14/10/2011 – LE RAGIONI DELLA RIVOLTA

Sabato 15 ottobre 2011: Giornata Internazionale degli Indignati

Sistema monetario, bancario, finanziario e fiscale sono alla base della più vasta e grave crisi economica dai tempi della Grande Depressione del 1929 e sono tutti aspetti dello stesso crimine e dello stesso problema: il SIGNORAGGIO.

di Fabio Siciliano.

In questi giorni convulsi, mentre un clima sempre più funesto attraversa il Mondo, una storiella simpatica, semplice ma densa di significato, si diffonde in Internet attraverso messaggi e-Mail, blog e social network: Il Paese degli Asini(si veda in fondo a questo articolo).

È una vera e propria parabola, che chiama alla consapevolezza e alla rivolta i Popoli dell’intero Pianeta contro un sistema ormai divenuto del tutto insostenibile ed inaccettabile, che promuove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, saccheggia l’economia e i frutti delle fatiche di chi lavora, rende tetro il presente, stronca ogni speranza nel futuro e deprime irreparabilmente qualsiasi possibilità di crescita e sviluppo.

Ovunque pare che un vento di tempesta, che cova ormai da tempo sotto la cenere, stia per sollevarsi per abbattere definitivamente quel sistema iniquo e fallimentare, un vento che spinge la gente comune alla rivolta, spesso sotto nomi diversi – “Indignados” in Spagna, “Occupy Wall Street” negli Stati Uniti ed infine “Draghi Ribelli” in Italia, dove qualsiasi riferimento a Mario Draghi, nuovo Governatore della Banca Centrale Europea o BCE, è puramente voluto – ma tutti con la medesima determinazione nel dire “basta!”, perché così non si può più andare avanti.

Un’imponente manifestazione di Indignados in Spagna.
(http://www.direttanews.it/2011/06/20/spagna-decine-di-migliaia-di-indignados-protestano-nelle-piazze/)

Ma, nonostante certe sintesi superficiali e fin troppo affrettate, questo sistema iniquo e fallimentare non è il tanto vituperato capitalismo e tuttavia è proprio in esso che il nemico ha trovato terreno fertile in cui attecchire e, diffondendosi gradualmente ed in maniera insidiosa come un cancro, grazie soprattutto all’ignoranza, all’insensibilità, alla colpevole indifferenza o peggio alla connivenza di generazioni di politici inadeguati ai loro compiti e del tutto privi dell’intelligenza e dell’integrità necessaria per un’inderogabile vigilanza, sta visibilmente portando all’implosione del capitalismo stesso.

Il signoraggio, questo sconosciuto. “Il lavoro rende liberi”, campeggiava all’ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Errore: la consapevolezza rende liberi – o, almeno, fornisce le basi per conquistare la libertà – mentre l’ignoranza rende schiavi e, non di rado, uccide.

Ma che cos’è il signoraggio? Cosa sia e a cosa porti è spiegato fin troppo bene da un testo straordinario, “Euroschiavi” di Marco Della Luna e Antonio Miclavez, che a buon diritto dovrebbe diventare la vera bibbia del movimento di indignazione globale. Già il titolo suggerisce una rivelazione a dir poco dirompente, ma nemmeno il sottotitolo è da meno: “La Banca d’Italia – la grande frode del debito pubblico – i segreti del signoraggio” – per non dire della domanda inquietante che viene posta al lettore già in copertina: “Chi si arricchisce davvero con le nostre tasse?”.

La copertina di Euroschiavi, pietra miliare sulla questione del signoraggio in Italia.

Questo libro eccezionale, uscito per la prima volta nel 2005 nei tipi della collana “Il Consapevole” della Arianna Editrice di Bologna e quindi ristampato, ampliato ed aggiornato in due successive edizioni nel 2006 e nel 2007 (profeticamente un anno prima del catastrofico fallimento della Lehman Brothers che innescò la crisi attuale), spiega la questione in maniera semplice ed accessibile a tutti, con estrema dovizia di particolari e, soprattutto, chiarisce un concetto fondamentale: l’economia non è affatto un tema difficile o complicato, ma spesso viene dipinto come tale solo per tenere il Popolo all’oscuro delle trame che si svolgono ai suoi danni e contro i suoi interessi.

