,99254615164132203498006158933058 : 0,12186934340514748111289391923153

dove x è l’altezza dell’oggetto proiettante; da cui:

x = 16 * 0,12186934340514748111289391923153 / 0,99254615164132203498006158933058

e quindi:

x = 16 * sin 7° / cos 7° = 1,9645529744464734581476981768458 metri

Perciò, l’oggetto dovrebbe essere alto poco meno di due metri!

Evidentemente, quindi, non può trattarsi di una torre, anche se potrebbe comunque trattarsi di un qualche dispositivo, come un’antenna o chissà cos’altro. Intendiamoci, non sto sostenendo con assoluta certezza che si tratti per forza di un oggetto artificiale, perché sulla base dei dati disponibili certo non potrei farlo, per quanto l’impatto visivo di quella “cosa” sia altamente suggestivo in quella direzione: potrebbe quindi benissimo trattarsi di una pietra lunga e sottile, tipo menhir, conficcatasi nel terreno in posizione verticale dopo esser stata scagliata in alto fra i miliardi di detriti prodotti da uno dei tanti impatti meteorici che hanno bombardato la superficie lunare… scegliete voi!


ANNOTAZIONI e RIFERIMENTI

Qui di seguito riporto alcune annotazioni e riferimenti utili sull’immagine in questione e sui vari temi trattati a latere.


Fonti dell’immagine LROC NAC M148624404R (
PIA14429)

Photojournal: NASA’s Image Access Home Page
http://photojournal.jpl.nasa.gov/

Pagina del Photojournal in cui è pubblicata l’immagine in questione
http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA14429

Immagine nella pagina
http://photojournal.jpl.nasa.gov/jpegMod/PIA14429_modest.jpg

Formato TIFF, piena risoluzione
http://photojournal.jpl.nasa.gov/tiff/PIA14429.tif

Formato JPG, piena risoluzione
http://photojournal.jpl.nasa.gov/jpeg/PIA14429.jpg


Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO)

Il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) è la più recente fra le sonda americane inviate in missione esplorativa intorno alla Luna, col compito di completare la mappatura altimetrica, geologica e fotografica ad alta risoluzione della superficie del nostro satellite naturale. Lanciata da Cape Canaveral il 18 giugno 2009, dopo circa quattro giorni si è immessa in orbita polare a 50 km di quota ed il 9 ottobre dello stesso anno ha sparato un proiettile (LCROSS) nell’area polare australe, allo scopo di verificare la presenza di ghiaccio d’acqua sul fondo, perennemente immerso nell’oscurità, dei crateri più profondi della regione.

Sito ufficiale della missione Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO)
http://lunar.gsfc.nasa.gov/index.html


MAPPE LUNARI

Lunar and Planetary Institute (LPI)
http://www.lpi.usra.edu/

Lunar Map Catalog
http://www.lpi.usra.edu/resources/mapcatalog/

Darwin (lunar crater)
http://en.wikipedia.org/wiki/Darwin_%28lunar_crater%29

The Full Moon Atlas (Sector F-1 – Western Mare Humorum – Southwestern Limb)
http://www.lunarrepublic.com/atlas/sections/f1.shtml


ANOMALIE DI PROBABILE ORIGINE ARTIFICIALE SU MARTE E SULLA LUNA

Mars Anomaly Research Home Page (Joseph P. Skipper)
http://www.marsanomalyresearch.com/

Moon Tower Evidence (Joseph P. Skipper)
http://www.marsanomalyresearch.com/evidence-reports/2004/067/moon-towers.htm

Moon Towers & Shadows (Joseph P. Skipper)
http://www.marsanomalyresearch.com/evidence-reports/2008/153/moon-tower-shadows.htm

Massive Objects in Moon Terrain (Joseph P. Skipper)
http://www.marsanomalyresearch.com/evidence-reports/2004/068/moon-objects.htm

Ancient Civilisations (Alexander)
http://blog.hallofthegods.org/

Ancient Civilisations: Moon Anomalies: Giant Lunar Towers
http://blog.hallofthegods.org/2009/08/moon-anomalies-giant-lunar-towers.html

Tower on moon seen in new data from LRO image
http://www.youtube.com/watch?v=U9ZocRxyYKE

The Enterprise Mission – Richard C. Hoagland
http://www.enterprisemission.com/

Vita su Marte – Ennio Piccaluga
http://www.elleepi.com/mars/


IL CASO APOLLO 20

LUNAR COORDINATES OF THE ALIEN SPACESHIP AND FEATURES OF THE FERMI WALLED PLANE
http://www.angelismarriti.it/ANGELISMARRITI-ENG/REPORTS_ARTICLES/LunarCoordinates-FermiWalledPlane.htm

APPROFONDIMENTI SUL CASO APOLLO 20
http://www.angelismarriti.it/presenzealiene/Apollo20caso-approfondimenti.htm

Apollo Image Atlas – AS15-P-9625
http://www.lpi.usra.edu/resources/apollo/frame/?AS15-P-9625

Apollo Image Atlas – AS15-P-9630
http://www.lpi.usra.edu/resources/apollo/frame/?AS15-P-9630


UFO E DOCUMENTI

Official NICAP (National Investigations Committee On Aerial Phenomena) Web Site
http://www.nicap.org/

Official UFO Documents
http://www.nicap.org/documents.htm

JANAP 146 (E)
http://www.nicap.org/directives/janap146e.htm


IL CASO GARY McKINNON

Gary McKinnon su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Gary_McKinnon

Free Gary McKinnon – or at least try him in the UK
http://freegary.org.uk/

Un hacker alla ricerca della verità sugli ufo
http://www.margheritacampaniolo.it/ufo/McKinnon.htm

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5 risposte a 05/09/2011 – UNA TORRE SULLA LUNA?