In parole semplici, il signoraggio è il meccanismo criminale, potente ed occulto – in quanto largamente misconosciuto dalla stragrande maggioranza della gente, compresa quella che spesso ha studiato e ricopre posizioni di grande prestigio, autorità e responsabilità in tutti i campi che più contano nella società – cultura, giornalismo, industria e politica – attraverso il quale chi produce il denaro, cioè le banche centrali di emissione, guadagna cifre stratosferiche vendendolo agli Stati (cioè a tutti noi) e facendolo non già al semplice costo tipografico (pochi centesimi di euro per una banconota da cento euro) più un giusto compenso per il lavoro svolto – come sarebbe lecito aspettarsi – ma, al contrario, ad un prezzo superiore al suo valore facciale (una follia talmente assurda, che fa venire il maldipancia al solo pensarci).

Insomma, ogni banconota da 100 euro prodotta e venduta allo Stato dalla BCE costa a noi tutti più di 100 euro.

In generale la gente crede erroneamente che le banche centrali di emissione, come la Banca d’Italia (Bankitalia), la Banca Centrale Europea (BCE) o la Federal Reserve americana, siano enti pubblici, cioè “pezzi” dell’apparato dello Stato, e quindi ci si aspetta che il loro operato sia, almeno indirettamente, soggetto al controllo democratico del corpo elettorale.

Bene, non è così: le banche centrali di emissione – che producono materialmente il denaro, lo vendono agli Stati e si occupano di altre “amenità” come ad esempio stabilire in completa autonomia il costo del denaro attraverso la variazione dei tassi d’interesse che gravano, ad esempio, sui mutui – sono in larghissima parte società a capitale privato, i cui maggiori azionisti sono tutte le banche (a loro volta private, non pubbliche) più importanti di ciascun Paese.

Insomma, la Banca d’Italia non c’entra un fico secco con lo Stato e la Repubblica Italiana, così come la Banca Centrale Europea non è dell’Unione Europea e la Federal Reserve non appartiene allo Stato federale degli Stati Uniti d’America.

Un tempo erano i Signori, re e principi e poi gli Stati a battere moneta – era una loro prerogativa – e lo facevano senza indebitarsi, ma col tempo hanno via via ceduto questa loro esclusiva competenza ai banchieri, i quali pian piano sono ingrassati a scapito dell’intera società, parassitandola in maniera sempre più profonda, aggressiva e pervasiva, trasformandosi così in quei mostri abbietti che oggi a buon diritto vengono collettivamente definiti col termine dispregiativo – e certamente evocativo della loro natura malefica – di “BANKENSTEIN”.

BANKENSTEIN, un altro testo storico che ha affrontato il tema del signoraggio in Italia.

Quando una banca centrale di emissione come la BCE produce denaro e lo vende ad uno Stato, ovviamente quello Stato non possiede a sua volta denaro proprio per ripagarlo, né potrebbe: non si possono infatti acquistare 100 euro, per fare un semplice esempio, pagandone diciamo 120, anche perché quei 100 euro sono stati acquistati proprio perché lo Stato non li possedeva e ne aveva assoluto bisogno per far fronte alle proprie spese correnti, ad investimenti e così via.

In che modo, quindi, gli Stati ripagano quel debito? La risposta è tanto semplice quanto paradossale: lo fanno emettendo dei “titoli di debito pubblico” (i famosi e famigerati Titoli di Stato noti in Italia come BOT, CTZ, BTP e CCT), dei veri e propri “pagherò” che lo Stato finanzia attraverso un’imposizione fiscale sempre più opprimente e soffocante il cui fine principale non è (o per lo meno, ormai, lo è sempre meno), come spesso si cerca di far credere con una continua e mistificatoria propaganda di glorificazione delle tasse e di assoluta demonizzazione dell’evasione, quello di investire in servizi pubblici (istruzione, previdenza sociale, sanità, ordine pubblico, difesa) ed infrastrutture (strade, ponti, scuole, ospedali, edilizia pubblica in generale e via dicendo), ma piuttosto quello di pagare interessi sempre più alti ed usurai, cioè da strozzo, ai possessori di quei titoli, che in larga parte sono posseduti o comunque contrattati, ancora una volta, dal sistema bancario e finanziario.

È del tutto evidente che un sistema di questo genere, a lungo andare, non solo impoverisce noi tutti ma, inevitabilmente, non può che condurre al totale fallimento degli Stati come dei singoli cittadini. Alla fine, chi raccoglierà i cocci di tutto questo sarà ancora il sistema bancario, che attraverso questo bel trucco si sarà impadronito della ricchezza e del potere d’acquisto dell’intera società, rendendoci tutti schiavi e nullatenenti nonostante il lavoro, gli sforzi ed i sacrifici di una vita e vanificando così secoli di lotte contro ogni forma di tirannia politica, ormai sempre più sostituita da una forma di vera e propria tirannia economica i cui veri responsabili sono sempre più difficili da individuare ed il cui operato è ormai in grado di svuotare il termine “democrazia” di ogni reale ed effettivo contenuto.

Una celebre frase di Goethe (“Nessuno è più disperatamente ridotto in schiavitù di coloro i quali credono erroneamente di esser liberi”) nella protesta di una manifestante di Occupy Wall Street negli Stati Uniti (Wikipedia, foto di David Shankbone).
(http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_Occupy_Wall_Street)

Di fronte a tutto ciò è altrettanto lampante ed evidente che il debito pubblico è una bufala e che le politiche impositive come la tanto sbandierata “lotta all’evasione fiscale” non sono altro che ulteriori strumenti mistificatori per perpetuare quel potere bancario che sta gradualmente ma inesorabilmente – e comunque sempre più velocemente – scardinando e devastando la nostra Civiltà.

In tutto questo quadro desolante occorre poi tenere presenti alcuni elementi piuttosto significativi.

Le banche centrali di emissione (come la BCE), in forza dei principi e dei regolamenti che lo stesso sistema bancario si è dato (norme IAS, International Accounting Standards, standard di contabilità internazionale), pongono il valore della moneta circolante, da essi stessi emessa, fra le passività dei propri bilanci – una cifra a dir poco da capogiro – e naturalmente, com’è noto, sulle passività non si pagano tasse; dunque il sistema bancario si pone di fatto come il primo e più grande evasore fiscale del Pianeta, autore di una vera e propria frode contabile a danno degli Stati e dei loro Popoli.

Non esiste alcun controllo oggettivo ed effettivo sulla reale quantità della massa di denaro prodotta, perché ad esempio i numeri di serie presenti sulle banconote dell’Eurozona non sono affatto dei numeri di serie – significa che data un’eurobanconota, dai codici in essa sovrimpressi non è possibile in alcun modo determinare un numero progressivo di emissione; ciò non solo significa che potenzialmente chi produce il denaro fisico può arricchirsi a volontà e senza alcun controllo esterno, ma può anche pilotare a piacimento l’inflazione, alterando  significativamente la liquidità esistente e quindi la massa di denaro circolante.

Non solo le banche centrali di emissione emettono denaro fisico, ma anche i singoli sportelli bancari emettono denaro e lo fanno in forma virtuale, cioè elettronica; il punto è tuttavia che a quel denaro virtuale viene riconosciuto lo stesso valore di quello reale, con tutti gli obblighi che ne conseguono per chi lo riceve, ad esempio, in prestito; questo è possibile perché, in virtù del cosiddetto principio della “riserva frazionaria” – in base al quale, partendo dall’azzardo statistico per cui potenzialmente solo una percentuale irrisoria dei correntisti si presenterà allo sportello della propria banca per ritirare il proprio denaro, azzerando di fatto il conto – le banche sono tenute a tenere in cassa una quantità di denaro fisico a dir poco ridicola (fino ad 1/1000) rispetto a quello virtuale che prestano tipicamente attraverso l’apertura di linee di credito (fidi e mutui); in sostanza, le banche prestano denaro che non possiedono e ciò significa, ancora peggio, che quando una banca ci presta del denaro, paradossalmente non solo lo crea “abusivamente” dal nulla (visto che l’unica a poterlo produrre davvero sarebbe, nell’Eurozona, la BCE), configurandosi sostanzialmente come un vero e proprio falsario, ma in realtà non ci da nulla anche se, quel nulla, ci obbliga in seguito a trasformarlo in denaro reale, spesso al prezzo di decenni di lavoro ed in misura ben maggiore di quanto avevamo virtualmente ricevuto, dal momento che ad ogni prestito viene applicato un “tasso di usura” – detto più comunemente “tasso d’interesse”.

Le banche che ricevono in deposito del denaro dai propri correntisti, cioè da noi tutti, non solo si fanno pagare – e spesso non poco – per la tenuta, cioè per la gestione, dei conti, ma in più ci ripagano con un interesse che generalmente è pari a circa 1/20 di quanto a loro volta guadagnano in interessi prestando il nostro denaro a terzi: basterebbe questa semplice considerazione per obbligare per legge tutte le banche ad offrire i propri servigi ai correntisti a costo zero; di fronte alla clientela dovrebbero insomma stendere un tappeto rosso all’ingresso, altro che salassarci tutti con spese, bolli e commissioni varie.

Draghi Ribelli, Italia (foto di Riccardo Siano).
(http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/10/12/foto/i_draghi_ribelli-23104024/1/)

C’è poi la questione scottante del mercato dei derivati, che tanta parte ha avuto e continua ad avere nell’attuale bolla finanziaria; i derivati rappresentano delle vere e proprie scommesse, un gioco d’azzardo che per sua natura andrebbe vietato o quanto meno ricondotto al monopolio dello Stato e non lasciato nelle mani della finanza privata.