  1. MINTAKA ha detto:

    ciao sono esmina, questo articolo deve essere davvero interessante !ME LO LEGGO NEL POMERIGGIO CON CALMA E INTANTO TI RUBO IL LINK

  2. cri ha detto:

    Ottimo lavoro Fabio! Molto interessante

  3. Luca ha detto:

    Gentile Fabio,

    La ringrazio per le parole spese in riferimento al mio lavoro di divulgazione ed alla mia persona. Ma io non mi ritengo vittima di nulla. Ho approfondito il caso come ho potuto, nei limiti delle mie forze e delle mie conoscenze, ma se Lei avrà la pazienza di leggere i miei articoli in lingua inglese (e non in italiano) sul mio sito – http://www.angelismarriti.it – oppure di dare un’occhiata al mio saggio “Apollo 20. La rivelazione” – si renderà conto che verità ed inganno sono stati mescolati sin dall’inizio, ed è una cosa di cui mi ero già accorto nell’anno 2007, poi sottolineata tutte le volte che mi sono confrontato con la vicenda. Nondimeno vi sono indizi e stratagemmi di finzione che sin dall’inizio sono stati disseminati con lo scopo di essere poi trovati, nella mia opinione, proprio perché volutamente si è occultata più di una verità, attraverso informazioni fuorvianti. Ora, se Lei ed il pubblico che legge trova il tempo di dare un’occhiata al mio comunicato stampa da me divulgato mesi fa,

    http://www.angelismarriti.it/comunicati_stampa/apollo19-testimonidialogoradio.htm
    FEBBRAIO 1976: INTERCETTATO IN ITALIA IL DIALOGO RADIO DI APOLLO 19?
    PARLANO I TESTIMONI
    di Luca Scantamburlo
    27 agosto 2011, comunicato-testimonianza a cura di Luca Scantamburlo

    si renderà conto che il caso di Apollo 19 ed Apollo 20 è un’autentica rivelazione di missioni spaziali militari avvenute in gran segreto negli anni’70, e congiunte: russo-americane. Si può discutere sui reali nomi in codice, sui nomi degli equipaggi, si possono avere perplessità sui siti di lancio e sugli obbiettivi effettivi delle missioni, ma un paziente ed obbiettivo esame di tutte le testimonianze emerse e che stanno emergendo anche grazie alle persone con cui mi sono confrontato recentemente (e che ho incontrato in talune occasioni), punta proprio ad uno scenario di attività spaziale classificata risalente agli anni’70.

    Mi stia bene
    Un cordiale saluto

    Luca Scantamburlo
    http://www.angelismarriti.it

    • fabiosiciliano ha detto:

      Gentile Luca,

      Innanzitutto desidero ringraziarLa sinceramente per aver letto il mio articolo e per averlo commentato.

      Ho seguito la vicenda dell’Apollo 20 ed in particolare le Sue investigazioni con estremo interesse e le considero un lavoro assolutamente eccellente.

      Mi rendo conto che la forma dubbiosa con cui ho accennato alla vicenda possa condurre all’errata conclusione che la consideri tout-court una bufala, ma in realtà non è così.

      Al contrario, sono convinto che le immagini rilasciate dalla NASA mostrino effettivamente una struttura artificiale e, più precisamente, uno scafo alieno di proporzioni gigantesche e non, come qualcuno scrisse tempo fa, l’effetto di un vasto smottamento del bordo di un cratere e dunque un qualcosa di assolutamente naturale: un’interpretazione, quest’ultima, che trovo veramente difficile da digerire.

      Nondimeno, credo che il rilascio di tali immagini sia stato a suo tempo non voluto, cioè frutto di una disattenzione, oppure fatto appositamente da chi nella NASA sapeva e voleva giocare all’Agenzia un brutto tiro per opporsi alla sua evidente politica di insabbiamento, nella speranza che prima o poi la verità emergesse.

      D’altronde, come Lei stesso ha scritto, è altrettanto evidente che, come spesso accade in queste faccende, verità e falsità siano state appositamente ben mescolate, al punto da rendere molto difficile scindere l’una dall’altra.

      Credo che di vero ci sia un immenso relitto alieno sulla Luna, quanto al resto, però, sinceramente non so se ci sia mai stato un Apollo 20 oppure se piuttosto vi sia stato un altro programma spaziale (magari sì congiunto fra americani e sovietici ma svoltosi proprio nel territorio dell’URSS, che essendo una dittatura operante in regioni ben più vaste, spesso desolate e spopolate poteva più facilmente degli USA nascondere simili attività) di cui ancora non sappiamo assolutamente nulla, che abbia avuto per obbiettivo il recupero di tecnologia aliena sul nostro satellite naturale come altrove.

      Il fatto è che nella storia dell’Apollo 20 ci sono troppi elementi che non tornano, in particolare nei filmati (e non solo circa il recupero dell’umanoide).

      Una rivelazione genuina non dovrebbe contenere elementi tali da ingenerare dubbi: se tali elementi sussistono, diventa altamente probabile che si tratti di un’operazione di disinformazione, che non necessariamente deve riferire falsità al cento per cento, tutt’altro.

      Posto che le immagini NASA documentino effettivamente, come credo, la presenza di un gigantesco relitto alieno sulla Luna – e posto che ormai fosse troppo tardi per far sparire tali immagini, che erano disponibili da lungo tempo e ben prima che la vicenda Apollo 20 emergesse (per quanto nessuno, apparentemente, le avesse notate, trattandosi del classico “ago nel pagliaio” fra migliaia di immagini rese pubbliche) – è chiaro che, dal punto di vista di chi ha interesse nel nascondere la verità, in qualche modo la credibilità di un’eventuale interpretazione aliena delle stesse dovesse essere giocoforza preventivamente demolita (cioè disinnescandone i potenziali effetti indesiderati) o che almeno ci si dovesse provare.

      Penso che la storia dell’Apollo 20 andasse in questa direzione o che, nella migliore delle ipotesi, si sia trattato di una sorta di esperimento sociologico, condotto allo scopo di valutare le reazioni dell’opinione pubblica (e non solo degli ambienti ufologici) di fronte al rilascio di informazioni così esplosive.

      Quando L’ho definita “vittima” intendevo solo dire che, se la mia ipotesi fosse corretta (e comunque di ipotesi si tratta, con tutti i limiti del caso), allora Lei – come del resto chiunque altro avesse onestamente lavorato sull’argomento divulgandolo – sarebbe stato “usato” da chi ha ordito questo piano di disinformazione od esperimento sociologico che sia.

      Con ciò, beninteso, credo che la Sua persona abbia agito nel migliore dei modi e che comunque abbia fatto il proprio dovere di onesto ricercatore e servitore della verità ed anzi, mi preme sottolinearlo, spero Le sia data l’opportunità di continuare ad approfondire la questione, di modo che, prima o poi, sia finalmente possibile fare piena luce su questa come su altre vicende che considero di vitale importanza per il futuro della nostra specie e della nostra civiltà.

      Con simpatia e sincero apprezzamento,
      Fabio Siciliano.

  4. Luca Scantamburlo ha detto:

    Gentile Fabio Siciliano,

    La ringrazio per le sue puntualizzazioni e per come le ha argomentate. Ho molto apprezzato la sua replica. Lei ha toccato molti punti della questione a 360 gradi, e con queste Sue riflessioni aiuta il pubblico a districarsi. Gli ultimi testimoni che ho sentito – fra i quali uno che ho incontrato personalmente, faccia a faccia, un incontro voluto fortemente da me – se non altro ci aiutano a fissare dei paletti, dei punti fermi: se restano dubbi sulle finalità di tali presunte missioni e sulla reale natura delle anomalie lunari presenti sulla faccia nascosta del nostro satellite naturale, possiamo almeno dire con ragionevole certezz,a che USA ed URSS hanno cooperato segretamente a livello internazionale negli anni’70 per condurre operazioni spaziali con equipaggio, e proprio nel periodo indicato. Febbraio 1976 (periodo del presunto Apollo 19). Questo è uno dei punti principali della storia raccontata dalla testimonianza di “retiredafb” e “moonwalker1966delta”, pretesi e dichiarati Comandanti di Apollo 20 ed Apollo 19. Che ad agosto 1976 vi sia stato anche un Apollo 20, od una missione spaziale con un altro nome ma dalle finalità descritte (esplorazione e raccolta di reperti sulla Luna, nei pressi dei crateri Izsak), non lo possiamo ancora dire con certezza. Ma Le garantisco che gli elementi che sto raccogliendo confermano che la Vanderberg AFB è stata coinvolta, a suo tempo, proprio come raccontato da “retiredafb” e “moonwalker1966delta”. Che poi tale base dell’USAF sia stata non solo Mission Control Center, ma anche luogo di lancio del vettore o dei vettori (come sostengono i due insiders) è ancora presto e prematuro per dirlo con certezza. Ancora ringraziandola per l’ottima sua replica in risposta al mio commento, La saluto cordialmente e mi auguro che un giorno altri testimoni possano uscire allo scoperto prima di morire (gli anni passano per tutti, e tali missioni – qualunque siano state le loro finalità – risalgono a diversi decenni fa).

    Luca Scantamburlo

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