Usura e derivati sono due aspetti dello stesso tragico errore: il denaro non è la ricchezza, il denaro è un mezzo di scambio di beni e servizi che a loro volta costituiscono la ricchezza reale di un Paese, vale a dire i beni e i servizi che una società è in grado di produrre e di scambiare; è dunque sbagliato – strutturalmente sbagliato – ricavare ricchezza dal denaro e guadagnare denaro gestendo il denaro; l’ovvia conclusione è che il prestito di denaro ad interesse (cioè ad usura), come pure il mercato dei derivati, sono due fenomeni devianti e patologici da condannare ed estirpare senza mezze misure.

Di più, le banche dovrebbero fare servizio e non profitto, proprio perché il denaro è un mezzo di scambio e diffusione della ricchezza e non la ricchezza in quanto tale.

In breve, una sana, equa, produttiva ed efficace nonché efficiente economia non può e non deve basarsi sulla finanza, ma su ricerca, innovazione e sviluppo, agricoltura, industria e commercio.

È quindi chiarissimo che, pena un tracollo catastrofico ed irreparabile della nostra Civiltà, l’economia va urgentemente e profondamente riformata e ciò è impossibile senza che l’attuale sistema venga sostanzialmente e definitivamente abbattuto.

Sia chiaro: il sistema bancario non è il male in sé, ma il male in sé è come e per quali finalità sia stato finora utilizzato.

È quindi necessaria una vera e propria rivoluzione, che naturalmente si deve auspicare tanto pacifica quanto decisa e risolutrice, i cui capisaldi non possono essere, a mio avviso, nulla di diverso da quanto segue:

1 – lo Stato, nazionale od eurofederale che sia, deve riappropriarsi del diritto di battere moneta in proprio e le autorità politiche democraticamente elette devono assumersi nuovamente e direttamente la responsabilità delle politiche monetarie di fronte al corpo elettorale;

2 – conseguentemente, il sistema bancario, attualmente privato, va nazionalizzato (altro che ricapitalizzare le banche in difficoltà con denaro pubblico come proditoriamente si discute in questi giorni, il che sarebbe l’ennesimo inaccettabile furto a danno del Popolo) e tutti gli sportelli bancari esistenti vanno trasformati in sportelli pubblici dell’unica banca centrale di emissione pubblica, la cui proprietà e controllo non può che essere al cento per cento dello Stato; tali sportelli bancari pubblici forniranno ai cittadini servizi di cassa a costo zero e tutti i bancari diverranno a loro volta dipendenti pubblici;

3 – il debito pubblico, in quanto bufala – da cui deriva lo spauracchio del presunto problema globale del cosiddetto “debito sovrano” – ed imbroglio perpetrato dal vecchio sistema ai danni del Popolo – un sistema tirannico che attualmente detiene il vero potere da abbattere – va denunciato, non più riconosciuto e quindi annullato e non più onorato;

4 – lo Stato non deve più essere l’esattore di un sistema bancario parassitario e le tasse – tutte le tasse – che rappresentano un vero e proprio furto e che sottraggono indebitamente ai cittadini i frutti del loro lavoro attraverso strumenti di vero e proprio taglieggiamento legalizzato che deprimono la libertà e la qualità della vita della gente, vanno abolite; quando lo Stato ha bisogno di denaro non ha altro da fare che produrlo responsabilmente, tenendo conto della ricchezza reale disponibile nel Paese in termini di beni e servizi ed evitando che un’emissione eccessiva di liquidità possa portare a spinte inflazionistiche;

5 – se il denaro sta ad un sistema economico come il sangue o la linfa stanno ad un sistema organico complesso, animale o vegetale che sia, allora lo Stato deve assicurarsi che il denaro possa circolare senza che si determinino da qualche parte concentrazioni stagnanti ed improduttive in tutto e per tutto assimilabili a dei trombi; per questa ragione e solo in questo caso, è ipotizzabile un meccanismo impositivo patrimoniale – quindi una vera e propria imposta sui grandi patrimoni accantonati ed inutilizzati – in modo che a tutti sia garantito il necessario ed un tenore di vita di qualità soddisfacente, ma a nessuno sia consentito il superfluo se questo determina l’impoverimento di altri soggetti in particolare e dell’intera società più in generale;

6 – è necessario operare uno stretto controllo sui prezzi, di modo che non siano più possibili speculazioni di sorta che possano portare ad ingiustificate spinte inflazionistiche; in dettaglio, potrebbe essere utile e necessario stabilire per legge un tetto percentuale massimo (ad esempio del 20%) al ricarico sulle spese di produzione e di filiera nella determinazione del prezzo finale di beni e servizi, evitando così che si possa vendere un qualsiasi prodotto a prezzi esorbitanti rispetto ai costi effettivi affrontati per produrlo e distribuirlo; allo stesso modo, è altrettanto necessario porre un limite agli stipendi dei manager, da legare in ogni caso ai risultati conseguiti e quindi all’andamento dei profitti di ogni azienda; e, al fine di rendere tutti effettivamente partecipi dei successi come degli insuccessi di ogni impresa, va stabilito per legge che una certa percentuale dei profitti, fatta salva la quota da destinare ad investimenti, va distribuita, sia pure in forma differenziata e secondo criteri meritocratici, a tutti i lavoratori di un’impresa, che non dovrebbero così vedere le proprie entrate limitate ad uno stipendio minimo contrattualmente fissato;

7 – il commercio internazionale fra Stati che non adottino la medesima moneta di scambio non va effettuato attraverso il denaro, ma piuttosto attraverso il baratto di beni e servizi coordinato ed organizzato su vasta scala da un vero e proprio Ministero per il commercio estero, al pari di quanto ad esempio realizzò con successo la Germania nazista nelle sue transazioni commerciali con l’America latina (materie prime contro prodotti lavorati);

8 – ogni forma di attività economica che abbia per oggetto il profitto attraverso lo scambio di denaro in qualsiasi forma (mutui, fidi, prestiti) ed attività di scommessa finanziaria in tutto e per tutto paragonabile al gioco d’azzardo (mercato dei derivati) va posto fuori legge; in particolare, fatto salvo un sano, prudente e ben regolamentato mercato obbligazionario, va vietata ogni forma di usura (prestito ad interesse), qualsiasi sia il tasso d’interesse (non nullo) applicato;

9 – eventuali prestiti a cittadini singoli, associati e ad imprese vanno erogati esclusivamente dallo Stato attraverso la rete pubblica dei propri sportelli pubblici della Banca Centrale di Emissione pubblica utilizzando l’istituto del “prestito d’onore” e con l’eventuale applicazione, al momento della restituzione di quanto a suo tempo prestato, di un “interesse” totale non superiore al recupero dell’eventuale svalutazione del capitale prestato, “interesse” che naturalmente va applicato solo in presenza di altrettanto eventuali straordinari processi inflattivi che non siano stati gestibili dallo Stato stesso; in ogni caso il principio della “riserva frazionaria” va rigettato perché potenzialmente incontrollabile e destabilizzante rispetto al valore effettivo della moneta circolante; in sostanza, gli sportelli bancari dovranno limitarsi a prestare denaro reale di cui siano effettivamente in possesso e non potranno più prestare ciò che non hanno attraverso la creazione surrettizia di denaro virtuale; ove necessario, dovrà dunque essere la Banca Centrale di Emissione pubblica ad emettere nuovo denaro e dovrà farlo in maniera fisica, non virtuale o comunque secondo modalità oggettivamente controllabili;

10 – dovranno infine essere effettuate indagini approfondite per stabilire e punire adeguatamente le responsabilità penali e patrimoniali di quanti finora, ad alto livello, hanno favorito e gestito il sistema bancario e finanziario su scala mondiale, giungendo altresì alla confisca dei loro patrimoni personali e societari e quindi, finalmente, alla chiusura di una delle pagine più nere nella storia della politica e dell’economia.

IL PAESE DEGLI ASINI

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il costo dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità… Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Ma soprattutto che cosa farete?
Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 Ottobre 2011 (Giornata Internazionale degli Indignati)… e fate circolare questa storiella…
Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in ECONOMIA, POLITICA, SOCIETÀ e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a 14/10/2011 – LE RAGIONI DELLA RIVOLTA

  1. fabiosiciliano ha detto:

    Un pensiero impertinente… la Cina oggi sembra essere il solo Paese su questo Pianeta a disporre di liquidità tanto ingenti da potersi permettere il lusso di acquistare con estrema disinvoltura il debito pubblico dei Paesi occidentali. Inoltre, com’è noto, è anche il Paese che è in grado di esibire un tasso di crescita esplosivo, praticamente senza precedenti, in tutti i fronti dell’economia. Non sarà per caso proprio per il fatto che la sua banca centrale di emissione, la Banca Popolare Cinese, è di esclusiva proprietà dello Stato? Meditiamo gente, meditiamo…

  2. Lovely Webpage, Thx! Keep up the great work.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...